sabato 16 gennaio 2021

Il segreto per cucinare una pasta a regola d’arte risiede nel perfetto tempo di cottura. Per questo Barilla, in collaborazione con Spotify, lancia "Playlist Timer": raccolte musicali la cui durata corrisponde al tempo di cottura dei formati di pasta più amati del brand.

Un’ennesima conferma del carattere della marca, da sempre vicina ai consumatori grazie a prodotti e proposte innovative in grado di rispondere alle esigenze più moderne.
Playlist Timer vuole essere la colonna sonora ideale nel viaggio attraverso la sinfonia di sapori della cucina e della musica di tutto il mondo. Le 8 playlist, la cui lunghezza va dai 9 agli 11 minuti, sono state create abbinando i 4 generi musicali più ascoltati in Italia (pop, hip hop, indie e grandi classici del passato) ad alcuni tra i formati di pasta più apprezzati dagli italiani (spaghetti, linguine, fusilli e penne rigate).
Le playlist brandizzate sono un omaggio di Barilla pensato per tutti coloro che intendono la cucina come una forma d’arte e di divertimento e che possono così approfittare dei minuti di cottura per ascoltare buona musica, intrattenersi e non doversi preoccupare del tempo di cottura: quando la musica si ferma, la cottura è ultimata e perfettamente al dente.
Con le 8 raccolte di "Playlist Timer" Barilla trasforma quindi Spotify nel più sinfonico dei timer da cucina, una sintesi perfetta e moderna tra utilità e arte: musicale, culinaria e figurativa, grazie anche alle originali copertine delle raccolte, realizzate da artisti italiani di calibro internazionale: Emiliano Ponzi, Van Orton, Alessandro Baronciani, Mauro Gatti, Carol Rollo, Nicola "Nico189" Laurora, Fernando Cobelo e Andrea Mongia.
Curiosi anche i nomi delle playlist che caratterizzano la selezione musicale che le compone: "Mixtape Spaghetti", "Boom Bap Fusilli", "Pleasant Melancholy Penne", "Moody Day Linguine", "Top Hits Spaghetti", "Best Song Penne", "Timeless Emotion Fusilli" e "Simply Classics Linguine".
Al loro interno si possono trovare i pezzi più ascoltati su Spotify per ogni filone, insieme ad alcuni pezzi meno conosciuti, sempre con l’idea di comporre playlist della durata perfetta per ogni formato di pasta. I brani all’interno delle varie playlist verranno aggiornati ciclicamente per includere nuove hit ed offrire così varietà a chi le utilizza.

venerdì 15 gennaio 2021

Come conservare i funghi freschi in casa? Semplice: Metti i funghi interi e non lavati in un sacchetto di carta marrone e piega la parte superiore del sacchetto. Quindi inserisci la borsa nello scomparto principale del frigorifero. Questo funziona perché il sacchetto assorbe l’umidità in eccesso dai funghi in modo che non si inzuppino o ammuffiscano.

Come conservare i funghi in frigorifero

Come conservare i funghi in frigorifero ma attenzione a:
- Non conservare i funghi nel cassetto frutta e verdura: è un ambiente troppo umido.
- Evita di posizionare i funghi vicino a cibi con odori o sapori forti perché li assorbiranno come una spugna.
- Fare attenzione a non impilare altri cibi sopra di essi. I funghi schiacciati e ammaccati non sembrano molto appetitosi e non si conservano a lungo.
- Alcuni funghi resistono meglio in frigorifero di altri. Per evitare sprechi, cerca di acquistare i tuoi funghi vicino a quando prevedi di usarli.
- Se devi conservare i funghi per più di una settimana, valuta la possibilità di congelarli o essiccarli.

Come congelare i funghi

I funghi si congelano bene, ma è meglio metterli nel congelatore il prima possibile. Non aspettare che i tuoi funghi inizino a deteriorarsi in frigorifero prima di decidere di congelarne alcuni. Se hai una grande raccolta di funghi, sii consapevole di metterne da parte alcuni per mangiare subito e altri per mangiare in seguito. Cerca di essere realistico su quanti ne mangerai nella prossima settimana in modo da poter congelare il resto prima che vada a male.
I funghi devono essere cotti prima di essere congelati. Ciò interromperà l’azione degli enzimi, preservando così la loro qualità, quindi è importante non saltare questo passaggio.

Come essiccare i funghi

Come conservare i funghi in maniera da non occupare molto spazio e mantenendoli intatti nel sapore. Se non hai molto spazio congelatore da dedicare ai funghi, asciugarli è un’altra opzione. I funghi secchi possono essere reidratati secondo necessità e nel frattempo occupano pochissimo spazio nella dispensa. Usa un forno a bassa temperatura o un essiccatore per alimenti per asciugare i funghi. Quindi conservali in un contenitore ermetico fino a quando non ne avrai bisogno.
Se non hai mai essiccato i funghi prima, prova un piccolo lotto e vedi cosa ne pensi. Una volta che impari a ricostituirli, potresti scoprire che sono buoni quanto i funghi freschi. Se non altro, è fantastico avere funghi secchi a portata di mano da condire nelle zuppe fatte in casa.

Come cucinare i funghi

Se non sei sicuro di cosa fare con i tuoi funghi prima che vadano a male, ecco alcune idee. Lanciali nella pasta, usali per guarnire una pizza, aggiungili alla zuppa o saltali nel burro e impilali sugli hamburger. I funghi saltati sono anche un contorno gustoso per la bistecca. Basta sfogliare la tua raccolta di ricette e sei sicuro di trovare molte ricette che avrebbero un sapore ancora migliore con una manciata di funghi gettati dentro.

Cos'è il fungo? Informazioni utili

I funghi non contengono clorofilla. Non trasformano la luce solare in energia. Invece, ottengono le sostanze nutritive di cui hanno bisogno dalla materia morta e in decomposizione o dai sistemi di radici delle piante viventi.
Quindi sono classificati come un regno separato della vita chiamato funghi. Altri membri del regno dei funghi includono lieviti e muffe.
I funghi possono essere suddivisi in tre grandi categorie:
- I funghi micorrizici formano una relazione simbiotica con le radici degli alberi ancora vivi. Prendono i nutrienti dall’albero, ma restituiscono e aiutano a creare un apparato radicale più grande e più sano anche per l’albero. I funghi di questa categoria includono tartufi, finferli e funghi porcini.
- I funghi parassiti vivono sugli alberi vivi, ma non restituiscono nulla. Estraggono semplicemente i nutrienti dall’albero fino a quando non muore.
- I funghi saprofiti vivono su materia organica come alberi morti dopo che i funghi parassiti li hanno uccisi, radici delle piante e foglie cadute. Estraggono i minerali, l’anidride carbonica e altri nutrienti dalla materia organica. Alcuni saprofiti comuni includono funghi ostrica, shiitake e funghi bianchi o funghi crimini.
- I funghi che mangiamo sono solo una piccola parte del fungo complessivo. Sottoterra o all’interno di alberi, i funghi iniziano come un apparato radicale bianco e soffice chiamato micelio.
Questo costituisce la maggior parte del fungo e la maggior parte della sua vita viene trascorsa in questa fase. Il micelio può rimanere nascosto per anni fino a quando l’umidità, la temperatura e altri fattori sono appena giusti prima che creino funghi. I funghi sono il frutto del fungo. Crescono e si aprono per rilasciare spore, che sono fondamentalmente come i semi di un fungo. Queste spore cadono o vengono trasportate dal vento e iniziano a far crescere un’altra colonia di micelio da qualche altra parte.

I funghi sono un frutto?

Se i funghi non sono biologicamente un vegetale, è ovvio che non sono nemmeno un frutto, giusto? Sebbene i funghi non siano tecnicamente un frutto, in realtà sono più vicini a un frutto che a un vegetale.
I funghi che conosciamo e amiamo sono in realtà una piccola parte della parte vivente e in crescita molto più grande del fungo chiamato micelio che cresce sotto terra o nei tronchi. I funghi che vedi sono la parte riproduttiva dei funghi. Il loro scopo è quello di coltivare e diffondere i pezzi riproduttivi del fungo. Queste sono chiamate spore, che sono essenzialmente i semi di un fungo. Quindi, in questo modo, i funghi sono un po’ come un frutto. L’unica differenza è che non provengono da piante e non richiedono impollinazione o fiori che di solito sono necessari per produrre frutti nel regno vegetale.

Mangiare funghi fa bene?

Ai fini nutrizionali, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti classifica i funghi come verdure. Questo perché contengono molti degli stessi benefici nutrizionali che offrono le verdure. Ma offrono anche molti nutrienti che si trovano meno comunemente nelle verdure.
Ad esempio, i funghi sono anche una buona fonte di vitamina D, vitamine del gruppo B, niacina, selenio, rame e acido pantotenico. Quindi aiutano a colmare il divario tra i nutrienti disponibili nelle piante, nei cereali e nella carne.
Esiste un’ampia varietà di diversi tipi di funghi commestibili. Hanno tutti le loro strutture, forme, sapori e profili nutrizionali unici. I funghi possono anche essere considerati un alimento adattogeno. Ciò significa che aiutano il tuo corpo ad affrontare vari tipi di stress e aiutano a promuovere la normale funzione fisica. Molte specie di funghi come la chaga e la criniera del leone possono essere utilizzate per rafforzare il tuo sistema immunitario.
I funghi sono anche ricchi di antiossidanti e possono anche avere proprietà antietà. I composti contenuti nei funghi sono ottimi per neutralizzare i radicali liberi, che sono molecole che possono devastare il tuo corpo e portare al cancro e ad altre brutte malattie. Anche i cani possono mangiare funghi per una sana alimentazione. Scopri quali funghi sono sicuri da mangiare per i cani .
In effetti, i funghi champignon sono anche migliori di verdure come fagiolini, pomodori, carote e peperoni quando si tratta di contenuto di antiossidanti. La parte migliore è che gli antiossidanti contenuti nei funghi non vengono distrutti o inattivati una volta cotti.

giovedì 14 gennaio 2021

(Ph: news.unioneitaliavini.it)
Pericolo doppio per il vino italiano negli Stati Uniti, in una tensione commerciale avviata sotto l’amministrazione Trump ma che rischia di trovare una linea di continuità anche con il mandato Biden. Sul tavolo del Rappresentante per il Commercio Usa (Ustr), il nuovo carosello di prodotti oggetto di dazi aggiuntivi sulla controversia Airbus – per cui si attende la nuova lista a metà febbraio – e soprattutto il dossier relativo alla tassa sui servizi digitali (Dst), destinata ad avere definitivamente i suoi effetti in Italia a partire dal 16 febbraio. Sul tema è di pochi giorni fa il report Ustr che ritiene discriminatoria l’imposizione italiana nei confronti delle imprese digitali americane che rappresentano i 2/3 delle aziende da tassare. Secondo Unione italiana vini (Uiv), da qui a eventuali azioni ritorsive da parte del Commercio statunitense il passo potrà essere breve e seguire quanto già fatto ai danni della Francia, anch’essa promotrice della stessa imposta. E il vino italiano, che negli Stati Uniti vende circa il 30% del proprio export a valore (oltre 1,7 miliardi di euro), potrebbe essere ancora una volta tra i prodotti a rischio ritorsione.

"Ciò che preoccupa – ha detto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – è che se da una parte la vicenda Airbus è tutt’altro che definita per il vino italiano e si dovrà attendere il prossimo carosello di metà febbraio, dall’altra si aggiunge un altro fattore di rischio legato alle imprese digitali statunitensi, forti sostenitrici della nuova amministrazione che si insedierà a breve". Per Castelletti, "Occorre prudenza in questa fase così delicata della politica americana, come l’Italia aveva auspicato prima dell’azione su Boeing da parte della Commissione UE a novembre. Serve ora sospendere temporaneamente gli effetti dell’imposta sui servizi digitali alla luce dei lavori in corso in ambito OCSE, anche cogliendo l’opportunità della presidenza italiana del G20 nel 2021 che potrebbe farsi promotrice di un accordo multilaterale e tendere una mano verso la nuova amministrazione Biden. Una finestra di opportunità, secondo Uiv, potrebbe essere il decreto milleproroghe nell’ambito dell’iter di conversione del decreto-legge in Parlamento".
Secondo quanto indicato dalla Farnesina, seppur in uno scenario incerto, una eventuale decisione sulle misure di ritorsione contro l’Italia sarà lasciata alla prossima amministrazione Usa, che avrà tempo fino alla scadenza dell’indagine fissata nel giugno prossimo per valutare la questione. Con la tassa sui servizi digitali l’Italia prevede di concretizzare un corrispettivo di circa 700 milioni di euro.
"È necessario – ha concluso Castelletti - evitare che il settore vitivinicolo, come altri prodotti simbolo dell’agroalimentare e del made in Italy siano coinvolti, come successo in Francia, in una disputa commerciale che ci vede completamente estranei".

martedì 12 gennaio 2021

Cresce come destinazione di raccolta per il tartufo la regione Molise, configurandosi sempre più la nuova meta dei cavatori e degli appassionati. Una tendenza, ancora non chiaramente emersa, ma che "rischia", nel lungo termine, di fare ombra anche alla più nota e famosa Alba in Piemonte: ad oggi, infatti, il Molise possiede il 40% della raccolta nazionale di tartufo e l’80% della produzione va all’export. Un dato economico poco conosciuto e con un valore molto importante perché può contare su un prodotto molto pregiato che poche altre regioni possono avere: il Molise è infatti lontano da ogni infiltrazione ed inquinamento industriale. È il trend di mercato che registra e comunica "MoliseFood", progetto di promozione di qualità enogastronomica e turistica finalizzato a far conoscere il "Made in Molise", con sviluppo occupazionale nei prossimi mesi: possibilità che potrà dare una boccata d’ossigeno all’economia regionale e nazionale in questo periodo di emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

Il progetto imprenditoriale "MoliseFood", nato due anni fa con il coinvolgimento di circa 20 aziende agricole e un paniere di prodotti di eccellenza enogastronomica e identitari della regione, può contare su un attuale piano di sviluppo che vede tre store enogastronomici aperti a Roma e un quarto in dirittura di arrivo nella zona Parioli della Capitale, con l’obiettivo di espandersi in Italia (Milano, Bologna), Europa (già attivo un punto vendita in Spagna, a Siviglia) e negli Stati Uniti, senza dimenticare il mercato cinese, nel rispetto delle norme che regolano l’emergenza sanitaria.
Dal report di "MoliseFood" emerge che nel territorio molisano la produzione di tartufo è di 50 quintali tra bianchetto e altri, mentre è tra i 30 e 70 quintali quella di bianco. Quella di tartufo nero estivo è di 300 quintali all’anno. Dal punto di vista territoriale, il tartufo bianco è molto frequente nelle vallate umide situate nelle zone più interne di Isernia e Campobasso. In particolare, le zone più note per la presenza di tartufo bianco sono Carovilli, S. Pietro Avellana e Capracotta, nella provincia di Isernia, e Bojano nella provincia di Campobasso.
Nelle zone più asciutte del Molise si raccoglie invece lo Scorzone, tartufo con forma globosa, con l’esterno detto scorza nera con verruche a forma di piramidi rigate in maniera trasversale. La polpa varia dal colore nocciola chiaro al bruno ed è attraversata da numerose venature bianche. Nella stessa zona di trova anche l’Uncinato, tartufo di colore nero con verruche a forma di piramide, la polpa è inizialmente biancastra poi diventa di colore nocciola e infine brunastra.
Un trend in continua crescita e "buona parte degli 87 ristoratori di origine molisana che operano a Roma – riferisce Francesco Caterina, direttore generale di MoliseFood – ha scelto i nostri negozi per acquistare il tartufo".

domenica 10 gennaio 2021

Il Dry January nasce in Gran Bretagna quasi 10 anni fa e prevede di dedicarsi 30 giorni di detox dalle bevande alcoliche. Lyre’s, brand leader nei distillati analcolici, propone un mese senza alcool ma senza rinunciare a occasioni di socialità, seppur ristrette o virtuali, e al gusto dei vostri drink preferiti. Una sfida per ripensare al proprio rapporto con l’alcool e un’occasione per depurare corpo e mente.

Che sia per esigenze nutrizionali, per via di un particolare regime alimentare o per puntare a una rapida remise en forme, sono sempre di più i consumatori che scelgono un'alternativa responsabile all'alcool, specie dopo le festività natalizie e i relativi stravizi ed eccessi calorici. I dati a riguardo sono impietosi: si stima che dal 24 dicembre al 6 gennaio si possa aumentare di oltre 2 kg ingerendo fino a 20.000 kcal tra cenoni, pranzi, festeggiamenti. Un ruolo importante lo giocano i drink alcolici, specialmente in un anno come quello che è stato il 2020.
Quella di ridurre il livello dell’alcool consumato è dunque diventata, da alcuni anni, una vera e propria tendenza che trova in gennaio il suo mese di riferimento. Si tratta del Dry January, letteralmente "gennaio a secco", che arriva dai paesi anglosassoni e prevede per estimatori, fruitori e appassionati di bevande alcoliche, una volontaria rinuncia a consumarle.
Nell’anno appena trascorso, sono state oltre 4 milioni le adesioni al Dry January e più di 8,6 milioni i consumatori che, a partire da lì, stanno attivamente moderando la loro attitudine al bere alcool. Non solo, secondo gli attivisti di Alcohol Change Uk per i partecipanti al Dry January i vantaggi sono molti: il 70% di chi ha aderito ha migliorato la qualità del sonno, il 66% si è sentito più energico e l’86% ha risparmiato denaro.
Su questa scia sono moltissimi gli imprenditori che scelgono la strada dei "drink low alcool" o "no alcool", fra l'altro incentivati dalla difficile fase Coronavirus: è stata proprio l'OMS a segnalare che anche l’abuso di alcool può danneggiare il sistema immunitario e favorire l’infezione da Sars - CoV – 2.
Se, dunque, il tema del bere responsabile si diffonde ogni giorno di più in tutto il mondo, sempre di più saranno anche le persone alla ricerca di alternative sofisticate all’alcool. Lyre’s, azienda australiana leader nei distillati analcolici, nasce proprio con questa mission: creare nuove, libere e gratificanti possibilità di consumare i propri drink preferiti.
Dry London Spirit (gin), Italian Orange (bitter), Aperitif Rosso (vermouth), Amaretto, Spiced Cane Spirit (rum speziato) sono fra le proposte che il brand Lyre's ha appena lanciato sul mercato italiano. Si tratta di un brand in decisa crescita, presente stabilmente in più di 30 Paesi tra i quali Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Regno Unito, Hong Kong, Singapore e Cina e Paesi Bassi. Recentemente, grazie ad un finanziamento da 10 milioni di euro ricevuto per continuare a crescere, è arrivato a guidare lo sviluppo globale nella categoria dei drink low alcool. Il brand Lyre’s è pronto a contribuire a far crescere la tendenza no alcool nel nostro Paese, ancor più in questo gennaio così particolare.
"Ci aspettiamo una grande adesione al Dry January 2021" spiega infatti Mark Livings, CEO di Lyre's "Complice anche il lockdown e la diffusa condizione di stress, la voglia di stringersi in famiglia e di non privarsi delle poche evasioni possibili, saranno molti i consumatori che sceglieranno di vivere le proprie passioni, ma bevendo responsabilmente, in questo gennaio. I nostri distillati analcolici riescono a sostituire il gusto dei liquori e distillati originali più amati"
Una selezione di set accuratamente assemblati per realizzare cocktail analcolici perfetti può essere acquistata online su www.lyres.eu/. Fra le proposte: l’Espresso Martini, l’Americano, il Martini Dry, lo Spritz e molto ancora. L'ambizione di Lyre’s non è quella di creare sapori nuovi, ma di avvicinarsi il più possibile a quelli originali dei liquori iconici, collaudati e universalmente amati, e rendere loro omaggio. La gamma Lyre’s ha inoltre un basso contenuto calorico, è priva di glutine e latticini ed è adatta anche ai vegani e vegetariani.
"É importante adottare un regime alimentare equilibrato, senza però rinunciare al gusto e al carattere di un buon drink", dichiara Lorenzo Traversetti, biologo nutrizionista, "e un modo per riuscirci è ricorrere a dei cocktail particolari, delle bevande che grazie all'utilizzo di prodotti analcolici e alla riduzione degli zuccheri aggiunti ci consentiranno un’innocente evasione che non andrà ad alterare la nostra linea nutrizionale. Una dieta bilanciata è fondamentale, specie dopo giorni e giorni di eccessi, e queste scelte, perché no, potrebbero essere anche mantenersi oltre il mese così da garantirci quell'avventura, utile dal punto di vista emotivo e psicologico, ma non deleteria per la nostra salute".

sabato 9 gennaio 2021

Dal Caesus Veneti 2020 al Superior Taste Award, per il formaggio Piave DOP il 2020 è stato un anno ricco di soddisfazione e premi, riconoscimenti che si aggiungono ad un palmares già gremito di medaglie, a testimonianza dell’eccellenza di questo speciale prodotto figlio delle Dolomiti, tanto apprezzato in Italia e oltre-confine.

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo questi due prestigiosi riconoscimenti che hanno spinto ancora una volta il formaggio Piave DOP nell’olimpo dei formaggi più amati da esperti e consumatori di tutti i giorni.
Superior Taste Award: "Gusto Eccezionale", a questo corrispondono le tre stelle conquistate dal Piave DOP Vecchio Selezione Oro nell’edizione 2020 del Superior Taste Award, il premio assegnato a Bruxelles ogni anno dall’International Taste Institute grazie al finissimo lavoro di una giuria formata da oltre 200 esperti.
Il formaggio Piave ha conquistato così per la quinta volta consecutiva il riconoscimento più alto, un posizionamento che gli ha consentito ancora una volta di essere apprezzato e riconosciuto a livello internazionale come un formaggio capace di colpire i palati più raffinati del mondo.
Ma come vengono valutati i prodotti? Uno dei giudici del premio, Stijn Roelandt, – sous-chef di Hof van Cleve, 3 stelle Michelin racconta che “è un processo rigoroso. I prodotti sono gustati alla cieca: non vediamo la confezione e non conosciamo né il marchio né il nome del produttore, non sappiamo nemmeno da quale paese provenga. Questo ci obbliga ad essere completamente obiettivi mentre facciamo l’analisi sensoriale. Solo i prodotti veramente buoni sono certificati“.
Caesus Veneti 2020: l’apprezzatissimo concorso regionale che premia i migliori formaggi del Veneto ha visto ancora una volta protagonista il Formaggio Piave DOP, che, tra oltre 400 eccellenze casearie, ha saputo conquistare il parere delle due giurie coordinate da Maestri Assaggiatori Onaf: quella Aurea costituita da giornalisti, chef, enogastronomi e blogger e la quella Popolare composta da consumatori e visitatori.
In quest’edizione al formaggio Piave DOP sono stati assegnati ben tre premi: sia la giuria Aurea che da quella Popolare lo hanno nominato "Miglior formaggio stagionato DOP". Inoltre gli è stato conferito il riconoscimento di "Miglior formaggio realizzato in montagna" con il maggior punteggio assoluto da parte della commissione tecnica coordinata da Veneto Agricoltura.
"È stato un anno difficile, ma ricco di soddisfazioni" commenta Chiara Brandalise, Direttrice del Consorzio di Tutela "abbiamo ottenuto prestigiosi risultati che premiano le materie prime utilizzate per la produzione di questa eccellenza e il territorio da cui queste provengono. Il formaggio Piave mette tutti d’accordo e continua a riscuotere successo sia a livello nazionale che internazionale".

giovedì 7 gennaio 2021

Ha alzato il sipario il nuovo locale dello chef Davide Cianetti: Numa al Circo. Il nome di questo nuovo ristorante è un omaggio alla storia di Roma, chiaro il riferimento al secondo Re di Roma e al Circo Massimo, il maestoso complesso architettonico situato vicino al ristorante. Lo storico luogo all'aperto destinato alle corse dei carri e ad altri spettacoli popolari, è stato fonte d’ispirazione per il pay off ‘Giostra Gastronomica’ che sottolinea anche la vivacità della proposta food&beverage di Davide Cianetti. È proprio intorno al mondo del circo che Repubblica Gastronomica, società di brand identity specializzata in ambito food&beverage, ha ideato e sviluppato tutta la visual identity.

Dal cilindro l’Executive Chef ha tirato fuori un format che pone al centro dello spettacolo la clientela che potrà vivere il locale durante tutta la giornata, non appena sarà possibile, secondo una visione internazionale. Solo qualche mese fa lo chef Cianetti era pronto ad intraprendere una nuova avventura a Miami ma, a causa della pandemia, è dovuto rientrare a Roma e con il supporto di Michael Longo, ha deciso di concretizzare il suo sogno d’oltreoceano nella Capitale. L’ubicazione del ristorante si sposa benissimo con l’idea del format: il Circo Massimo e l’Aventino sono dei punti di riferimento per i romani e i turisti, senza contare poi la presenza della FAO.

La location: spazi interni ed esterni eco-friendly

Numa al Circo è stata realizzata da RPM Proget in un’ottica eco- friendly: sono stati impiegati legno, vetro e materiali di recupero come le cementine riprese in una villa antica e tagliate a forma di rombo per ricreare il pavimento del circo. Tutto è stato studiato per impattare nel minor modo possibile sull’ambiente, limitando l’uso della plastica e promuovendo l’utilizzo di materiali riciclabili anche nel servizio.
Duecento i metri quadri per 100 posti a sedere (50 secondo la normativa Covid) che vanno dal dehors caratterizzato da un giardino verticale, alla parte interna. Entrando nel locale l’attenzione è catturata dal grande banco che dal Cocktail bar prosegue nella Salumeria, per arrivare poi alla Pizzeria e alla Dispensa dei dolci con tante torte a vista. La sala è spaziosa, accogliente e confortevole, un luogo ideale da vivere e gustare in ogni momento della giornata.

Dall'idea al piatto: cosa si mangerà da Numa

Sono tanti gli ‘spettacoli gastronomici’ a cui prendere parte da Numa al Circo: dalla pizzeria al cocktail bar, dalla salumeria alla cucina. Tutte le proposte sono realizzate sotto l’occhio attento dell’executive chef Davide Cianetti: "Il servizio sarà informale e di qualità, il cliente da noi non si dovrà sentire in soggezione e potrà mangiare quello che vuole quando vuole. Nel post covid la socialità sarà importantissima e per questo voglio che durante un pranzo di lavoro, un brindisi di piacere o un brunch domenicale con la famiglia le persone si sentano sempre le benvenute da Numa al Circo".
L’offerta del nuovo ristorante, autentica e priva di orpelli, è una grande manifesto delle eccellenze italiane, soprattutto di quelle laziali. Nel corso degli anni lo chef ha selezionato i fornitori e i produttori di qualità che lo hanno accompagnato nelle sue esperienze professionali. Tra questi Hqf che fornirà il marango allevato nel Lazio; non mancherà il pecorino romano, il prosciutto di Bassiano e una selezione dei prodotti Agnoni. Un’attenzione particolare sarà data alle referenze agricole di aziende laziali che hanno subito delle catastrofi naturali e che hanno ripreso l’attività, come quella produttrice delle patate di Leonessa fortemente colpita dal terremoto del 2016.
Dalla Salumeria si potranno assaggiare Prosciutti e insaccati accompagnati da gnocco fritto come il Prosciutto di Bassiano, la Porchetta dei Castelli Romani e la Carne secca di Manzo Kosher, un tipico affettato della cucina ebraico-romanesca. Non mancherà una Selezione dei formaggi del territorio con miele e mostarde.
Le specialità romane trionferanno nelle paste fresche fatte in casa: Tonnarelli Cacio e Pepe, Strozzapreti all’Amatriciana, Mezzemaniche alla Carbonara e Fettuccine alla Gricia con i carciofi. Nei secondi di carne primeggerà un must dello chef: il Maialino di latte in porchetta con senape di pomodoro verde e patate al pecorino ma non sarà da meno la Costata di Marango alla griglia con patate arrosto e le Costine di Vitello alla cacciatora con broccoletti. Dalla vigna arriveranno sulla tavola i contorni tipici della campagna laziale: Puntarelle alla romana con salsa di alici e aglio, Carciofo alla romana, Cicoria ripassata o all’agro e Patate di Leonessa arrosto. Ogni occasione sarà buona per concedersi un assaggio della Crostata di ricotte e visciole, della Sacher classica e della Torta di mele e cannella: alcune delle tante torte a vista disponibili nella Dispensa dei dolci.
Riflettori puntati anche sulla Pizzeria realizzata in collaborazione con il maestro Fabio Caravella. L’impasto della pizza di Numa al Circo sarà preparato con una miscela di farine naturali e steso a mano per dare vita a una pizza romana che accoglie topping e ingredienti di qualità. Suddivise tra Rosse e Bianche, le pizze andranno dalle più classiche come la Regina Margherita con filetti di pomodoro e mozzarella fiordilatte sfilacciate a mano alla Roma con carciofi alla brace, pomodori semisecchi e scaglie di pecorino, fino ad arrivare alla Pizza Fritta con broccoletti e salsiccia di Monte San Biagio. Dalla cucina alla pizzeria, in tutti i piatti di Davide Cianetti protagonisti saranno gli ingredienti che verranno esaltati dallo chef per creare delle emozioni al palato attraverso una diversificazione delle consistenze e un sapiente gioco di texture.
Vino e cocktail saranno parte integrante del menù di Numa al Circo, come testimonia la grande vineria a vista. La carta dei vini toccherà tutta l’Italia con qualche incursione nelle bollicine francesi, grandi e piccole maison da degustare anche alla mescita. La drink list sarà composta dai cocktail intramontabili, più bevuti al mondo come l’Old Fashioned, il Margarita, il Dry Martini e Signature “circensi” tra queste il Giocoliere con Rum speziato, sciroppo alla curcuma, miele, lime, zenzero, ginger ale e il Clown con Vodka, polpa di fragole, tonica royal bliss allo yuzu, caramelle gommose. Disponibili anche distillati, spritz, birre alla spina e in bottiglia.

mercoledì 6 gennaio 2021

Sono tre i criteri con cui vengono valutati i ristoranti: la qualità del cibo, la qualità del servizio e l’ambiente; quest’anno è stato aggiunta la possibilità di mangiare all’aperto. Lo Straw Hat ha soddisfatto tutti questi requisiti: si trova all’interno del Frangipani Beach Resort e si affaccia sulla Meads Bay.

Aperto nel 1996, offre un menu che adatto a tutti i gusti, l’ambiente è informale e rilassato e ci si sente a casa. Dalla colazione alla cena lo Straw Hat è un posto dove trascorrere momenti piacevoli sulla spiaggia davanti all’oceano.
Conosciuto sull’isola e non solo, ha un patio esterno coperto, fronte mare; è adatto per una cena romantica come per un evento speciale, un matrimonio o una festa di compleanno. Il personale è a disposizione dei clienti per la pianificazione di ogni dettaglio degli eventi.
Nonostante le difficoltà dell’anno passato, i ristoranti sono rimasti un luogo di socialità importante e continuano a svolgere un ruolo fondamentale soprattutto quando si viaggia perché provare del cibo locale vuol dire entrare in contatto con la cultura del posto. Gustare la cucina dello Straw Hat è il primo passo per conoscere l’isola di Anguilla.

lunedì 4 gennaio 2021

(Ansa)
Dai cibi naturali, a quelli senza lattosio o a base di curcuma; dal whipped coffee, al beyond burger; alle specialità giapponesi, cinesi, o anche americane. E' ciò che mangeremo nel 2021. Una ricerca condotta da Deliveroo, realizzata su un campione di mille italiani, ci racconta le tendenze alimentari per il prossimo anno, focalizzando l'attenzione sulle modalità di consumo e di scelta, sulle specialità di maggiore tendenza e le cucine straniere protagoniste.

Ad ispirare i desideri a tavola, internet e social media hanno ormai superato la tv e raggiunto il passaparola familiare. Dalla ricerca emerge infatti che il passaparola familiare - valido nel 31,5% delle risposte - è stato ormai raggiunto dai principali social network - Facebook per il 36% e Instagram per il 28% - che, a loro volta, hanno superato anche la TV (28.5%). Buona la performance di siti di ricette e libri di cucina online che, con il 39.9%, si confermano tra i mezzi più capaci di indirizzare le scelte in cucina.
Ma la cucina del 2021 sarà soprattutto sostenibile, stagionale e attenta agli sprechi. L'attenzione alla stagionalità è espressa nel 42% delle risposte, seguita dalla necessità di ridurre gli sprechi (37,8%), dall'attenzione al cibo locale (30,74%) e al veganesimo (22%). I cibi a base di ingredienti naturali saranno protagonisti delle abitudini a tavola nel 2021. Circa il 63% degli italiani coinvolti dal sondaggio ha infatti indicato questa tipologia di cibo tra quelle che, dopo aver caratterizzato il 2020, segneranno anche il prossimo anno.
Le novità più curiose arrivano, anche in questo, caso dai social: la ricerca di Deliveroo individua infatti tra le abitudini emergenti dell'anno che sta per concludersi il whipped coffee. Questa speciale crema di caffè - la cui ricetta spopola tra i video di Tik Tok soprattutto tra i giovani - nel 2020 è stata "sperimentata" dal 25% degli italiani. E il 53% si dice intenzionato a non privarsene anche nel 2021. Allo stesso modo, il consumo di surrogati della carne, come i beyond burger, ha incontrato quest'anno il gusto del 22,5% degli intervistati. E rimarrà tra le tendenze del 2021 per il 45%.
Altra abitudine di consumo che nel 2020 ha stuzzicato la curiosità degli italiani sono i drink analcolici. Il 31% degli intervistati ha infatti dichiarato di averli apprezzati nel 2020 e per il 57% rimarrà un'abitudine anche nel 2021. Stesso discorso per gli alimenti senza lattosio (43%) e per i cibi a base di curcuma (36%).

domenica 3 gennaio 2021

In Val Venosta, un territorio incontaminato protetto dalle Alpi Venostane e dell’Ortles, l’esperienza e l’amore dei contadini si uniscono alla tutela della natura e dell’ambiente. Da anni, infatti, più di 250 contadini hanno abbracciato la coltivazione biologica, rendendo la Val Venosta il più grande produttore di mele biologiche d’Europa.

Caratterizzati da un microclima unico, i meleti venostani producono frutti profumati e sostenibili soprattutto dal punto di vista idrico, come la Golden Delicious Bio Val Venosta.Cosa rende speciale la Golden Delicious Bio? Seconda varietà di mela più coltivata nella produzione biologica della Valle, dopo la Gala, la Golden Delicious Bio Val Venosta presenta un colore distintivo che oscilla tra il giallo-verde e il giallo oro.
Compatta e con una polpa decisamente morbida e succosa, è grazie all’escursione termica tra il freddo della notte e il clima mite del giorno che la Golden Delicious Bio è caratterizza da numerosi pigmenti rossi che formano le sue seducenti guance rubiconde.
Ma vi è un altro elemento che rende uniche le Golden Delicious Bio della Valle. La sostenibilità idrica. Non è un caso, infatti, che proprio nella zona meno piovosa delle Alpi crescano mele di qualità eccellente e ottimo gusto. È la natura che dona ai contadini venostani i suoi frutti migliori.
Nel corso degli anni i melicoltori altoatesini hanno saputo sviluppare un sofisticato sistema di irrigazione che permette di dare ai meleti la giusta quantità di acqua. In questo modo, le Golden Delicious Bio Val Venosta hanno sempre a disposizione tutta l’acqua di cui necessitano.
Aromatiche e croccanti, queste mele dal sapore dolce, finemente acidulo, sono perfette da mangiare tutto l’anno, sia crude che trasformate in gustose torte, strudel e composte, sono una vera delicious.

sabato 2 gennaio 2021

Giannitessari rinnova il naming della sua produzione di Lessini Durello Metodo Classico. Lessini Durello Brut, Lessini Durello Riserva Extra Brut, Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero sostituiscono le tre etichette 36 Mesi, 60 Mesi e 120 Mesi. La linea di Metodo Classico da uva durella in purezza dei Monti Lessini, finora contraddistinta dal tempo di affinamento sui lieviti, ora riporta l’attenzione sulla denominazione, il dosaggio zuccherino e l’annata.

"Dal 2013 il Lessini Durello è una delle colonne portanti della nostra produzione - spiega Gianni Tessari, titolare dell’azienda di Roncà (Verona) – In questa fase iniziale, tra i primi della denominazione, abbiamo utilizzato i numeri in etichetta con riferimento ai mesi di affinamento sui lieviti, scegliendo di comunicare le straordinarie potenzialità del Durello Metodo Classico attraverso la sua capacità di sfidare il tempo, che permette ad aromi e sapori di perfezionare il proprio delicato equilibrio. Spesso per il consumatore questa caratteristica non era scontata, anzi a volte era sconosciuta. Abbiamo lavorato quindi per consolidare l’importanza del tempo nell’evoluzione. Oggi, raggiunto l’obiettivo, sentiamo la necessità di fare un passo avanti: i nostri Lessini Durello continuano, e lo faranno sempre, a riposare sui lieviti per almeno tre anni, ma troviamo vincolante imbrigliare l’evoluzione del vino a un periodo di affinamento stabilito a priori. Vogliamo avere la libertà di farlo uscire quando lo riteniamo opportuno, ossia una volta che – a nostro avviso – ha raggiunto la sua migliore espressione, evitando inoltre al consumatore di dover utilizzare la calcolatrice durante la degustazione per verificare l’informazione in etichetta".
Cambia anche la grafica dell’etichetta, che riporta non solo il nome dell’azienda ma l’intero logo, compresa l’immagine della chiesa di Brognoligo di Monteforte d'Alpone, paese natale di Gianni Tessari. Al centro sono posti la denominazione, il nome del vino e l’annata per le riserve, mentre fa da cornice l’indicazione del metodo di spumantizzazione.
Lessini Durello Brut, Lessini Durello Riserva Extra Brut e Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero sono rispettivamente prodotti in un numero di 45000, 4000 e 1500 bottiglie e venduti al prezzo in enoteca di circa 18, 28 e 40 euro.

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