giovedì 30 aprile 2020

L’offerta dei prodotti vegetali è mutata molto nel corso degli anni tanto che si è resa fondamentale la conoscenza della classificazione dei prodotti ortofrutticoli. Fino a qualche tempo fa i trattamenti che venivano effettuati ai vegetali erano solamente ad uso di cucina casalinga o nella ristorazione. I cambiamenti della vita odierna han richiesto che anche le offerte commerciale evolvessero.

Oggi giorno basta entrare in un supermercato e ritrovarsi di fronte ad una grande selezione di alimenti vegetali identificati secondo una chiara classificazione dei prodotti ortofrutticoli. Questa evoluzione alimentare non si rivolge solamente al consumatore finale.
Sono molte le organizzazioni della filiera alimentari che utilizzano come materie prime nei loro processi alimenti vegetali già trattati. Un po’ perché utilizzando questi sistemi i costi di manodopera vengono abbattuti.
Un po’ perché si riescono ad abbattere anche taluni costi di lavorazione e rischi non effettuando le lavorazioni ‘sporche’ del comparto agricolo.

Classificazione dei prodotti ortofrutticoli

Ci sono due tipologie di classificazione dei prodotti ortofrutticoli. Il primo riguarda appunto la classificazione di questi alimenti considerando la tipologia di lavorazione e processo tecnologico subito.
Il secondo, che vale solo per il primo di essi, riguarda le caratteristiche della qualità dello stesso. Vediamo nel dettaglio la classificazione dei prodotti ortofrutticoli:
Prodotti di I° gamma: in questo gruppo vi sono i prodotti freschi ed interi, che non abbiano subito nessuna tipologia di trattamento. Questa tipologia di alimento può essere venduta sfusa o confezionata tale e quale. Si suddivide in tre sotto categorie di qualità:
Extra: Sono in questa categoria i prodotti privi di difetti e puliti non discordanti con la qualità del prodotto scelto;
Prima: In questa categoria sono presenti prodotti di alta qualità ma che possono avere delle imperfezioni;
Seconda: La categoria contiene i prodotti che han evidenti difetti anche se non impattanti sulla sicurezza e qualità del prodotto. La conservazione dei prodotti ortofrutticoli di I° gamma deve essere fatta in ambienti freschi per taluni o nelle dotazioni frigorifere ad una temperatura non esageratamente fredda per non far perdere le proprietà nutritive. I prodotti di questa gamma non avendo subito trattamenti sono quelli più ricchi di micronutrienti. Se confezionati devono riportare le indicazioni di peso, classificazione e provenienza. A sostituzione di ciò può essere presente il cartello unico nel negozio di vendita.
Prodotti di II° gamma: sono quei prodotti che hanno subito trattamenti di pastorizzazione e o sterilizzazione. Prodotti stabili che non necessitano di una conservazione in dotazione frigorifera e devono seguire le indicazioni di etichettatura secondo il Reg 1169/11.
Prodotti III° gamma: appartengono a questa categoria i prodotti che han subito trattamenti di surgelazione e o congelazione. Per la conservazione devono essere rispettati i limiti di temperatura, – 18°C, imposti dal Art. 4 D.l 110/92 e devono essere rispettati i requisiti per l’etichettatura secondo il Reg 1169/11. In questo caso per i surgelati non vi sono grandi perdite a livello nutrizionale, mentre per i congelati, a causa del lento processo di raffreddamento, vi sono delle perdite sulle proprietà nutrizionali, qualitative ed organolettiche;
Prodotti IV° gamma: Prodotti che negli ultimi anni sono diventati molto in voga. Per la loro fruibilità. Sono prodotto ortofrutticoli già lavorati freschi, venduti crudi, puliti e porzionati secondo grandezze differenti. Pronti al consumo. Questi alimenti devono essere consumati in pochi giorni dalla propria apertura e stoccati ad una temperatura massima di + 8°C, secondo la L 77/11. Anche questi prodotti devono rispettare il Reg CE 1169/11 per le informazioni ai consumatori e possono essere utilizzate per il loro confezionamento anche atmosfere protette. In questo caso i valori nutrizionali vengono perduti a seconda dei trattamenti effettuati. Questi prodotti sono anche stati causa di molti rischiami sul mercato. In quanto essendo alimenti ready to eat crudi è fondamentale una buona azione igienizzante che spesso però non è efficace all’abbattimento dei pericoli alimentari;
Prodotti V° gamma: alimenti che hanno subito processi di cottura e che sono stati confezionati in atmosfera protettiva. Devono rispettare il Reg Ce 1169/11 per le informazioni ai consumatori e rispettare la temperatura di conservazione di max 4°C come disposto da Art. 4 D.l 110/92. In questi prodotti è ovvio che vi siano perdite di micronutrienti rispetto ai prodotti di I° gamma.
Nelle fasi di qualifica del fornitore e o di analisi delle materie prime devono essere ben valutate le tipologie di alimenti vegetali secondo la classificazione dei prodotti ortofrutticoli. In quanto come abbiamo già detto, nella fase di progettazione ed industrializzazione di un alimento, devono essere presi in considerazione i rischi associati alle materie prime ed i costi di produzione.

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mercoledì 29 aprile 2020

Non c'è dubbio che più l'olio è buono e più i piatti diventano buoni. In questo senso viene in aiuto la gamma di prodotti Guido1860.
Guido Novaro, fondatore del brand, concepisce l’olio d’oliva non come semplice condimento ma come il protagonista assoluto di ogni piatto: un ingrediente fondamentale tanto quanto gli altri in una ricetta.

È con questa premessa forte che ha lanciato a fine 2019 il suo brand Guido1860.
Il nome è un omaggio ai 160 anni di tradizione familiare nell’olio (che scoccano in questo 2020), infatti le sue radici risalgono all’Ottocento, quando i suoi antenati crearono l’Olio Sasso, azienda olearia fra le più celebri in Italia e nel mondo. Una storia in cui le vicende di una famiglia si intrecciano a quelle di una nazione e che Guido Novaro ha raccolto nel suo libro "Liscio come l’olio".

LA GAMMA DEGLI OLI GUIDO1860
Genesi: è il fiore all’occhiello della gamma, un pregiato olio da sole olive taggiasche, prodotto a freddo e franto a regola d’arte, non filtrato, frutto della selezione delle migliori olive. Genesi ha un sentore di carciofo e un sapore dolce ed equilibrato, con un leggero gusto di mandorla.
Armonie: frutto del sapiente abbinamento tra l’oliva taggiasca ed altri pregiati cultivar italiani. Le olive sono abbacchiate a mano nei mesi di Novembre e Dicembre, ed estratte rigorosamente a freddo. Presenta un sapore molto elegante e delicato.
Tao: un olio che per Guido Novaro è un omaggio al suo bisnonno Mario Novaro, primo filosofo taoista italiano, e che nasce dalla sapiente unione di due qualità di olio siciliano, Nocellara e Biancolilla, e due varietà di origine pugliese, Peranzana e Coratina.

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martedì 28 aprile 2020

"Per affrontare questo momento – spiega Massimo Enrico, Presidente di Vite in Riviera – è nata l’esigenza, come Rete d’Impresa, di sviluppare un fronte comune di proposte e richieste, da portare avanti in forma univoca, che abbiamo racchiuso in un documento inviato alle Istituzioni nazionali e locali".
Vite in Riviera chiede, a sostegno del comparto vitivinicolo e olivicolo, misure volte al supporto delle aziende mediante fondi di rotazione che permettano un rapido ottenimento di liquidità; la reintroduzione, in maniera maggiormente fruibile dello strumento dei voucher; la proroga dei termini dei diritti d’impianto.

Domanda il prolungamento dei termini per l’esecuzione e realizzazione dei progetti inseriti nelle varie misure del PSR e la velocizzazione per la liquidazione dei PSR già rendicontati e/o di prossima rendicontazione; l’emissione immediata di nuovi bandi per tutte le misure attivabili dei PSR per sostenere gli investimenti aziendali.
Chiede la non sanzionabilità per la mancata e tempestiva annotazione sui registri telematici delle operazioni in cantina; la possibilità, limitatamente alla campagna vendemmiale 2020, di ampliare la percentuale del taglio di annata tra annate diverse della stessa tipologia di vino.
Domanda il credito d’imposta per la locazione dei terreni e degli immobili a uso strumentale delle imprese vitivinicole e olivicole; la rimodulazione di quanto contenuto nel decreto Cura Italia in riferimento alla sospensione della riscossione coattiva delle cartelle e/o del pagamento rateale delle stesse, passando dall’attuale formulazione alla sospensione integrale fino a giugno 2020 e la ripresa dei pagamenti rateali, singolarmente, mese per mese, da luglio 2020.
Vite in Riviera chiede inoltre l’adozione della formula del credito d’imposta per le accise pagate nelle fatture delle utenze dal mese di marzo 2020 sino al termine del periodo di chiusura delle attività; l’emissione immediata della Rottamazione Quater e Saldo e Stralcio Bis per tutti i ruoli consegnati alla concessionaria per la riscossione, alla data del 31.12.2019.
Riguardo la promozione si richiede il finanziamento diretto delle Istituzioni per la campagna di comunicazione del comparto vino/olio, abbinato al settore della pesca e della ricettività, da condividere con gli attori del territorio ligure.
Vite in Riviera domanda infine alla Regione Liguria di riunire a un Tavolo gli Assessori e i dirigenti dei settori interessati – Sviluppo Economico, Agricoltura, Turismo – le Associazioni di Categoria, accompagnate da realtà come Vite in Riviera, i Consorzi dell’Olio, del Basilico e del Levante.
Unitamente alle richieste, Vite in Riviera ha sviluppato un pacchetto di proposte volto a incentivare l’attività aziendale, con l’ambizione di funzionare come leva per un modello integrato di lavoro, riflettendo sugli aspetti economici e di promozione.
Le 27 aziende della rete d’impresa s’impegnano a non "svendere" i loro prodotti, mantenendo i listini e le condizioni in essere già stabiliti da ciascuno per l’annata commerciale 2020. S’impegnano fortemente nel proseguire la propria attività di comunicazione, con fotografie, video, degustazioni, per una continua veicolazione di contenuti aziendali.
Vite in Riviera realizzerà una cartina territoriale sulla quale verrà indicata l’ubicazione di ogni singola azienda della Rete e i punti d’interesse storico/culturale/paesaggistico: strumento che verrà distribuito dalle aziende stesse attraverso Info Point turistici e convenzioni con le Associazioni delle strutture ricettive. Si adopera inoltre nel realizzare "Vini di Vite in Riviera": una carta dei vini dove ogni azienda della Rete sarà presente con una referenza – un totale di 27 referenze territoriali – o più referenze in caso di richieste supplementari da parte delle strutture ricettive che aderiranno al progetto.
Continuando l’impegno nel campo della promozione, Vite in Riviera realizzerà dei video-degustazione con opinion leader e giornalisti del mondo del vino e redazionali su importanti riviste di settore, dedicati alle Denominazioni della Riviera Ligure di Ponente.
S’impegna nel proseguire l’esecuzione del progetto in essere dedicato all’organizzazione e promozione di alcuni Eventi di alto livello sul territorio, coperto dal PSR, traslando in estate e autunno le attività già programmate, e a sviluppare la possibilità d’inserimento dell’E-commerce sul sito di Vite in Riviera avendo come base logistica l’Enoteca Regionale a Ortovero.
Non viene meno il sostegno e il supporto nella realizzazione delle iniziative promozionali attuate dall’Enoteca Regionale di Liguria e la forte disponibilità nella collaborazione con tutte le Istituzioni, al fine di sviluppare un format di comunicazione, e nel proseguire e incrementare la campagna Vino e Olio promossa dalla Regione Liguria.
Nata nell’ottobre 2015 con la sottoscrizione del Contratto di Rete, Vite in Riviera raggruppa 27 aziende vitivinicole e olivicole, ubicate tra le provincie di Savona e Imperia, con l’obiettivo di divulgare e promuovere i vini e gli oli liguri della Riviera di Ponente.
Tre aziende sono certificate biologiche, tre sono in fase di conversione e la maggior parte non utilizza concimi chimici e diserbanti: espressione di un territorio che pone grande attenzione verso la sostenibilità ambientale. La produzione complessiva annua dei soci di Vite in Riviera è di circa 1.300.000 bottiglie e gli ettari vitati totali sono 146 (dato di aprile 2020); tra le 27 aziende vi sono due Cooperative Agricole che annoverano 200 conferitori cadauna. Due terzi delle realtà di Vite in Riviera esporta all’estero e i paesi di maggior esportazione sono Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, USA, Germania, Regno Unito, Svizzera e Giappone.
Punti di forza della Rete sono l’accoglienza e le strutture ricettive: tutte le aziende propongono degustazioni e wine experience, alcune possiedono agriturismi con camere ed effettuano servizio di ristorazione.

lunedì 27 aprile 2020

È partita la raccolta fondi a sostegno della Protezione Civile Italiana attraverso SKY di Olio Evo Pujje, un brand del settore oleario pugliese che opera a livello nazionale e internazionale nel mondo dell’alta ristorazione.

Si chiama "Un filo d'Olio sull'Italia" l’iniziativa solidale che vede coinvolti molti chef stellati e non, che si distinguono per la loro devozione e bravura indiscussa in cucina.
Un viaggio alla scoperta dei valori e dei sapori dell’Italia attraverso i piatti tipici regionali in veste gourmet.
Luoghi, mani e ingredienti speciali, rigorosamente made in italy, proprio come l’Olio Pujje, che presenta le sue varietà in abbinamento alle materie prime. Perché l’olio extra vergine di oliva non è un condimento, ma un ingrediente. Un puro esaltatore dei profumi e sapori di un piatto, una parte integrante e insostituibile di ogni ricetta che va sapientemente abbinato, in relazione alle sue caratteristiche, che sia un fruttato intenso, un fruttato leggero o un fruttato medio, rispettivamente Rea, Anfitrite ed Helios, che portano il nome delle divinità greche, pur trattandosi di olio, "l’Olio degli Dei", come lo hanno chiamato.
Una raccolta di ricette stellate, che puntano a emozionare oltre che informare. Perché raccontano la regione coinvolta, il luogo in cui è nato ciascuno chef o che è stato culla dei suoi successi, ma soprattutto perché raccontano la filosofia di vita di una persona che ha scelto di percorrere una strada professionale entusiasmante, ma difficile, che si riflette in quel piatto, da lui designato per sostenere l’Italia.
Sì, l’Italia che, mai come oggi, è sofferente, ma molto combattiva. Pujje ha pensato quindi di devolvere 10 € per ogni acquisto sul suo shop on line alla Protezione Civile Italiana.
La raccolta fondi è promossa sul profilo Instagram di Olio Evo Pujje, da cui è possibile accedere alle ricette stellate e al sito per effettuare gli acquisti con codice di donazione Italia.
Un ringraziamento speciale per aver sposato la causa, in nome di un principio solidale univoco, va a tutti gli chef. Si segnalano, tra gli altri, Andrea Berton, Igles Corelli, Eugenio Boer, Lorenzo Cogo, Gianluca Fusto, Felix Lo Basso, Francesco Apreda, Peppe Guida, Diego Rossi, Gabriele Boffa, Daniele Lippi, Francesco Nunziata, Antonio Madonna, Salvatore Carlucci, Tommaso Schiena, Agostino Bartoli e altri ancora.
In questo periodo segnato dagli effetti del Coronavirus la solidarietà resta l’unica cura per sentirsi vicini, anche se lontani. 

domenica 26 aprile 2020

Ogni alimento contiene naturalmente piccole quantità di sale. Il sale negli alimenti è composto dall’unione di due elementi il sodio (Na) pari al 40% ed al cloro (Cl) per un 60%. L’unione di questi elementi è definita cloruro di sodio. Quando viene indicata quindi una quantità di sodio pari ad un grammo il contenuto sale negli alimenti sarà pari a 2.55 grammi. Nell’industria alimentare e nella comune cucina il sale negli alimenti viene utilizzato per aggiungere sapidità e come additivo di conservazione. Nei tempi passati l’utilizzo di sale negli alimenti era tra i metodi migliori di conservazione. Grazie alla sua capacità di creare ambienti sfavorevoli alla prolificazione batteria.

Anche oggi giorno viene utilizzato in molti processi alimentari. Come per esempio la salatura delle carni da stagionatura e o i vari procedimenti di salamoia. L’utilizzo di sodio può essere effettuato come cloruri di sodio ma anche utilizzando altri composti come il nitrato di sodio, bicarbonato di sodio e glutammato monosodico.
L’utilizzo del sale negli alimenti può essere fatto direttamente nella ricetta aggiungendo il composto puro oppure inserito in varie forme, polvere e salse.

Calcolo e valutazione del sale negli alimenti

Il sodio è un elemento fondamentale per l’uomo e deve essere inserito nella dieta alimentare. Il sale negli alimenti è di aiuto al controllo della pressione sanguigna. Le quantità di consumo variano tra molti fattori ma rimangono comunque irrisorie rispetto a molti nutrienti. L’abuso di assunzione di sale negli alimenti è direttamente correlato a rischi per la salute umana.
È per questo che molti legislatori, come per esempio quello americano, presta molto attenzione a questo parametro così come quello degli zuccheri aggiungi. Per dare maggiori informazioni necessarie ai consumatori per l’acquisto di alimenti sani.
Negli ultimi anni l’utilizzo di sale degli alimenti oltre che aumentare nella quantità è aumentato anche nella qualità. Sali colorati, di paesi lontani, ecc. E le evidenze richieste alle organizzazioni sono andate di pari passo con la messa in commercio di questi prodotti.
Mentre alcune aree del mondo, per esempio nei mercati dei prodotti a base di sali e spezie, ne richiedono le quantità per motivazioni ambientali, e le provenienze per la lotta alle frodi alimentari per esempio per i sali dell’Himalaya non provenienti dal Pakistan.

I metodi di calcolo del sale negli alimenti

Nella maggior parte dei casi non si devono effettuare specifici calcoli per la valutazione del sodio in quanto la quantità è quella naturalmente contenuta nelle materie. Quindi la valutazione verrà effettuata durante il calcolo dei valori nutrizionali da inserire in etichetta.
Quando il valore del sale negli alimenti è importante invece per definire aspetti della sicurezza alimentare e o per qualità organolettiche specifiche, l’organizzazione dovrà definire il metodo più congruo ai propri processi.
Ci sono diverse tecnologie e metodi per il calcolo della quantità di sale negli alimenti. Metodi che devono essere accuratamente selezionati che comprendono la semplicità del test, i costi ed i tempi di risultato. Le metodiche più utilizzate sono la rifrattometria, la conduzione degli elettrodi ionoselettivi e la titolazione:
Il metodo della rifrattometria determina il contenuto di sale negli alimenti in base al suo indice di rifrazione. L’indice di rifrazione viene determinato tramite il passaggio di luce attraverso un prisma in un campione e misurando il modo in cui la luce rifrange stabilendo l’angolo critico. L’angolo critico è l’angolo in cui cessa la rifrazione della luce. Questo metodo non viene utilizzato solamente per determinare la quantità o percentuale di sale degli alimenti, ma viene utilizzato anche per la valutazione dello zucchero brix, il glicole propilenico, e la gelatina. I rifrattometri sono diffusi a causa del basso costo delle strumentazioni e dell’assenza di sostanze chimiche per il loro funzionamento. Ma questo metodo non è specifico per il sale e quindi soggetto a interferenze da sostanze presenti nel campione di misurazione che possono alterare l’indice di rifrazione.
Il metodo tramite elettrodi ionoselettivi viene utilizzato per determinare il contenuto di sale negli alimenti, sfruttando delle specifiche strumentazioni provviste di sonde. Queste tipologie di strumentazioni sono specifiche per la misurazione del sodio negli alimenti, sono molto precise, e le interferenze sul risultato sono molto basse. In questo caso i costi sono più altri della metodologia precedente ed è necessaria una specifica competenze delle figure che effettueranno i test.
La titolazione è il metodo di analisi più comune nei laboratori per determinare e calcolare il quantitativo di sale negli alimenti. Una titolazione è una procedura in cui viene utilizzata una soluzione di concentrazione nota (titolante) per determinare la concentrazione di una soluzione sconosciuta (analita). I risultati vengono calcolati in base alla quantità di titolante utilizzata per raggiungere l’endpoint. L’endpoint può corrispondere a una variazione di colore di un indicatore o rilevato con un sensore potenziometrico. Anche in questo caso sarà necessario avere del personale addetto competente ed un laboratorio per l’effettuazione dei test.
Questi sono i metodi più comuni per la valutazione ed il calcolo del sale negli alimenti. E’ chiaro che a seconda della valutazione dei rischi e della richiesta di calcolo preciso si dovrà applicare il protocollo specifico più coerente.
Ovvero. Se la quantità di sale sarà fondamentale per abbattere dei pericoli per la sicurezza alimentare dovranno essere messi in atto processi di valutazione precisi e gli stessi, in caso di calcolo interno, dovranno essere validati da un laboratorio esterno accreditato Iso 17025.

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sabato 25 aprile 2020

Sebbene la pandemia e le limitazioni ad essa connesse abbiano inferto un duro colpo anche alla filiera del Taleggio DOP – la cui zona d’origine è stata drammaticamente colpita dall’emergenza - il messaggio che arriva dal Consorzio parla di resilienza e continuità. A fronte della difficile situazione che ha imposto rapidi adeguamenti alle imprese, le aziende socie del Consorzio si sono impegnate nel compito di assicurare la produzione e la lavorazione e di garantire la sicurezza ai propri lavoratori.

"Il settore lattiero caseario di cui facciamo parte è un pilastro del comparto alimentare italiano, un inestimabile patrimonio made in Italy. Dobbiamo tutti fare la nostra parte per tutelarlo" dichiara Lorenzo Sangiovanni, Presidente Consorzio Tutela Taleggio "Nel massimo rispetto dei decreti e con tutte le attenzioni sanitarie necessarie, i nostri operatori non si sono mai fermati, hanno continuato a lavorare nonostante le grandi difficoltà per assicurare al consumatore finale un Taleggio garantito, controllato e di alta qualità, come sempre. La filiera è unita, nessuno viene lasciato indietro. Le nostre circa 50 aziende trasformatrici stanno continuando a raccogliere tutti i giorni tutto il latte prodotto dalle oltre 600 aziende agricole ubicate nella zona di origine ed inserite in filiera".
La produzione e la trasformazione del Taleggio in questi mesi non si sono fermate. Vengono prodotti circa 700.000 chilogrammi di Taleggio al mese, pari a 320.000 forme di formaggio. I dati di marzo 2020 non si discostano in maniera significativa da quelli dei mesi precedenti e il calo rispetto al primo trimestre 2019 è pari al solo 4,9% di produzione.
"Attendiamo i dati di aprile e maggio per stimare in maniera più precisa criticità e perdite" continua Sangiovanni "Ci preoccupano gli invenduti in attesa di collocazione. Il Taleggio ha una durata relativamente breve, 35 giorni di stagionatura più circa altro 60 giorni di shelf life. Le maggiori difficoltà arrivano dalla chiusura repentina e totale del canale Horeca e da un’improvvisa cancellazione degli ordini del canale dell’ingrosso che segna meno 30%, a cui si aggiunge un 50% in meno di ordini dai clienti esteri, voce che nel 2019 valeva per noi il 25% del totale".
In sintesi la filiera del Taleggio sta dando fondo a tutte le proprie risorse per far fronte all’emergenza nel migliore dei modi in un clima di collaborazione e sostegno reciproco tra aziende socie ma il Consorzio auspica, per il futuro prossimo, una rapida ripresa e un’azione congiunta tra privato e pubblico, un dialogo con le Istituzioni per il sostegno e la tutela della DOP italiana e di tutti i suoi operatori.

venerdì 24 aprile 2020

Nasce Stellati, la nuova Limited Edition di Cornetto Algida e a firmarla è Andrea Tortora, volto della pasticceria contemporanea, con un talento e una creatività fuori dal comune e alle spalle prestigiose collaborazioni internazionali, oltre a numerosi premi.

L'inventiva e l’esperienza di Tortora incontrano oggi Cornetto, icona del gelato per eccellenza che da oltre sessant’anni unisce tradizione, qualità e gusto, arricchendo i nostri momenti di gioia e felicità condivise.
Il risultato? Un prodotto cool e di assoluta qualità, pronto a diventare il ‘must have’ dell’estate.
Il Cornetto stellato ideato da Tortora mostra un ‘involucro’ essenziale ed elegante, per poi svelare all’interno un cuore rosso che batte, conquistando il palato fin dal primo morso.
La cialda extra dark al cacao racchiude la classica panna del cornetto che, in questa versione, accoglie il tocco frizzante e leggermente acido dei cristalli di zucchero al lampone e l’anima di salsa al lampone.
Il vero effetto ‘wow’ arriva all’ultimo morso con una doppia punta ripiena al cacao per un gusto ancora più intenso e coinvolgente.
Raffinato ed essenziale nell’aspetto, seducente e sorprendente negli ingredienti, il Cornetto creato da Tortora è un’esperienza di gusto innovativa, che saprà appagare i palati più esigenti.
Questa Limited Edition rappresenta il completamento ideale dell’unicità professionale di Andrea Tortora, da sempre attento ai temi della genuinità del prodotto, dell’etica del cibo e della sua sostenibilità.
Come dichiara lo stesso Andrea Tortora: "Il cornetto Algida è per me, come per moltissime persone, un simbolo. Sa di estate, cose buone, momenti speciali, spensieratezza e ricordi unici. Per questo è stato un onore essere coinvolto in questo progetto. Ho trattato Cornetto per quello che è: un prodotto iconico. Non l'ho stravolto ma solo cercato di renderlo ancora più speciale. Ho scelto ingredienti semplici e buoni che sanno di estate e sono in grado di riempire il quotidiano di meraviglia". La Limited Edition Stellati sarà disponibile a partire dal mese di aprile.

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giovedì 23 aprile 2020

Se solo fino a qualche settimana fa spesso la colazione si consumava velocemente – tanto che 4 italiani su 10 vi dedicavano meno di 10 minuti (Doxa/Unionfood) - in questi giorni in cui il tempo sembra trascorrere più lento, cambiano anche le nostre abitudini. E con esse, cambia anche il modo di fare colazione: le si dedica più tempo, la si consuma più lentamente, la si condivide con il resto della famiglia e sui social. Zuegg, storica azienda veronese, che dal 1890 fa compagnia agli italiani dal mattino con i propri prodotti, rileva proprio in queste ultime settimane un forte incremento delle condivisioni online del primo pasto della giornata. Cresce il senso di solidarietà e con esso il desiderio di raccontarsi, di esprimere un pensiero per sentirsi meno soli, di voler regalare un sorriso anche solo pubblicando una foto che possa portare il buonumore in questo difficile momento che ci ritroviamo ad affrontare.

È così che nasce la colazione più partecipata d’Italia: una campagna nata con l’obiettivo portare buonumore e ottimismo sulle nostre tavole. Con la call to action #IlPostPiùImportanteDellaGiornata, Zuegg invita gli italiani a postare foto o video della propria colazione accompagnata da messaggi di solidarietà, vicinanza e positività. Tutti i contenuti verranno condivisi sulla pagina Instagram del brand, che farà così da cassa di risonanza alle voci e ai messaggi di speranza degli italiani, raccontando ogni mattina storie reali di un momento difficile per tutti in cui il tempo sembra sospeso.
"Mai come in questo momento i social network possono fare la differenza" commenta Cristian Voltolini Marketing Manager Zuegg "Finora abbiamo riscontrato che centinaia di utenti hanno iniziato a taggarci nelle loro foto di colazione per condividere con noi delle piccole gemme familiari: da oggi le faremo sbocciare ripostandole sul nostro profilo. Anche se siamo chiusi in casa, ci sono tante cose che possiamo aprire: possiamo aprire gli occhi e vedere quali sono le cose importanti nella nostra vita, la mente e imparare da questo momento buio o possiamo aprire i vasetti per condividere le nostre colazioni, le nostre merende e i nostri dolci con tutto il mondo. È il nostro momento di condividere e lasciare un messaggio a tutti quelli che le vedranno!".
Che si tratti di un disegno su una fetta biscottata, una frase su un dolce, un video allegro, una ricetta segreta, un consiglio culinario o un messaggio di speranza, l’invito di Zuegg è aprirsi agli altri, dando spazio alla fantasia e contribuendo a portare un po’ di allegria nelle giornate, condividendo tanti piccoli momenti insieme, anche se distanti.
La campagna social #IlPostPiùImportanteDellaGiornata si inserisce all’interno di una serie di iniziative che il Gruppo Zuegg sta implementando per dimostrare la propria vicinanza alle persone e portare allegria e buonumore, come la campagna del brand Skipper "Stay Thirsty, stay a casa": un’iniziativa nata con l’intento di intrattenere e offrire idee per trascorrere il tempo a casa. Dalla Pasquetta in compagnia di Cristina D’Avena alle lezioni di yoga online, sono tanti i progetti attivati con lo scopo di colorare giornate che rischiano di essere monotone. Non solo online. Zuegg per fronteggiare quest’emergenza e per dimostrare la sua vicinanza alla comunità, ha recentemente donato 250 mila euro a favore delle strutture sanitarie dell'Azienda ULSS 9 Scaligera di Verona e distribuito agli operatori della protezione civile oltre 250.000 succhi di frutta in segno di solidarietà e gratitudine. Inoltre, l’azienda ha previsto un augurio speciale per la Pasqua nei territori dove l’azienda è presente con i propri stabilimenti.
Per quel che riguarda Zuegg, nata nel 1890 a Lana d’Adige come piccola attività agricola familiare, in oltre centotrenta anni di storia, è diventata un gruppo industriale internazionale. Un percorso che ha accompagnato, e continua a soddisfare, le abitudini alimentari di milioni di italiani appassionati di frutta, riuscendo comunque a mantenere ben salda la filosofia di rispetto e amore per la naturalità e la genuinità che l’hanno contraddistinta per generazioni. Con oltre 585 addetti ed un giro d’affari pari a circa 266 milioni di euro (fatturato 2019) mira a diventare il principale esperto di frutta a livello europeo, allargando la sua sfera di intervento anche all’agronomia, selezionando e lavorando i migliori cultivar di frutta in Italia e in Europa. Confetture e succhi di frutta nascono dal forte legame tra natura e ambiente per offrire benessere e stile di vita sano.

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mercoledì 22 aprile 2020

Portare a Torino il mare del Nord e fare del baccalà la nuova tendenza gastronomica del momento. Possibile? Certo, se dietro ai fornelli c’è l’indiscusso Chef del baccalà Fabio Montagna, volto noto ai gourmet cittadini e non solo, con una carriera ormai trentennale alle spalle, nonché ex allievo e collaboratore, e oggi erede, di Moreno Grossi, veterano degli chef torinesi. Dal 2017 il suo locale nel quartiere Vanchiglia, centro della movida torinese a pochi passi da piazza Vittorio, dà corpo, profumo e sapore a questo grande protagonista della cucina italiana e mediterranea: il merluzzo proposto secondo una tradizione millenaria.

Ricette lontane dal classico e intramontabile binomio "polenta e baccalà", capaci di rinnovare una pietanza a lungo, e ingiustamente, limitata a poche pagine dei ricettari e sempre relegata al periodo invernale. Al Bacalhau Osteria il merluzzo si mangia 365 giorni all’anno. E non ci si annoia mai perché le parole d’ordine sono varietà e innovazione, dal panino gourmet al piatto più elaborato. Tutto questo a prezzi assolutamente accessibili in rapporto alla ricercatezza delle pietanze e alla qualità delle materie prime.
Un prodotto, il baccalà, che arriva dalla tradizione ma che ha ancora tantissimo da dire. Chef Fabio Montagna non ha alcun dubbio: "per le sue caratteristiche è destinato a diventare il cibo del futuro". Con poco più di 100 calorie all'etto, il merluzzo sotto sale rientra tra i pesci magri, è più ricco di proteine della carne (in 100 grammi di baccalà 39 grammi di proteine contro i 20 della carne) ed è fonte di vitamine D, B e di selenio. Inoltre vanta tra le sue proprietà la presenza di grassi omega 3, fondamentali per tenere sotto controllo il colesterolo cattivo, ma anche quella di fosforo, minerale essenziale per l'efficienza dei neurotrasmettitori.
Se il protagonista indiscusso del menù arriva dai lontani mari del nord, tutte le altre materie prime utilizzate al Bacalhau Osteria sono a Km 0, scelte direttamente dal produttore. E sono le migliori, risultato di una accurata scelta qualitativa dove nulla è mai lasciato all’improvvisazione.
La scommessa, fare del baccalà la nuova tendenza di Torino, si è rivelata vincente, e tanto c’è ancora da raccontare, piatto dopo piatto, sapore dopo sapore. D’altronde, come sottolinea Chef Fabio Montagna, si tratta di "un prodotto che molti credono di conoscere, ma che scoprono veramente solo quando si siedono al nostro tavolo".

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martedì 21 aprile 2020

A firmare il nuovo appello sono le seguenti realtà Associative presenti nel Paese: ADG, Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto; AIG, Associazione Italiana Gelatieri; AMPI, Accademia Maestri Pasticceri Italiani; APAR, Associazione Provinciale Pasticceri Artigiani Reggini; APCI, Associazione Professionale Cuochi Italiani; APGA, Associazione Pasticceri Gelatieri Artigiani; APN, Associazione Pizzaiuoli Napoletani; APT, Associazione Pizza Tramonti; Associazione Ristoranti Follonica; CHIC, Charming Italian Chef; Cibo di Mezzo; Compagnia Gelatieri; Conpait, Confederazione Pasticceri italiani; Conpait Gelato; Consorzio Parma Quality Restaurants; EPPCI, Eccellenza Professionale Pasticceria Cioccolateria Italiana; FIC, Federazione Italiana Cuochi; Gelatieri per il Gelato; Imprendisud Gruppo Ristorazione; JRE, Jeunes Restaurateurs Italia; Le Soste di Ulisse; Ri.Un., Ristoratori Uniti; Ristoranti del Buongusto; Ristoratori del Sannio e alto Casertano; Ristoratori Emilia Romagna; Unione Ristoranti del Buon Ricordo.

Al Governo viene chiesta l’adozione immediata delle seguenti 8 misure essenziali per la sopravvivenza di moltissimi rappresentanti che operano nel settore:
1. Cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti (a titolo indicativo e non esaustivo TARI, IMU, affissione, occupazione suolo pubblico, etc.), credito per utenze relative alle attività commerciali; rateizzazione dei pagamenti degli acconti IRES, IRAP previste a giugno e senza interessi.
2. Proroga della cassa integrazione straordinaria per il personale in forza al 23.02.2020 e fino al 31.12.2020.
3. Sospensione di leasing, mutui e noleggio operativi fino al 31.12.2020, recupero delle mensilità congelate in coda al periodo previsto dalla relativa misura posta in essere.
4. Armonizzazione da parte dello Stato delle regole per l’accesso al credito.
5. Credito d’imposta al 60% riconosciuto al proprietario fino al 31.12.2020 con 40% dell’importo a carico del locatario e misura semplificata (cedolare secca).
6. Detassazione (straordinari) sulle risorse umane in organico, detassazione degli oneri contributivi e assistenziali e dei benefits sino al 30 giugno 2021.
7. Possibilità estesa a tutto il comparto ristorazione di effettuare l’asporto.
8. Misure di sostegno a fondo perduto, ristori e indennizzi, per il periodo di chiusura obbligatorio imposto per legge dall'emergenza covid-19 (pari al 10% del fatturato in relazione allo stesso periodo di riferimento).
Tali azioni si ritengono necessarie nella consapevolezza della centralità che il turismo enogastronomico, l’artigianalità e l’ospitalità rappresentano. Un comparto che è di fatto una leva strategica per il rilancio economico del Paese e il principale strumento di valorizzazione del Made in Italy.
È la prima volta che un’iniziativa così rappresentativa viene realizzata in Italia. La sua genesi è legata alla convinzione che, specie in una situazione così difficile e imprevedibile, il bene comune deve superare ogni tipo di individualismo. Solo un’azione coordinata e sinergica è in grado di garantire un approccio efficace e un risultato concreto, senza il quale difficilmente si uscirà dal tunnel.
A tale proposito, stante la presenza del Sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, On. Pier Paolo Baretta, l’appello del comparto sarà presentato anche durante l’odierno webinar "Nuovi Scenari dell’imprenditoria gastronomica" promosso dall’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto insieme all’Università LUM Jean Monnet. L’incontro avrà inizio alle ore 15:00 e sarà trasmesso tramite i canali social dell’Università e dell’Associazione.
La volontà di tutti gli aderenti a questo appello collettivo è che il lavoro posto in essere per rispondere all’emergenza generata dalla pandemia non si esaurisca con il cessato pericolo, ma che diventi un progetto, una base per la ripartenza. Uno stimolo per il consolidamento di un metodo di lavoro unitario per fare fronte comune in tutte quelle occasioni in cui sarà necessario far arrivare la voce della ristorazione italiana.

lunedì 20 aprile 2020

La mela Ambrosia™ è nata per caso, agli inizi degli anni ’90, nella Similkameen Valley, in Canada (BC) da un incrocio spontaneo di due diverse varietà: la Red Delicious e la Golden Delicious. È un vero e proprio dono della natura, tant’è che la famiglia Mannell, proprietaria di questa mela, ha battezzato il nuovo frutto con il nome "Ambrosia", ovvero "cibo degli dei", secondo la mitologia Greca.

Impossibile confonderla
Mela Ambrosia™: un inconfondibile e profumato "zaffiro" giallo dalle guance rosso fuoco. Così brillante che già scorgendola da lontano si ha voglia di addentarla. Non sorprende, quindi, che abbia già conquistato e fidelizzato moltissimi consumatori in tutto il mondo. Una volta assaggiata tanta delizia, infatti, non si riesce a farne più a meno. Un élisir di bontà che, in un solo morso, croccante e aromatico, regala al palato un sapore dolce e succulento, con note di miele e nettare, risultato di un buon tenore zuccherino e un’acidità molto bassa. Ambrosia™ non solo è buona, ma è anche ricca di sostanze benefiche per il nostro organismo, quali fibre, flavonoidi, polifenoli ed altri elementi fondamentali nel contesto di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Dove splende Ambrosia™?
Ambrosia™ viene coltivata in Italia, in Piemonte nelle zone di Cuneo e nella Val Venosta in Alto Adige, zone particolarmente adatte alla melicoltura.
Concentrato di benessere e bontà, la mela Ambrosia™ è apprezzata anche per la sua versatilità in cucina. È utilizzata in molte ricette: insaporisce le insalate, personalizza primi e secondi piatti, profuma frullati ed infusi, ma è perfetta anche come snack. Per non parlare del sapore che conferisce ai dolci, soprattutto torte e crostate.

domenica 19 aprile 2020

È fondamentale per un’organizzazione alimentale definire i parametri che assicurano la sicurezza dei propri prodotti, uno di questi è il pH negli alimenti.
Le metodiche per la misurazione del pH degli alimenti prima erano molto imprecise e complicate. Adesso esistono tutta una serie di attrezzature portatili che semplificano i processi di monitoraggio di questo parametro.

Ma perché sempre più aziende dell’industria alimentare misurano il pH negli alimenti? Semplice. Perché questo dato definisce i criteri di sicurezza alimentare evidenziando uno stato sfavorevole alla vita e prolificazione dei patogeni.
Ovviamente oltre avere una gestione evoluta per la sicurezza alimentare, la misurazione del pH negli alimenti può servire anche alla verifica di taluni aspetti organolettici qualitativi.

Il ruolo del pH negli alimenti
Il pH è la misura dell’acidità o dell’alcalinità di una soluzione misurata su una scala da 0 a 14. Un ambiente con un pH 7 è definito neutro. Valori inferiori di pH acidi, valori superiori basici o alcalini. Ad esempio, l’acido della batteria è estremamente acido e riporta un valore di pH uguale a 0, mentre il detergente per il bagno è molto alcalino con un valore di pH uguale a 14. L’acqua pura distillata riporta un valore di pH pari a 7, Definito neutro.

La misurazione del ph negli alimenti
La misurazione del pH negli alimenti viene effettuata frequentemente nei processi industriali, svolgendo un ruolo fondamentale nel monitoraggio dei processi.
La misurazione di taluni limiti CCP, per esempio il rispetto dell’intervallo di acidità di un alimento, per dare evidenza dell’inibizione della crescita di microrganismi. Aiutando ad assicurare la produzione di alimenti sicuri.

Alimenti acidi ed acidificati
Gli alimenti acidi si suddividono in:
Alimenti acidificati – Quando viene aggiunta una sostanza acida per abbassare il pH negli alimenti sotto 4.6. Questo processo si definisce acidificazione degli alimenti. Nella produzione di alimenti acidificati, un pH finale superiore a 4.6 favorirà la crescita di batteri nocivi che, se consumati, possono causare malattie;
Alimenti già acidi – Quando un alimento ha già un’acidità naturale per esempio taluni tipi di frutta.
Un esempio di processo di acidificazione degli alimenti può essere il trattamento in acqua bollente con aggiunte di sostanze acide come il succo di limone, varie tipologie di aceto o acido citrico. Questo trattamento oltre abbattere cariche mesofile controlla e previene patogeni come il botulino ed il bacillus cereus.
Il raggiungimento di valori sufficienti di pH negli alimenti acido, sotto il valore di 4.6, è fondamentale per quei prodotti che devono essere consumati ready to eat, per esempio sottolii, sottaceti, conserve, succhi. In quanto questa tipologia di alimenti non subirà nessun trattamento abbattente prima del consumo.

Misurazione del pH e gestione degli strumenti
Siamo passati dalla misurazione del pH negli alimenti utilizzando delle cartine al tornasole all’utilizzo di strumentazioni specifiche. Molto spesso portatili. Come tutte le strumentazioni che gestiscono un punto critico di controllo e o un prerequisito operativo l’organizzazione dovrà gestire: le modalità di utilizzo, limiti operativi e critici; le responsabilità e competenze degli addetti a questo processo; le modalità di gestione delle attrezzature;
le modalità si sanificazione degli strumenti e l’area di utilizzo; le modalità di manutenzione secondo manuale; le modalità per la taratura degli strumenti.
Il responsabile del processo dovrà fare molta attenzione alla fase precedente alla misurazione del pH negli alimenti. Dovranno essere seguite le medesime modalità per la taratura iniziale dello strumento definite dall’azienda produttrice.
L’addetto dovrà avere anche capacità di preparare adeguatamente la soluzione da valutare. A causa della natura logaritmica della misurazione del pH negli alimenti, anche piccole variazioni possono essere significative.
Questo però non basterà per dare evidenza dell’efficacia della misurazione, e quindi del rispetto dei requisiti fissati per la sicurezza alimentare e per la qualità del prodotto.
L’organizzazione dovrà, effettuando un test doppio, ovvero una misurazione in proprio ed una tramite laboratorio di analisi accreditato, validare la fase di processo effettuata. Una prova di questo genere dimostrerà, con il medesimo risultato, la validità delle misurazioni interne.
Questa tipologia di test è molto comoda in un’azienda alimentare. In quanto da la possibilità di avere risultati immediati per vari processi. Oltre la misurazione del pH degli alimenti per il rispetto dei parametri sull’acidità questi strumenti possono anche essere utilizzati per: verificare lo stato di maturazioni di varie materie prime nelle varie fasi; verificare la presenza di sostanze acido basiche nelle acque di risciacquo; verificare fasi di processo per taluni alimenti.

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sabato 18 aprile 2020

"Un segno di responsabilità nei confronti della collettività e di chi, in questo periodo, si sta sacrificando per noi, a partire dal personale ospedaliero fino agli operatori della ristorazione e del turismo, che sono i nostri primi ambasciatori". Con questa dichiarazione il presidente dell’Associazione Luca Ferraris spiega la scelta di rinviare la Festa del Ruchè, organizzata in collaborazione con GoWine, al 7-9 maggio 2021. 

Come dice il nome stesso, la Festa del Ruchè è un momento di gioia e di incontro tra i produttori e il pubblico per scoprire questo vino unico nel proprio genere. Nel momento attuale, non ci sono i presupposti per questo spirito. Ciò non significa che le aziende siano ferme, anzi, in vigneto freme l’attività legata al risveglio della natura e l’Associazione si prepara per formulare una nuova proposta di incontro "virtuale".
A breve partirà un calendario di degustazioni on line alla scoperta del Ruchè di Castagnole Monferrato, condotte dal blogger Francesco Saverio Russo, e in autunno è in programma un tour d’Italia dedicato agli incontri con questo vino straordinario in ristoranti ed enoteche.
Quello dell’Associazione è, quindi, solo un arrivederci.

venerdì 17 aprile 2020


Nonostante il momento estremamente complicato per l’emergenza sanitaria, Roncadin mantiene alti i propri standard ottenendo importanti conferme. Nei giorni scorsi infatti, si sono verificati una serie di audit in modalità non annunciata e l’azienda di pizze surgelate di Meduno (PN) ha ottenuto il rinnovo di due certificazioni fondamentali: gli standard BRC e ISF. 

"Si tratta – spiega l’amministratore delegato Dario Roncadin – di due attestazioni che indicano l’eccellente ottemperanza ai protocolli internazionali per la produzione di prodotti a marchio della grande distribuzione. Ottenere un ranking elevato comporta un vantaggio competitivo non trascurabile né scontato per chi, come noi, fabbrica prodotti a marchio terzo e ambisce ad attrarre nuovi clienti su diversi mercati mondiali. La qualità nelle aziende alimentari è un insieme di regole, istruzioni e misure, ma dev’essere anche un valore condiviso: ringrazio quindi tutto il personale e i reparti, team Qualità in testa, che hanno operato al meglio anche in queste settimane difficili, con una riorganizzazione delle procedure operative introdotte per incrementare la sicurezza contro la diffusione del Coronavirus".
Le ispezioni non annunciate che, con il loro esito positivo, hanno sancito il rinnovo delle certificazioni BRC e IFS, si sono infatti svolte in un momento delicato, in cui Roncadin sta applicando stringenti misure di sicurezza volte a tutelare la salute sul posto di lavoro e prevenire il diffondersi dei contagi da Covid-19, garantendo contemporaneamente la produzione alimentare e la fornitura di prodotto ai supermercati, che in questo periodo hanno incrementato la domanda. "In questi stessi giorni – sottolinea Dario Roncadin – anche il Dipartimento Regionale di Prevenzione e Sicurezza dell’Azienda Sanitaria FVG ha effettuato le ispezioni nel nostro stabilimento per verificare i protocolli adottati in relazione all’emergenza sanitaria: uso dei dispositivi di protezione individuali, rispetto delle distanze di sicurezza, riorganizzazione di procedure e spazi al fine di evitare ogni rischio di contagio, incremento delle misure di sanificazione. Anche questa ispezione è stata pienamente superata: ringrazio di cuore tutti i lavoratori che si sono resi parte attiva, facendo grandi sforzi per garantire giorno dopo giorno la continuità produttiva, ma rispettando rigorosamente le disposizioni disposte sin da fine febbraio dalla direzione RSPP e via via intensificate nel corso delle settimane. Un aspetto, questo, fondamentale per Roncadin e per tanti attori della filiera agroalimentare del territorio".
Roncadin SpA con sede a Meduno (Pordenone), nasce nel 1992 per la produzione di pizza italiana di qualità per la grande distribuzione nazionale ed internazionale. Oggi in azienda lavorano oltre 600 persone e il fatturato 2018 è stato di 104 milioni di euro. Pizze e snack sono realizzati con un esclusivo metodo brevettato e con l'impiego del 100% di energia sostenibile.

giovedì 16 aprile 2020

A marzo le aziende del Consorzio della Finocchiona IGP si sono trovate a fare i conti con l'emergenza Covid-19. La filiera agroalimentare DOP e IGP, grazie alle delibere del MIPAAF, continuerà a garantire i prodotti certificati a tutti i consumatori italiani. A fronte della difficile situazione che ha imposto rapidi adeguamenti alle imprese, il Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP si è messo a disposizione delle aziende socie impegnate nel compito di assicurare la lavorazione della Finocchiona IGP e di garantire la sicurezza ai propri lavoratori.

"Ringraziamo di cuore tutti i dipendenti e gli imprenditori delle aziende consorziate, per l’impegno profuso in prima linea per assicurare le lavorazioni della Finocchiona IGP, ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che ha consentito con specifiche e rapide delibere, la prosecuzione della produzione certificata. Grazie all’impegno di tutti possiamo garantire ai consumatori i prodotti certificati sui banchi dei supermercati e nei negozi di alimentari" afferma Alessandro Iacomoni, Presidente del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP.
A seguito dei contatti con ANCI Toscana è inoltre emersa la possibilità per le aziende del Consorzio di fornire ai Comuni che ne faranno richiesta la Finocchiona IGP a prezzi agevolati. Questo in virtù del OCDPC del 29 Marzo 2020 n.658, così soddisfare le domande giunte ai Comuni dalle persone che hanno diritto al contributo alimentare.
"E' iniziata una collaborazione tra Consorzi toscani delle DOP e IGP e ANCI Toscana. Il Consorzio della Finocchiona IGP ha aderito fornendo l’elenco dei soci che potranno essere contattati dai Comuni per inserire la Finocchiona IGP nel pacco che consegneranno ai cittadini meno abbienti, garantendo così anche i prodotti tradizionali di qualità certificata. In questo modo si sosterrà sia la produzione che i cittadini in difficoltà in un momento così complesso per tutti. II Consorzio ha inoltre effettuato una donazione all'Ospedale di Careggi per sostenere gli operatori del settore sanitario - conclude Alessandro Iacomoni, presidente del Consorzio -".

mercoledì 15 aprile 2020

(Brindisilibera.it)
"I nostri Consorzi e le aziende nostre socie monitorano con attenzione dati e scenari e tendenze, consapevoli della difficoltà di formulare sintesi e obiettivi a causa dell’imprevedibilità di questa fase" si legge in una nota stampa congiunta del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria doc e docg, del Consorzio di Tutela Vini dop Salice Salentino e del Consorzio per la Tutela dei vini doc Brindisi e Squinzano.

"La produzione di vini salentini di qualità continua a godere dell'apprezzamento dei mercati internazionali e la capacità di gestire i gravi problemi provocati dall’emergenza COVID 19 è anche legata alla capacità delle aziende di strutturare e diversificare la propria distribuzione. Al di là degli innegabili problemi che si riscontrano nel canale distributivo tradizionale, rappresentato dall’horeca, occorre registrare anche le tendenze positive che emergono in altri settori della distribuzione. Infatti, accanto ad un settore tradizionale, il cosidetto horeca che presenta innegabili criticità sia in Italia sia in molti dei classici mercati nazionali del vino italiano, vi è un horeca moderno e reattivo che cerca di reagire all'emergenza organizzando la fase di delivery, o passando direttamente on-line. Inoltre, i negozi on-line stessi vivono un considerevole aumento della propria attività e stanno attraversando una fase di crescita organizzativa. Ovviamente poi, la cosiddetta distribuzione moderna (supermercati, ipermercati, ecc.) sta vivendo un’importante crescita di lavoro e fatturato, sotto gli occhi di tutti. I tre sodalizi consortili sottolineano l’importanza di lavorare intorno ad un unico progetto finalizzato a promuovere e divulgare i vini del Salento. Per questo si invocano le istituzioni ad un maggiore sostegno su tale fronte. È necessario condividere con le istituzioni regionali una programmazione dei prossimi investimenti pubblici sulla promozione in viti-vinicoltura e di poter gestire le risorse comunitarie direttamente a tali fini. La vitivinicoltura non si ferma, e il ciclo della vite ci detta il ritmo. Le nostre aziende continuano a lavorare nei vigneti e in cantina con le dovute precauzioni e con la stessa immutabile qualità. Uniti più che mai, in questo periodo dobbiamo sostenere la promozione del loro lavoro con rinnovata energia. Da questa crisi dobbiamo cogliere le opportunità mettendo in campo una strategia unitaria di promozione e di investimento nel potenziamento del prodotto. Qualità, identità territoriale, valorizzazione, e gestione unitaria delle risorse sono queste le chiavi per la crescita del nostro territorio" si legge ancora nella nota stampa.

martedì 14 aprile 2020

Al blocco quasi totale delle vendite - specie per le piccole imprese il calo arriva fino al 90% - si aggiunge una tensione finanziaria sempre più evidente per un settore che ha necessità di lavorare i campi e che allo stesso tempo non riesce a incassare nemmeno i pagamenti pregressi. Serve uno shock finanziario che vada ben oltre i prestiti a 6 anni annunciati dal Governo che rischiano di appesantire con un ulteriore fardello, da estinguersi in tempi troppo brevi, una posizione finanziaria già molto critica delle aziende. Lo rileva il Consiglio di amministrazione dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), il consorzio regionale che riunisce 15 denominazioni dell’area, al termine di un cda sulle misure da adottare nel breve e medio periodo.

Per il direttore Imt, Alberto Mazzoni: "Assistiamo a uno shock simmetrico dell’economia nazionale, con il settore del vino marchigiano che più di altri sta pagando un prezzo alto. Nella griglia delle ripartenze è chiaro che il nostro comparto si posizionerà giocoforza in coda, al pari dei suoi principali canali partner come quello della ristorazione e del turismo, ma c’è voglia di reagire con altrettante misure shock da intraprendere assieme alla Regione. Per rispondere a questo terremoto economico – ha proseguito il direttore del Consorzio - stiamo infatti studiando una campagna promozionale di tutto il sistema agroalimentare marchigiano, che vale circa 2 miliardi di euro l’anno e conta su 43mila imprese. L’attivazione dei fondi Psr in favore della campagna potrebbe permetterci di fare una promozione di bandiera sin qui solo auspicata, mentre oggi con l’emergenza c’è la consapevolezza che si possa mettere a segno un’accelerazione decisiva per il futuro".
Sul tavolo del cda anche diversi scenari legati alle politiche straordinarie da adottare nei prossimi mesi. Il monitoraggio sull’andamento climatico della campagna in corso e sulle vendite – che inciderà sulle relative giacenze - dirà se ricorrere alla diminuzione delle rese uva-vino e alla riserva vendemmiale (scelte che saranno fatte dai comitati delle varie denominazioni), mentre la vendemmia verde è da escludere anche per le difficoltà a far osservare le regole a tutti. Luce verde per la distillazione di crisi volontaria, accordo in materia di promozione (proroga e rivalutazione progetti Ocm e Psr) e convergenza per il posticipo di 4 mesi per l’applicazione del contrassegno di Stato per il Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, previsto al 1° settembre 2020. "In questo momento – ha aggiunto Mazzoni – è imperativa la salvaguardia del valore del prodotto e delle imprese ma contestualmente ci adopereremo con iniziative speciali per cercare di differenziare ed evolvere il più possibile i canali di marketing e di vendita. Un mix comunicativo e commerciale che passi sempre più dal digitale, dalla vendita diretta, dall’affermazione del brand Marche sugli scenari nazionali e internazionali".
Sono 20 le denominazioni (15 Doc e 5 Docg) del vino marchigiano, per un comparto che conta oggi quasi 150 milioni di euro di fatturato, quasi 12.500 aziende e 17.000 ettari complessivi di vigneto a livello regionale, di cui circa 4.500 sono stati interessati da ristrutturazioni e rinnovamenti degli impianti negli ultimi 11 anni.

lunedì 13 aprile 2020

Fare il pane, un gesto semplice quanto fondamentale, simbolico quanto necessario, arcaico quanto contemporaneo. In questo momento di riscoperta delle necessità primarie lo Chef Pino Cuttaia che, ancora prima dell’obbligo nazionale, ha chiuso il suo ristorante La Madia e la sua bottega Uovodiseppia, si sta dedicando alla produzione di pane da donare a clienti, amici, persone che possono averne bisogno.

Un momento cruciale come quello che stiamo vivendo porta ciascuno alla riflessione e lo Chef bistellato vede in questo tempo di mutamenti l’opportunità per recuperare conoscenze e abitudini dimenticate, nozioni alla base di ogni sapere. Così il semplice gesto di panificare acquista significati nobili, unendo la necessità primaria di sfamarsi alla solidarietà, in accordo con quella che è sempre stata la filosofia di Pino Cuttaia: la passione per la cucina intesa come volontà di far star bene gli altri. Ogni giorno dieci chili di grano antico siciliano diventano, grazie a questo rituale ereditato dalla nonna, ottime pagnotte destinate alle tavole di clienti e amici, come segnale di vicinanza in un momento di isolamento obbligato. Questo il modo dello chef di Licata per attualizzare e concretizzare i principi che caratterizzano da sempre la sua cucina: amore, conforto, vicinanza e condivisione. Concetti astratti che si concretizzano in un gesto quotidiano, semplice ma ricco di significato, perché tutta la cucina di Pino Cuttaia è il suo modo di comunicare. Non solo pane, lo chef sta producendo anche conserve in vaso, per custodire il gusto di questa stagione che ci stiamo perdendo: la natura infatti non si ferma, ma prosegue il suo ciclo produttivo noncurante delle nostre vicissitudini. Favette, piselli, finocchietto, erbe selvatiche: i conservati permetteranno di gustare i sapori stagionali quando l’emergenza sarà terminata e si potranno recuperare gusti al momento trascurati. Come tutta la cucina di Pino Cuttaia, anche la pratica di conservare i prodotti ha radici nella memoria personale, che si intreccia alla memoria collettiva di un popolo come quello italiano, che spesso si è ritrovato a migrare verso altri Paesi. In questo senso lo chef è come una mamma, che prepara il cibo per la famiglia, e così conserva i sapori della propria terra per permettere al figlio lontano di gustarli al ritorno oppure di portare con sé un pezzo della propria tradizione. Proprio le preparazioni in vaso sono l’oggetto di un altro gesto di solidarietà di Pino Cuttaia, che ha infatti spedito il suo speciale sugo alla milanese a Miscusi, ristorante di pasta a Milano, che aderisce al network di ristoratori che donano pasti ad alcuni ospedali della Lombardia. "Preparare ‘a milanisi, oggi come ieri, è conservare in un vaso una stagione di sapori, è cucinare con la primavera. È rendere omaggio al legame profondo e storico tra il sud e il nord, un rapporto che vive non solo nei sapori del passato ma che si rinnova nel presente - questo difficile presente - come una dedica affettuosa. È, anzi, una ricetta per essere presenti, frutto di quel gesto materno di cui il cuoco contemporaneo si è riscoperto erede, e che dona nutrimento a chi ha bisogno, come sulle tavole dei nostri ricordi".
Oltre a contribuire mettendo a disposizione le sue competenze di chef, Pino Cuttaia è fra gli ideatori e promotori di una raccolta fondi a sostegno degli ospedali della provincia di Agrigento. Avviata sulla piattaforma GoFundMe, l’iniziativa ‘Sostegno ospedali della provincia di Agrigento’ vede fra i promotori anche Lello Analfino (cantautore e frontman dei Tinturia), Piero Barone (cantante de Il Volo), Sergio Friscia (attore e presentatore), Gianfranco Jannuzzo (attore), Daniele Magro (cantautore) e Silvio Schembri (giornalista de Le Iene). In un video lanciato sui loro profili social, oltre all’invito ai cittadini a rimanere in casa rispettando le direttive delle istituzioni nazionali e locali, i testimonial agrigentini rivolgono un appello a contribuire alla raccolta fondi, con il cui ricavato si potranno acquistare attrezzature mediche, dispositivi di protezione individuale, disinfettanti e tutto ciò di cui gli ospedali avranno bisogno per affrontare l’emergenza sanitaria.

domenica 12 aprile 2020

BARI. Il Covid-19 ha travolto e sconvolto tutti, le nostre abitudini, i gesti quotidiani sono (al momento) archiviati e la nostra vita è sospesa. Abbiamo anche smesso di cantare e ballare sui balconi. In questo quadro di sconforto generale ci sono tante famiglie che hanno problemi economici che la quarantena ha definitivamente affossato lasciando senza reddito molte famiglie.  

A Bari ci sono migliaia di persone che percepiscono il reddito di cittadinanza, ma ce ne sono tante altre che lavoravano in nero e con l’emergenza coronavirus sono rimaste senza un reddito, anche saltuario. Per cercare di fronteggiare questa emergenza sociale lo Chef di casa Divella Donato Carra ha istituito nella sua abitazione un laboratorio di aiuto alimentare  dove cucina giornalmente dei pasti per consegnarli personalmente a quelle famiglie disagiate e senza tetto. 
"Fornisco sostegno ad alcune famiglie e alla mensa di San Sabino. L'obiettivo è di supportare le famiglie e i singoli, in tutti i quartieri di Bari, che stanno attraversando un momento di difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus . E' un momento di straordinaria crisi ed emergenza, che colpisce tutta la popolazione, tutti gli strati sociali, tutti i baresi. Come sempre però ad essere maggiormente colpite sono le fasce più fragili della popolazione, quelli cui, con questa iniziativa, cercheremo di dare il massimo sostegno possibile, perché tutti possano beneficiare di uno sforzo di solidarietà altrettanto straordinario" commenta lo Chef Carra – ad affiancarlo: il pastificio Divella di Rutigliano (Bari) dove lo Chef collabora in qualità di Corporate Chef e la quale ultimamente ha donato 30 ventilatori per terapia sub-intensiva del tipo 'Bilevel breas vivò', completi di circuiti e filtri, ai reparti Covid pugliesi. "I ventilatori" spiega la Asl Bari in una nota "saranno utilizzati per rafforzare le strutture ospedaliere individuate dal Dipartimento Politiche della Salute della Regione Puglia. Il centro hub della Asl Bari, a cui sono stati consegnati i ventilatori, si occuperà di distribuire le apparecchiature, il cui impiego è particolarmente indicato nei reparti di Pneumologia-Covid per la ventilazione non invasiva. In dettaglio, otto ventilatori saranno destinati al Centro Asclepios del Policlinico di Bari, sette all’Ospedale 'Vito Fazzi' di Lecce, sei al Policlinico Riuniti di Foggia e nove all’Ente ecclesiastico 'Miullì di Acquaviva delle Fonti (Bari). La solidarietà insomma non và in quarantena".

sabato 11 aprile 2020

"Non aggiungeremo nulla di nuovo al dramma che sta vivendo la ristorazione e l’Italia intera.
Noi del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori vorremmo semplicemente dare un messaggio almeno di coraggio e anche, sotto il profilo umano, di gratitudine". A parlare, a nome dell’intero gruppo, è Walter Filiputti, presidente del noto consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori. 20 anni di attività alle spalle, il gruppo conta 20 tra i top restaurant della regione, che si sono confrontati fra loro virtualmente sulla piattaforma di Zoom per vedersi anche se attraverso uno schermo, ragionare insieme, cercare di capire il difficilissimo momento e delineare le possibili strade da percorrere all’indomani del lockdown.

Molti dei locali associati hanno deciso di organizzarsi per il food delivery, portando le loro prelibatezze a domicilio. Ciò che ha colpito i ristoratori è stata la positiva accoglienza della proposta da parte dei clienti. Non appena lanciato il messaggio sui social, sono arrivate le prime richieste.
"Ciò che li ha stupiti maggiormente – racconta Filiputti – è il senso di riconoscenza e gratitudine ricevuto. Si sono invertite le parti. Il fatto che i clienti li ringrazino per il servizio offerto, siano lieti di sentirli e di scegliere i loro piatti per le proprie tavole premia l’impegno e il lavoro di tutti questi anni. Fiducia e stima corrisposte che confermano come il rapporto con la clientela sia reale e non di facciata. Un patrimonio di grande importanza".
Certamente organizzare un servizio di food delivery non è facile: la macchina operativa e normativa è complessa, i menu sono necessariamente meno articolati del solito e anche i numeri bassi rispetto alla norma ma, nonostante ciò, l’accoglienza ricevuta ha dato loro la forza di lottare. I locali del gruppo che sono in città (Trieste, Udine, Pordenone) sono ovviamente più avvantaggiati, ma ad attivare il delivery sono anche vari ristoranti di località più piccole o defilate.
Le oltre due ore di analisi e pensieri a voce alta hanno confermato che il gruppo è compatto e che il Consorzio sarà molto utile nella fase di ripartenza. "E ciò vale anche per il gruppo allargato, che conta oltre sessanta aziende con i vignaioli e gli artigiani del gusto, che condividono il nostro percorso – precisa Filiputti. Tutte sono convinte che l’unione fa la forza. Mai come in questi momenti, lo percepiamo chiaramente".
In queste prime settimane di stop, il Consorzio ha elaborato e sta iniziando a trasmettere i suoi messaggi sui canali social: con il nuovo video che lo descrive, ad esempio, ma anche con i mini video che gli chef lanceranno da dopo Pasqua, coinvolgendo le eccellenze delle aziende partner, in attesa della riapertura.
"Altro non c’è da aggiungere – conclude Filiputti – se non che anche la gratitudine può generare forza".

I Ristoranti: Ai Fiori di Trieste, Al Gallo di Pordenone, Al Grop di Tavagnacco, Al Paradiso di Paradiso, Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, All’Androna di Grado, Campiello di S. Giovanni al Natisone, Carnia di Venzone, Costantini di Tarcento, Da Nando di Mortegliano, Da Toni di Gradiscutta, Ilija Tarvisio, La Primula di S. Quirino, La Subida di Cormòns, La Taverna di Colloredo di M.Albano, La Torre di Spilimbergo, Lokanda Devetak di San Michele del Carso, Mondschein di Sappada, Sale e Pepe di Stregna, Vitello d’Oro di Udine.
Al percorso gastronomico di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori si affiancano anche vignaioli e distillerie, eccellenze nel settore agroalimentare e artigiani del gusto: insieme, il gruppo è il portabandiera di quanto di meglio offre a tavola il Friuli Venezia Giulia.
I vignaioli e i distillatori eccellenti: Bastianich, Castello di Spessa, Dario Coos, Di Lenardo, Edi Keber, Ermacora, Eugenio Collavini, Forchir, Gradis’ciutta, Jermann, La Viarte, Livio Felluga, Livon, Marco Felluga, Petrussa, Ronco delle Betulle, Sirch, Venica&Venica, Villa Parens, Vistorta, Zidarich, Nonino Distillatori in Friuli dal 1897.
Gli artigiani del gusto: l’Aceto di Sirk; i conigli allevati all’aperto di Coniglionatura di Precenicco; le confetture e i salumi dell’azienda agricola Devetak Sara; il prosciutto crudo di San Daniele di DOK Dall’Ava; le golosità a base di trota di FriulTrota di San Daniele; i salumi d’oca e i prodotti di Jolanda de Colò di Palmanova; i formaggi e i prodotti della Latteria di Cividale; le farine e il baccalà del Mulino Zoratto di Codroipo; i tartufi di Muzzana Amatori Tartufi; il pregiato pesce della vallicoltura Valle del Lovo di Carlino; i pani del Forno di Rizzo di Tarcento; La Bonteca. Bistrot con bottega di Alessandro Scian di Cordenons; la gubana de L’Antica ricetta di Cormòns; il panettone di Maria Vittoria di Dall’Ava Bakery; i dolci della Pasticceria Simeoni di Udine; il caffè di Oro Caffè di Udine. Le realtà ad essi collegate: Lis Lavanderia per tovaglie di qualità; Globus noleggio attrezzature per catering; Monaco Ristorazione con le sue stoviglie monouso bio&compostabile; Bliz Concessionaria Peugeot.
Con la collaborazione di: Camera di Commercio di Udine, Promo Turismo FVG e Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio.

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venerdì 10 aprile 2020

Peck ha scelto la Colomba per dare forma e sostanza al proprio impegno solidale in questo momento di emergenza sanitaria. Lo storico brand di ristorazione milanese ha infatti deciso di donare al Policlinico di Milano tutti i proventi derivanti dalle vendite, durante la settimana di Pasqua, delle Colombe che le famiglie sceglieranno per celebrare questa tradizione. Due le varianti: la "Classica" e "Ai 3 cioccolati", rispettivamente a 30 e 34 euro. L’importo raccolto contribuirà a potenziare le nuove aree di Terapia Intensiva dell’Ospedale, permettendo alla struttura di curare sempre più pazienti affetti da Covid-19.

La Colomba di Peck può essere acquistata presso i negozi Peck in via Spadari, via Salvini o tramite il servizio di consegna a domicilio, che dall’inizio di questa emergenza è stata potenziato proprio per consentire alle persone di consumare in sicurezza senza dover uscire da casa. La versione classica delle Colombe è disponibile anche sul sito di Peck, all’interno del negozio online.
Un aiuto che si aggiunge alla donazione di altre 100 colombe che Peck ha inviato all’Ospedale San Raffaele di Milano per dare un segno di vicinanza e piccolo conforto a medici e infermieri impegnati in turni estenuanti.

La Colomba di Peck: storia, tradizione, sapore

La leggenda sull’origine della Colomba pasquale narra che nel VI secolo, durante l’assedio di Pavia, il re longobardo Alboino si vide offrire in segno di pace un pan dolce a forma di colomba. Secoli dopo, questo caratteristico dolce è divenuto una vera e propria tradizione gastronomica della Pasqua, simbolo grazie alla sua forma, di amore e solidarietà.
La Colomba di Peck è un morbido pan dolce, ottenuto grazie a 72 ore di lavorazione, nel pieno rispetto dei metodi tradizionali. È realizzata utilizzando solo materie prime d’eccellenza: farina congerme di grano macinato a pietra, vaniglia del Madagascar, miele d’acacia toscano e cubetti di scorza di arance candite. Soffice all’interno, presenta all’esterno la classica glassatura con zucchero e mandorle. La Colomba di Peck è disponibile in due varianti: quella "Classica" e quella "Ai 3 cioccolati", il cui impasto è impreziosito da pepite di cioccolato bianco, al latte e fondente.

Come acquistarla

La Colomba è disponibile sul sito di Peck, presso i negozi Peck in via Spadari, via Salvini e in consegna con il servizio di delivery in tutta Milano. La consegna è gratuita nella settimana di Pasqua per le spese di importo superiore a 80 euro (50 euro al di fuori della settimana di Pasqua).
Gli ordini possono essere effettuati mandando un’e-mail a delivery@peck.it, con elenco della propria spesa, numero di telefono e indirizzo di consegna. Gli ordini effettuati entro le 12.00 saranno consegnati in giornata, quelli dopo le 12.00 entro il giorno successivo. Per consegne il giovedì, il venerdì ed il sabato prima di Pasqua si richiede di effettuare l'ordine entro le ore 17:00 di mercoledì 8 aprile. Previste anche le consegne fuori Milano con un costo minimo di 25 euro (e tempi da concordare in relazione alla distanza).

giovedì 9 aprile 2020

Tra le attività svolte da Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane con un fatturato cumulativo di 50 milioni di euro nel 2019, vi sono periodici sondaggi che hanno lo scopo di monitorare i vari aspetti del settore e della vita delle attività associate. Vista la drammaticità del momento, l’ultimo sondaggio svoltosi la scorsa settimana è stato esteso anche alle enoteche non associate per permettere di presentare una fotografia reale della situazione del commercio al dettaglio di vino di qualità. Il sondaggio ha coinvolto 105 enoteche italiane e mostra i pesanti risvolti che la crisi ha portato.

Dalle interviste risulta che il 22% delle enoteche ha deciso di rimanere chiuso e il 25% di rimanere chiuso ma di effettuare consegne a domicilio. Il rimanente 53% che ha infine deciso di rimanere aperto e di effettuare consegne a domicilio, dimostra come le enoteche siano diventate in questo momento di incertezza dei punti di riferimento per il territorio per l’offerta di beni di prima necessità come acqua, pasta ed altri generi alimentari. "Noi come Vinarius abbiamo da subito consigliato ai soci che ne avevano il permesso visto il decreto, di rimanere aperti nell’ottica di svolgere un servizio alla comunità come punti di reperibilità di generi alimentari contribuendo così ad evitare afflussi eccessivi e assembramenti nei punti commerciali della GDO", dice il presidente dell’Associazione Andrea Terraneo. L’Associazione si è posta come punto di riferimento per gli associati dall’inizio della crisi, consigliando inoltre alle enoteche di attivare ed incentivare il servizio di consegna a domicilio e, tramite una mappatura delle aziende socie, ha predisposto un elenco delle enoteche aperte scaricabile dal sito della stessa associazione. "Devo sinceramente ringraziare i molti associati che hanno seguito queste indicazioni e si sono adoperati per questi servizi al pubblico" conclude il presidente Terraneo.
Nonostante gli sforzi e la disponibilità degli operatori del settore, il quadro complessivo mostra un calo pesante del fatturato generale che oscilla mediamente tra il 50 e l’80% per quanto concerne le enoteche che stanno portando avanti l’attività. Preso atto di questa grave difficoltà che il settore sta vivendo unitamente a molti altri, all’inizio di aprile l’Associazione Vinarius ha deciso di firmare una lettera indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli non tanto per domandare imponenti aiuti economici, bensì per chiedere l’invito a partecipare ai tavoli di consultazione che il Ministero vorrà istituire per ridare il via alle attività economiche del Paese. Mettendo a disposizione nuove idee, nuove energie, nuove motivazioni e competenze- si legge nella lettera indirizzata al Senatore Patuanelli - l’Associazione si propone come interlocutore per apportare un fattivo contributo di idee per la ricostruzione dell’economia nazionale.

mercoledì 8 aprile 2020

SALERNO. Le Lagane con i ceci sono un piatto tipico del Cilento. Questo piatto tradizionale oggi grazie alla creatività dei cuochi locali viene innovato, e vi si aggiunge la Spirulina, una microalga verde azzurra ricca di numerose proprietà benefiche per la salute. La pasta assume così un colore verde, perché arricchita con la famosa alga coltivata e prodotta dall’azienda AlghePAM ad Acciaroli.

Le lagane sono un tipo di pasta a striscioline larghe e le sue origini sono molto antiche, risalgono ai tempi dei greci, che cucinavano le lagane sulle pietre roventi e le condivano con i ceci.
Famosi i ceci di Cicerale sempre nel Cilento. Si presentano rotondi, sono più piccoli e hanno colore più dorato rispetto a quelli comuni.
Acciaroli, frazione del comune di Pollica, in provincia di Salerno, è diventata famosa ormai da un po' di tempo per essere la patria della Spirulina, che favorisce il benessere dell'organismo.
Questa super alga stimola e rafforza il sistema immunitario, ha un effetto depurante, abbassa il colesterolo, è neuroprotettivo, aiuta a perdere peso: questi alcuni degli effetti scientificamente riconosciuti ormai in tutto il mondo.
Con il piatto "Lagane e ceci" si raggiunge un perfetto connubio tra tradizione ed innovazione. Un primo piatto completo, equilibrato e con l’aggiunta della Spirulina AlghePAM (www.alghepam.bio), la pasta si arricchisce di vitamine e di sali minerali ottenendo così i benefici tipici del superfood.
Per avere ricette e consigli su come usare la Spirulina in cucina rimandiamo al sito del produttore www.alghepam.bio.

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