martedì 30 giugno 2020

L’intestino digerisce tutto, anche le emozioni: è quanto afferma uno studio del Nestlé Research che, in partnership con l’Imperial College di Londra, ha avviato da tempo una ricerca volta a studiare l’asse intestino-cervello . Allearsi quindi con i cibi più adatti al proprio profilo psicologico è fondamentale in momenti come questi, che registrano repentini sbalzi di umore a causa della situazione che stiamo vivendo.

"In questo particolare periodo storico, gli alimenti hanno pesato molto sulla bilancia della nostra psiche oltre che su quella del nostro fisico. Il confinamento, infatti, ha determinato un’importante modifica delle abitudini sociali e di vita che hanno avuto, a loro volta, un’inevitabile ripercussione sull’alimentazione di ciascuno di noi. Tendenzialmente le persone hanno mangiato di più e si sono mosse di meno, e questo potrebbe aver comportato un aumento di peso. Più che mai si è potuto osservare come l’umore possa incidere sul comportamento alimentare, ma le ripercussioni umorali e comportamentali non sono necessariamente uguali per tutti gli individui" commenta il Prof. Luca Piretta, Gastroenterologo e Nutrizionista, Università Campus Biomedico di Roma.
Vediamo dunque quali sono, in questo momento, i profili più frequenti e i relativi stati d’animo e con quali mood food – quegli alimenti che, grazie alle loro proprietà, agiscono sul benessere nutrizionale e psicofisico – possiamo allearci a tavola:

1. Profilo con sbalzi d’umore – Un centrifugato di...emozioni

Uova, nocciole, arachidi, legumi, verdure a foglia verde, carne e pesce svolgono una funzione positiva quando l’umore è giù, manca la volontà di affrontare la giornata e il pessimismo sembra prendere il sopravvento. Si tratta, infatti, di alimenti particolarmente ricchi in triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, anche conosciuta come ormone del buonumore. Non solo, a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di sintesi della serotonina sono anche gli acidi grassi essenziali: è importante, pertanto, prediligere alimenti con un alto contenuto di Omega 3, come pesce, frutta secca, semi e oli, che fanno sorridere il nostro umore e anche il nostro cuore. "In generale, è bene ricordare che anche gli alimenti ricchi in carboidrati, come quelli in proteine, svolgono un ruolo importante sul nostro umore, in quanto il cervello richiede zuccheri per favorire l’assorbimento del triptofano. Allo stesso tempo, però, evitiamo gli zuccheri semplici raffinati che creano un immediato effetto edonistico e gratificante, determinando un picco glicemico seguito subito da un brusco calo. È quindi importante gestire questa soddisfazione temporanea con molta attenzione per evitare che il loro consumo eccessivo possa comportare più effetti nocivi che benefici" sottolinea il Prof. Piretta.

2. Profilo insonne – Neanche contare le pecore lo aiuta

Per chi la notte si gira e rigira nel letto, parola d’ordine triptofano ma soprattutto, melatonina, conosciuta anche come ormone del sonno. "La melatonina è l’ormone deputato a regolare il ritmo circadiano, ovvero il ciclo sonno-veglia. Pertanto, per favorire un buon riposo e, indirettamente, la regolazione di fame e sazietà, preferire cereali, noci, mandorle, legumi e pesce, alimenti in cui questo ormone è fortemente presente. Tra la frutta, prediligere kiwi, pesche e albicocche in quanto ricchi di magnesio e potassio, ottimi alleati del sonno" spiega il Prof. Piretta. Non dimentichiamoci poi del ‘vecchio rimedio della nonna’: un bicchiere di latte. "Le ragioni si trovano in alcune proteine in esso contenute che vengono digerite dal microbiota intestinale in peptidi dotati di attività biologica. Alcuni di questi peptidi sono le caseomorfine che stimolano i recettori oppioidi e per questo motivo conciliano il sonno" commenta l’esperto. Non solo, il latte è tra i principali "serbatoi" dell’indispensabile vitamina B12, vitamina importante non solo per una corretta funzione del sistema nervoso compreso il ritmo sonno/veglia ma anche, come emerge da studi dei ricercatori del Nestlé Institute of Health Sciences (NIHS), del Nestlé Research Center (NRC) e della National University di Singapore, per favorire il naturale processo di invecchiamento. Moderare, invece, vino, formaggio, cavoli, spinaci perché contengono tiramina, un’ammina precursore dell’adrenalina, e le bevande dette nervine – come tè, caffè, guaranà, matè, bevande energizzanti – perché hanno un effetto eccitante sul sistema nervoso.

3. Profilo stanco e affaticato - "Per favore, tirami...su!"

Quante volte arriviamo a fine giornata esauste, complici i più piccoli che richiedono le nostre attenzioni, il telefono che squilla all’impazzata e la casa che grida vendetta? Per contrastare questo senso di stanchezza e ritrovare un po’ di sprint preferire alimenti ricchi di vitamine (gruppo D in particolare), minerali (fosforo, magnesio, calcio, potassio) e sostanze antiossidanti – come avocado, frutta fresca, cereali integrali, legumi, pistacchi, cioccolato, pesce – fondamentali nella lotta contro i radicali liberi, nel garantire la produzione di molecole deputate al trasporto energetico come l’ATP e al fine di assicurare la capacità contrattile muscolare. "Non dimentichiamoci poi il giusto mix: l’astenia si combatte, infatti, bilanciando proteine e carboidrati. Le proteine – sia di origine animale che vegetale – devono coniugarsi con l’assunzione di carboidrati a lento rilascio, come i cereali, per non stimolare in eccesso l’insulina che potrebbe dare origine a cali ipoglicemici che peggiorerebbero la condizione di affaticamento" commenta l’esperto. Infine, per gli amanti dei sapori un po’ speziati, un aiuto viene dalla cannella: questa spezia ci aiuta non solo a stimolare il gusto ma anche a combattere i chili di troppo accumulati in questi mesi. Da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Nestlé Research Center, insieme agli studiosi dell'Università di Tokyo, è emerso che l’aldeide cinnamica – la sostanza principale che conferisce il particolare aroma alla cannella – faccia aumentare i livelli di dispendio energetico e di ossidazione del grasso attraverso il processo metabolico di termogenesi.
"Considerando che la debolezza fisica spesso è legata a situazioni di disagio psicologico con conseguente riduzione della massa muscolare in relazione alla mancanza di attività fisica, è importante incentivare la ripresa del movimento, possibilmente all’aria aperta, per favorire anche l’azione della vitamina D. Non solo, il ripristino dei ritmi regolari dei pasti, favorendo l’assunzione della maggior parte delle calorie nella prima parte della giornata, senza saltare mai la prima colazione, è il metodo migliore per sincronizzare gli orologi biologici" conclude il Prof. Piretta.
Appare evidente come le emozioni ci nutrano, esattamente come il cibo. #goodvibes non è dunque solo l’hashtag che accompagna le nostre foto in questo periodo, quando all’improvviso ci viene in mente quel particolare ricordo, ma è quello che dobbiamo continuare a ripeterci e ricercare, scegliendo anche gli alimenti giusti.
Gli studi hanno evidenziato come la carenza di vitamina B12 sia correlata alla debolezza fisica legata all’età.
Lo studio ha dimostrato che il consumo di alcune spezie, come la cannella, permette di stimolare la termogenesi, un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell'organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare, favorendo così l’ossidazione del grasso e la conseguente diminuzione del peso. La ricerca è stata condotta su un campione di 15 uomini in buona salute, numerosità considerata sufficiente per la bontà dell’analisi in questione. Per la buona riuscita dell’esperimento ai 15 partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, è stato chiesto di ridurre al minimo l’attività fisica: infatti, per prendere parte all’indagine sono stati invitati ad usare la propria auto o i mezzi pubblici. Non solo. Non è stato concesso il consumo di caffeina né l’assunzione di cibi piccanti nei due giorni precedenti l’esperimento. I soggetti sono stati istruiti a rimanere in silenzio e in stato di riposo con la possibilità di guardare la TV.

lunedì 29 giugno 2020

Mareblu presenta una grande novità per le nostre tavole: la nuova gamma di Filetti di Tonno in vaso di vetro che, grazie all’utilizzo di materie prime di altissima qualità, andrà incontro ai gusti di tutti i consumatori, sempre più attenti alle loro scelte alimentari e ai prodotti che consumano.

I Filetti di Tonno Mareblu, lavorati a mano, si contraddistinguono per la tenerezza e la compattezza delle carni, e sono ideali sia consumati come secondo piatto accompagnati da un’insalata sia utilizzati per la realizzazione di ricette più elaborate.
Mareblu propone i Filetti in Vetro in tre varianti, disponibili nel formato da 180g, in modo che ognuno possa scegliere quella più adatta alle proprie esigenze: Filetti di Tonno Classici in Olio di Oliva, ideali per chi ama il gusto classico e semplice del tonno, poiché conditi con solo olio di oliva.
I Filetti di Tonno VeroSapore, caratterizzati da un sapore più intenso e deciso grazie all’olio extra vergine di oliva.
Filetti di Tonno VeroNaturale, conservati al naturale in acqua e sale e dal sapore 100% naturale, per chi preferisce evitare condimenti o per chi ama aggiungere il proprio olio preferito.
Grazie alla nuova gamma, Mareblu conferma il suo impegno a favore dell’ambiente scegliendo di utilizzare vasetti in vetro: un materiale sostenibile perché altamente riciclabile, riutilizzabile e richiudibile in modo che nulla vada sprecato.

domenica 28 giugno 2020

Novità esclusiva di quest'anno è il Gazpacho estivo biologico Alce Nero, 100% vegetale, preparato con peperoni aromatizzati con un tocco di basilico. Una ricetta profumata e grintosa, pomodori e finocchio, realizzata solo con pomodoro italiano e con olio extra vergine di oliva ottenuto da olive italiane dei 160 soci olivicoltori del marchio. La dolcezza del peperone, unita alla freschezza del finocchio, dona al Gazpacho estivo Alce Nero un gusto equilibrato, leggero, che si presta perfettamente ad essere consumato anche a temperatura ambiente.

La confezione da 350g contiene una pratica monoporzione di zuppa, già pronta da gustare. Non manca l'attenzione all'ambiente e al territorio anche sul fronte packaging. Tutti gli imballaggi utilizzati, infatti, sono realizzati con materiali riciclabili e provengono da aziende italiane. Il Gazpacho estivo biologico Alce Nero, così come le altre zuppe fresche del marchio, è prodotto con grande attenzione a tutte le fasi della lavorazione: attenzione rivolta a non alterare le proprietà organolettiche della materia prima utilizzata e a preservare il sapore autentico delle verdure. A tal fine, si utilizza, per la cottura, un sistema simile a quello casalingo, ma su scala industriale: la zuppa fresca Alce Nero è preparata in grandi "pentoloni" e appena pronta viene trasferita nelle ciotole, subito sigillate e sottoposte ad un rapido raffreddamento. Da questo momento in poi la catena del freddo non viene più interrotta e tutti i prodotti vengono trasportati, con mezzi refrigerati, verso le piattaforme distributive o direttamente presso i punti vendita.
Il nuovo Gazpacho estivo biologico Alce Nero va ad aggiungersi all'offerta estiva di zuppe fresche: in confezione da 2 porzioni, la Zuppa con cavolo nero biologica, con cannellini e bietola, e in formato monoporzione, il Minestrone di verdure biologico, con sedano rapa e zucchine, senza patate e legumi, e la Vellutata delicata, a ridotto contenuti di grassi, con finocchio e piselli, cavolo riccio e coriandolo.
Alce Nero è il marchio di agricoltori e trasformatori biologici impegnati dagli anni ’70 nel produrre cibi buoni, frutto di un’agricoltura che rispetta la terra e la sua fertilità. Da 40 anni Alce Nero percorre la strada del biologico: si dedica alla produzione di un cibo proveniente da campagne libere da erbicidi e pesticidi, custodite e coltivate ogni giorno con rispetto. Un’agricoltura di tradizioni immutate e di innovazione, in equilibrio tra nuove tecnologie, sperimentazione di ricette ed ingredienti, e i rigorosi disciplinari che il biologico autentico impone. I prodotti biologici Alce Nero, più di trecento, sono semplici e quotidiani. Sono prodotti che non hanno dimenticato il gusto, il piacere di riunirsi attorno alla stessa tavola, di essere condivisi. I prodotti coltivati e trasformati in Italia, così come quelli del biologico Fairtrade. Prodotti biologici, tutti. Tutti in equilibrio con la terra.

sabato 27 giugno 2020

La presenza del Consorzio del Prosciutto Toscano al VII Forum annuale sulla Via Francigena, presso il complesso monumentale di Abbadia Isola (Monteriggioni-SI), ha coinciso con la presentazione della cartina dedicata alla promozione del Prosciutto Toscano DOP nel territorio della Francigena Toscana. La cartina ufficiale, realizzata in collaborazione con l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) vede coinvolti e protagonisti tutti i produttori associati. Una cartina che, afferma il Direttore del Consorzio Emore Magni "servirà al turista per orientarsi sul tracciato e al tempo stesso cogliere l’opportunità di assaporare una fetta di Prosciutto Toscano DOP, dal sapore delicato e arricchito sapientemente dagli aromi inconfondibili della “Toscanità”, tipici della sua vegetazione, ricca di lentischi, mirti e ginepri".

Il Consorzio ha condiviso da alcuni anni il progetto della Via Francigena, diventando ambasciatore dell’eccellenza toscana. Il progetto ora prende forma anche attraverso la campagna promozionale sui social in cui le emozioni generate dal camminare lentamente lungo lo storico percorso si legano al profumo e al sapore di questo straordinario prodotto. I centri toscani posti lungo la Via Francigena, all’interno del comparto produttivo del Prosciutto Toscano DOP, vengono presentati in abbinamento a piatti della tradizione gastronomica locale. L’arte e la cultura del cibo come polo attrattivo di un percorso da gustare passo dopo passo.
A partire dal 1° luglio 2020 gli scatti lungo la Via Francigena in compagnia del Prosciutto Toscano DOP saranno rilanciati sui social istituzionali del Consorzio e della Via Francigena attraverso la campagna congiunta con gli hashtag #prosciuttotoscanoDOP e #ViaFrancigenaFood.

venerdì 26 giugno 2020

L’idea di evolvere l’approccio enologico ai vini bianchi della linea Myò-Vigneti di Spessa aleggiava da anni in Zorzettig Vini, in particolare il proposito di presentare i bianchi dopo un affinamento prolungato, non più di uno bensì di due anni. Nel novembre 2018, inizio dell’annata agraria per i vini 2019, Annalisa Zorzettig e i suoi collaboratori, immersi nell'attività di campagna, osservano le viti e decidono che il momento è propizio per il cambiamento. Nel 2020 l’Azienda di Cividale del Friuli (Udine) non presenterà al mercato, e di conseguenza alle guide, l’annata 2019 dei vini bianchi della selezione Myò-Vigneti di Spessa, lasciando loro il giusto tempo per esprimersi, posticipandone quindi l’uscita al 2021.

Se l'annata 2019 aspetterà, sarà un uvaggio del millesimo 2018 a rappresentare il volto bianchista di Zorzettig alle guide 2020. Il nuovo vino della selezione Myò-Vigneti di Spessa si chiama I fiori di Leonie. Dedicato alla nipotina, viene descritto da Annalisa con queste parole: "Un vino schietto, sapido, pulito, fresco e sincero come la forza della natura, la purezza e la vitalità di Leonie che è il futuro, il futuro sostenibile". A caratterizzare l'etichetta, un fiore di ciliegio protetto all’interno del calice che rappresenta il continuo impegno dell'Azienda nel tutelare il territorio con un occhio di riguardo alla biodiversità, indispensabile per l'ecosistema e per la bontà del vino.
"I fiori di Leonie è in linea con le iniziative e l'attenzione crescente che la Cantina riserva all'ambiente – continua Annalisa Zorzettig – Non produciamo semplicemente vino ma creiamo un patrimonio culturale e di valori da tramandare alle generazioni che verranno, con grande senso di responsabilità, a partire dalle scelte in vigna".
Il DOC Friuli Colli Orientali è un blend di uve pinot bianco, friulano e sauvignon del cru Vigneti di Spessa. I tre vigneti dedicati sono allevati a doppio capovolto, sistema che offre rese contenute e particolarmente espressive delle varietà e del territorio. La raccolta è eseguita rigorosamente a mano con un'attenta selezione dei migliori grappoli. Successivamente alla pigiatura soffice, viene avviata una macerazione a freddo di 12 ore per estrarre il miglior corredo aromatico e ottenere freschezza. Le fermentazioni in tank di acciaio, separate per ogni varietà, sono seguite dall’affinamento con battonage settimanale per sei mesi in acciaio. Dopo l’assemblaggio dei tre vini e l’affinamento in legno piccolo per altri sei mesi, si procede all’imbottigliamento.

giovedì 25 giugno 2020

Con l’avvicinarsi dell’estate e l’allungarsi delle giornate, aumenta la voglia di tempo libero e di relax e il momento dell’aperitivo serale diventa sempre più un must irrinunciabile. Ogni tanto staccare la spina dal lavoro e dalle scadenze può davvero rappresentare una cura per lo spirito, ed ecco che Grimbergen, storico marchio di birra d’abbazia belga, propone la sua selezione da sorseggiare e gustare quando si sceglie di dedicare del tempo a se stessi.

Grimbergen nasce proprio da questo proposito: offrire una birra dedicata al tempo per sé, alla meditazione, al riscoprire e allenare i propri sensi. Nasce così un’offerta composta da tre birre completamente diverse tra loro, dalle proprietà organolettiche uniche e inimitabili. Tre birre d’abbazia che rinascono caparbiamente dalle ceneri di una storia che ha visto la continua distruzione del luogo che le ha create. Nel 2019 Grimbergen ha dato prova di questo spirito di continua rinascita ai World Beer Award vincendo ben 5 premi e definendosi come brand attento alla qualità e unicità dei propri prodotti. Da qui nascono tre idee per degli aperitivi fuori dal comune, dettati dalla voglia di relax e di qualità, per un tempo passato all’insegna della cura di se stessi.

Gusto deciso e note caramellate

Ad ogni gusto una birra diversa, accompagnata da un aperitivo diverso. Le birre Grimbergen si sposano benissimo per impronta organolettica a diversi abbinamenti. Per coloro che preferiscono l’aperitivo a base di sapori forti e decisi, una birra intensa e maltata è la scelta giusta. Grimbergen propone dunque Grimbergen Double Ambrée, una birra ricca e decisa dal colore ambrato, tendente al mogano – al naso prevalgono i sentori tostati dati dal malto, che ricordano il cacao e il caramello. Ideale in abbinamento con formaggi e affettati stagionati.

Gusto equilibrato e corpo

Per chi sceglie di affidarsi a dei sapori più bilanciati e tradizionali, l’abbinamento perfetto è sicuramente quello con una birra blonde come l’omonima Grimbergen Blonde, corposa e bilanciata. Una birra dal colore dorato in cui all’olfatto il lievito ne esalta le note fruttate, con sentori di frutta tropicale, e quelle speziate, che ricordano i chiodi di garofano. Grimbergen Blonde è ideale in abbinamento a formaggi di media stagionatura e panificati.

Gusto delicato e freschezza

Per chi ama le fragranze raffinate e fresche, l’abbinamento consigliato è quello con Grimbergen Blanche, una birra dall’aspetto velato, giallo paglierino, caratterizzata al naso da sentori di cereali freschi, spezie e agrumi, che ricordano il bergamotto. Ideale in abbinamento con formaggi freschi, erborinati e affettati dal carattere delicato.

mercoledì 24 giugno 2020

Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business, insieme a Copernico & Friends, la società che gestisce me.nu, il brand food del Gruppo, lanciano il "Ristorante Diffuso": un servizio di food delivery pensato per le aziende con uffici a Milano, che hanno l'esigenza di avere un'offerta food quotidiana. Grazie al Ristorante Diffuso, infatti, si potranno ricevere i pasti principali della vita d'ufficio - dalla colazione al break mattutino, dal pranzo all’aperitivo - ogni giorno nel proprio ufficio.

Il Ristorante Diffuso nasce per andare incontro alle nuove necessità delle aziende in un momento delicato di ritorno all'attività lavorativa in ufficio dopo il lockdown, un periodo in cui è ancora richiesto il distanziamento sociale e quindi molte imprese preferiscono affidarsi ai brand di ristorazione, per dare la possibilità ai propri dipendenti di fruire della pausa pranzo e degli altri break direttamente in ufficio, in totale sicurezza. Il Ristorante Diffuso costituisce non solo un ampliamento dell’offerta di ristorazione del Gruppo, ma si pone come vero e proprio servizio a valore aggiunto per permettere alle persone che sono rientrate nei propri uffici di vivere la routine lavorativa nel modo più normale possibile, senza dover subire il disagio dei limiti dettati dalla Fase 2.
"Il valore di questa nuova proposta è di creare nuove possibilità e opportunità laddove il Covid- 19 ha creato dei limiti. Questo nuovo servizio è infatti pensato per le aziende che hanno l'esigenza di avere un'offerta food quotidiana all'interno della loro realtà" ha dichiarato Alessio Banfi, CEO di Copernico & Friends "Tornare al lavoro in ufficio in questo momento non è semplice, per questo crediamo che il Ristorante Diffuso possa supportare le aziende e i loro dipendenti, permettendo loro di usufruire di pasti sani, in sicurezza dal proprio ufficio".
Si potrà usufruire del servizio, già attivo dal 1° giugno nella città di Milano, per gli orari di colazione e pranzo. Si potrà accedere al servizio e prenotare solo tramite il sito web di me.nu (https://menu.coperni.co/it/delivery) e la web app dedicata personalizzata per il cliente.

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martedì 23 giugno 2020

Il deus ex machina dell’azienda agricola Arnaldo Caprai di Montefalco (Umbria) e il rappresentante della quarta generazione alla guida della tenuta di Tramin-Termeno (Alto Adige) hanno deciso di mettere a confronto territori, tecniche di vinificazione, vitigni autoctoni e filosofie aziendali in una serata dedicata a sommelier, appassionati e addetti ai lavori. Tra i protagonisti dell’evento anche il sommelier e wine writer Raffaele Fischetti.

L’appuntamento – aperto al pubblico su prenotazione – è previsto per il 9 luglio, a partire dalle ore 19.30, e si svolgerà in un territorio tutt’altro che neutrale, ovvero nella tenuta Barthenau, nel cuore dell’altopiano di Mazon, tra le vigne di Pinot Nero di casa Hofstätter.
Proprio l’esigente vitigno a bacca rossa sarà il fulcro del confronto "alla cieca": se Hofstätter cala il suo asso con il Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero, Caprai risponde nel calice con il suo Malcompare, 100% Pinot Nero della Linea Signature, uno dei vini nati con la collaborazione, nel 2015, con Michel Rolland, espressione di una continua tensione alla sperimentazione e innovazione che fonda le sue basi su un profondo e instancabile lavoro di ricerca e valorizzazione del terroir. L’annata sarà per entrambi la 2016, che ha segnato punte di eccellenza per entrambe le aree viticole.
Sempre "blind" anche il confronto sulle due declinazioni di Sauvignon. La freschezza e l’intensità sono quelle dei saliscendi di Montefalco per il Sauvignon di Caprai e quelle delle vigne di alta montagna per l’Oberkerschbaum Sauvignon di Hofstätter che nasce da una particella dell’omonimo maso a Pochi di Salorno, tra 750 e 800 metri sul livello del mare. L’annata è la 2018, con la sua estate calda e secca che ha portato a una maturazione anticipata e a una conseguente vendemmia impegnativa che ha però saputo ripagare gli sforzi.
Per i bianchi non alla cieca, un’etichetta personalissima per Hofstätter che apre le porte della sua cantina privata con un Gewürztraminer affinato in anfora, frutto di un esperimento di oltre 10 anni fa e mai messo in commercio. Caprai si prepara a stupire invece con la Cuvée Secrète, il bianco punta di diamante dell’azienda, un blend delle varietà (segrete appunto) che ogni anno si esprimono al meglio e frutto di un affinamento di 6 mesi in barrique di rovere francese.
I due produttori, da sempre impegnati nell’identificare le loro aziende con i rispettivi territori, hanno scelto di puntare i riflettori dei rossi non alla cieca sulle etichette che meglio raccontano le radici della loro viticoltura: Vigna Steinraffler Lagrein l’autoctono di Hofstätter e, inevitabile, la scelta di Caprai che punta sul Sagrantino di Montefalco, varietà che ricama da oltre 400 anni le dolci colline della località umbra e di cui a questa cantina va il merito di averla recuperata e portata a un nuovo rinascimento. Per l’occasione, si degusterà il Sagrantino della Linea Signature, l’acclamato (quanto ricercatissimo), Spinning Beauty.
L’evento è aperto al pubblico. Il numero di posti è limitato, per prenotazioni scrivere a enoteca@hofstatter.com.

lunedì 22 giugno 2020

McDonald’s Italia aggiunge due nuovi tasselli al quadro degli ingredienti italiani utilizzati per i suoi prodotti: si tratta del bacon e del latte intero per i gelati. Una scelta, quella dell’azienda, che si inserisce nel percorso di italianità intrapreso ormai da molti anni e nella lunga storia di collaborazione e supporto al tessuto economico del territorio. Oggi McDonald’s Italia infatti acquista ogni anno oltre 94 mila tonnellate di materie prime agroalimentari provenienti dal nostro Paese, equivalenti a un valore di 200 milioni di euro.

Il bacon, di cui l’azienda stima l’acquisto di 1.500 tonnellate per il 2020, proviene da Italia Alimentari (società del Gruppo Cremonini) e dal Salumificio Fratelli Beretta, mentre il latte – 4.500.000 litri di latte all’anno per il cono gelato, il Sundae e il McFlurry – è fornito da Granarolo.
"In un momento delicato come quello che il nostro Paese e la nostra economia stanno vivendo, crediamo davvero che continuare a investire sul territorio sia la chiave per la ripartenza dell’intero sistema. Ecco perché il nostro impegno va nella direzione di aumentare gli investimenti nel comparto agroalimentare italiano" ha commentato Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia. "Latte e bacon vanno ad aggiungersi alle tantissime filiere italiane con cui ormai da anni collaboriamo e grazie alle quali continuiamo a offrire ai nostri clienti prodotti italiani, sicuri e di qualità".
Latte e bacon vanno ad aggiungersi agli ingredienti italiani già utilizzati dall’azienda: carne bovina e pollo, provenienti da allevamenti italiani e forniti rispettivamente da Inalca e Amadori; torte e brioche, fornite da Bindi e Cupiello; insalata e verdura fresca, fornite da Bonduelle Italia e Sab; il Parmigiano Reggiano DOP fornito da Parmareggio; il pane fornito da Bimbo e altri ancora. La collaborazione tra McDonald’s Italia e il settore agroalimentare del nostro Paese è consolidata anche dal legame con i prodotti DOP e IGP, che ha ormai alle spalle 12 anni di cammino attraverso 15 eccellenze certificate del territorio italiano. Solo nel corso del 2020, ne verranno acquistate oltre 1.000 tonnellate.
In Italia da oltre 30 anni, McDonald’s conta oggi 600 ristoranti in tutto il Paese per un totale di 24.000 persone impiegate che servono ogni giorno 1 milione di clienti. I ristoranti McDonald’s italiani sono gestiti per il 90% secondo la formula del franchising grazie a 140 imprenditori locali che testimoniano il radicamento del marchio al territorio. Anche nella scelta dei fornitori McDonald’s conferma la tendenza a essere un marchio "locale", con l’84% di fornitori che è rappresentato da aziende con stabilimenti in Italia. Nel mondo McDonald’s è presente in oltre 100 Paesi con più di 36.000 ristoranti.

domenica 21 giugno 2020

Dopo aver attirato l'attenzione di tutto il mondo come paradiso per gli amanti del cibo, la Slovenia ha raggiunto il traguardo culinario più significativo.

Le eccezionali 2 stelle Michelin sono state date alla Chef Ana Roš, del ristorante Hiša Franko, grazie alla sua moderna interpretazione della cucina tradizionale e alla straordinaria esperienza gastronomica, come sottolineato da Gwendal Poullennec, direttore internazionale delle guide Michelin a Parigi. "Lavoreremo ancora di più – ha affermato Ana Roš - questo può essere solo l’inizio di una storia straordinaria. Come ho detto nel mio libro, dopo ogni pioggia esce il sole e, dopo questo periodo impegnativo in gastronomia, è di sole e positività che abbiamo bisogno".
Altri 5 eccellenti ristoranti sloveni hanno ricevuto le loro prime stelle Michelin. Lo chef Tomaž Kavčič (Pri Lojzetu) ha ringraziato tutta la sua squadra e la sua famiglia per il duro lavoro degli ultimi 20 anni, così come lo chef Uroš Fakuč (ristorante Dam) che ha rivelato che ricevere una stella Michelin era il suo sogno d'infanzia. Lo chef Gregor Vračko (Hiša Denk) era quasi senza parole, dicendo solo che la prima stella appartiene a tutti in Hiša Denk. Lo chef Jorg Zupan (ristorante Atelje) ha sottolineato l'importanza di utilizzare solo ingredienti locali e il legame che questi hanno con i piccoli agricoltori, nonché lo chef Uroš Štefelin (Vila Podvin) che ha ribadito come sia di vitale importanza per l'ambiente locale l’uso di prodotto a KM0. "Questo gran risultato è la prova che la gastronomia slovena è pronta per l'arrivo della Michelin da tempo. Sei ristoranti stellati già nel primo anno è un successo straordinario per cui siamo particolarmente orgogliosi - afferma Aljoša Ota, Direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo in Italia –questi preziosi riconoscimenti arrivano proprio in un momento in cui il turismo sta affrontando una delle sue più grandi sfide fino ad oggi e offrono grande incoraggiamento e motivazione sul percorso di recupero del turismo sloveno e un'ottima opportunità per aumentare il profilo del Paese unitamente al profilo della sua cucina. Il fatto che ben sei ristoranti abbiano ricevuto il Michelin Sustainability Award, inoltre, aiuterà la destinazione a rafforzare ulteriormente la sua posizione di pioniere nel settore della sostenibilità".
Il premio onorario Michelin Bib Gourmand è stato ricevuto da 9 ristoranti sloveni: Etna, Ruj, Jožef, Na Gradu, Rajh, Gostilna Mahorčič, Gostilna Repovž, Gostišče Grič ed Evergreen.
La targa Michelin ha messo in evidenza ben 37 ristoranti sloveni: Julijana, Ošterija Debeluh, Gostilna Vovko, Gostilna Francl, Dvor Jezeršek, Gredič, Hiša Torkla, Marina, Gostilna za Gradom, Gostilna Krištof, Pavus, As, B-Restaurant, Cubo, Harfa, JB, Maxim, Monstera bistro, Separé, Shambala, Strelec, Sushimama, Valvas'or, Vander, Mak, Sedem, Calypso, Pikol, Hiša Fink, Otočec Castle, Galerija okusov, Stara Gostilna, Rizibizi, Sophia, Hiša Krasna, Danilo e Kendov dvorec .
Lo speciale Michelin Sustainability Award è stato assegnato a 6 chef e ristoranti sloveni: Gostišče Grič (Luka Košir), Monstera bistro (Bine Volčič), Hiša Franko (Ana Roš), Gostilna Krištof (Uroš Gorjanc), Gostilna za Gradom (Davide Crisci) e Gostilna Mahorčič (Ksenija Krajšek Mahorčič).
Il Paese, con una deliziosa miscela di sapori tra le Alpi, il Mediterraneo, la Pianura Pannonica e la penisola balcanica, è orgoglioso di poter contare 6 ristoranti con stelle Michelin e la sua prima guida Michelin. Non è un segreto che la Slovenia abbia guadagnato la prestigiosa attenzione della bibbia rossa culinaria negli ultimi dieci anni anche grazie alle decine di premi culinari guadagnati. Molti chef sloveni hanno già contribuito al riconoscimento gastronomico internazionale della Slovenia. Questa terra, di sapori autentici e cucina innovativa, sta avvicinandosi alla conquista del titolo 2021 di Regione Europea per la Gastronomia.
La scorsa settimana è stato lanciato anche un nuovo portale gastronomico www.tasteslovenia.si.
Il vantaggio unico degli chef sloveni è il loro accesso privilegiato agli ingredienti locali. La loro filosofia culinaria si basa sul principio "dal giardino alla tavola". I famosi ispettori Michelin sono convinti che la natura e la qualità degli ingredienti delle 24 regioni gastronomiche della Slovenia esaltino la creatività degli chef.
Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale MICHELIN ha ancora affermato: "Mentre assistiamo alla riapertura progressiva dei confini europei, siamo lieti di presentare la prima edizione della Guida MICHELIN Slovenia. Questa nuova selezione è stata davvero apprezzata dai nostri ispettori ed evidenzia una destinazione che brilla in così tanti modi. La selezione dei nostri esperti mette in mostra l'eccezionale qualità della scena culinaria slovena, la creatività dei suoi talentuosi chef, l'alta qualità degli ingredienti locali e anche l'impegno degli chef per un approccio più sostenibile alla gastronomia. I nostri ispettori sono stati davvero felici di scoprire i ristoranti che rendono la Slovenia una destinazione internazionale così affascinante ed eccitante e che tutti i buongustai dovrebbero scoprire o riscoprire".
Ogni stella Michelin premiata ha un effetto incredibilmente positivo sull'ambiente locale. D'altra parte, ogni ristorante stellato ottiene un posto sulla più prestigiosa mappa culinaria del mondo, elogiato dai buongustai che pianificano le loro prossime visite secondo la costellazione delle stelle Michelin.

sabato 20 giugno 2020

Le bocce per la pizza di Koch - azienda altoatesina specializzata nella produzione di pasta e prodotti surgelati – sono disponibili in 8 fantastiche varianti di impasto con solo lievito madre nel formato da 2 pezzi per 400g: al farro, con orzo e avena, al kamut, con semi di canapa, rustiche (con germe di grano), integrali, ai 7 cereali, con soia.

Per chi ama il sapore della pizza classica, invece, può trovare l’impasto tradizionale nel formato da 4 pezzi per 750g.
Le bocce per la pizza di Koch sono preparate solo con materie prime di alta qualità, senza aggiunta di additivi e conservanti. Vengono successivamente surgelate per offrire la comodità e il sapore di una pizza croccante e deliziosa come in pizzeria direttamente a casa propria.
Morbide e facili da stendere sono semplicissime da preparare. Basta lasciare scongelare le bocce a temperatura ambiente per circa 3 ore e stenderle accuratamente su di un piano infarinato con l’aiuto di un matterello; poi disporle su di una teglia da forno, farcirle con gli ingredienti preferiti e informare per 10-12 minuti a 200-220C°.
Disponibili nei supermercati nel reparto surgelati.

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venerdì 19 giugno 2020

Per ottenere un caffè espresso di alta qualità bisogna assolutamente iniziare da origine, specie e metodi di lavorazione dei chicchi di caffè verdi.

Solo successivamente, quando i chicchi sono stati selezionati avviene quello comunemente chiamato processo di decaffeinizzazione. Attraverso questo processo si arriva ad avere meno dello 0,1% di caffeina all'interno dei chicchi verdi.
Questo avviene mediante l'utilizzo di un solvente, i più usati sono:
- Acqua
- Acetato di etile
- Anidride carbonica (liquida o supercritica)
- Diclorometano
Tutti questi metodi alterano (chi più e chi meno) il sapore finale in tazza, conoscerli e sapere che modifiche apportano è di vitale importanza per poter selezionare un ottimo caffè decaffeinato.

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giovedì 18 giugno 2020

"È di due miliardi di euro la stima della perdita derivante dalla frenata di consumi di vino in Italia nel periodo marzo-maggio; un deficit, questo, equivalente al 20% circa dei ricavi non più recuperabili nel corso di quest’anno". È quanto emerge dall’analisi dei consumi di vino prima e durante il lockdown in Italia, presentata oggi da Davide Gaeta, professore associato del dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli studi di Verona, nel corso del webinar "Banche, fondi e garanzie. Vino, diamogli credito - Mercati in trasformazione ed effetti economico-finanziari sui bilanci delle imprese vitivinicole", organizzato da Foragri in collaborazione con L’Informatore Agrario, Vite&Vino e Centro Studi Management DiVino. L’indagine, realizzata con l’Associazione Europea degli economisti del Vino guidata da Jean Marie Cardebat, ha considerato i consumi in 8 Paesi del Vecchio Continente.

Per quanto riguarda l’Italia, due terzi degli intervistati (complessivamente 1146) dichiara di aver diminuito il consumo di vino durante il confinamento forzato; in crescita gli acquisti on line con una quota del 15,5% che superano il canale wine store e quello diretto in cantina nonostante la massiccia organizzazione di delivery (scelti rispettivamente dal 10,5% e dal 14,3% del campione).
Per Davide Gaeta "L’analisi dei consumi pre e durante il lockdown evidenzia l’attuale crisi di liquidità delle aziende vitivinicole italiane a cui si aggiunge anche la drammatica difficoltà degli incassi riferiti persino alle vendite sul canale horeca di fine 2019. Ora servono misure urgenti di politica economica per recuperare la crescita dei consumi. Una leva potrebbe essere rappresentata dalla riduzione di qualche punto dell’Iva, oltre che di un nuovo approccio del consumatore. Infatti, circa il 70% del campione coinvolto si dimostra sensibile nei confronti dell’acquisto di vino locale per sostenere l’economia e le cantine del territorio".
La perdita del 20% sul settore vitivinicolo prevista dagli analisti nel 2020 impatterà in modo significativo sui bilanci delle imprese. Secondo Luca Castagnetti, direttore del Centro Studi Management DiVino, che ha analizzato un campione di 618 aziende (tutte le imprese del settore con ricavi da 3 milioni di euro in su) simulando le performance del 2020: "Le nostre proiezioni vedono le imprese minori in perdita significativa (ebit -3,6%). Calo rilevante anche per le medie aziende (ebit -2,3%), a fronte di una media stabile nell’ultimo triennio del +4%. Per le imprese con fatturato superiore ai 30 milioni di euro, la simulazione registra un valore positivo dell’ebit dell’1,1% ma a fronte di un +5,7% degli ultimi anni".
Secondo Castagnetti, "Sotto l’aspetto finanziario l’annullamento dei flussi di cassa gestionali farà esplodere il fabbisogno di strumenti finanziari, con un incremento che per le imprese da 3 a 10 milioni di euro sarà di 7 volte superiore rispetto al periodo pre-Covid". Una necessità, quella dell’intervento finanziario, che secondo l’analista sarà fondamentale per difendere la filiera da eccessive pressioni al ribasso per uva e vino e quindi per mantenere in equilibrio la distribuzione del valore". Ma non basta, secondo lo studio sarà fondamentale una spending review che non demoralizzi la ripresa, sostenere l’export attraverso aggregazioni di produttori, sviluppare il canale online, lavorare di più con gli istituti di credito e aprirsi ai mercati finanziari.
Il webinar è stato realizzato grazie alla partecipazione di Monte dei Paschi di Siena, Crédit Agricole, Made in Italy Fund, Inseec U. Research Center, Ismea.
Edizioni L’Informatore Agrario è la casa editrice con sede a Verona che, da 75 anni, dal suo osservatorio privilegiato si fa interprete e promotore delle istanze della filiera agricola. Quattro le testate di riferimento: il settimanale dedicato all’agricoltura professionale L’Informatore Agrario, il mensile per l’agricoltura part-time e hobbistica Vita in Campagna, MAD – Macchine Agricole Domani, dedicato al mondo della meccanica agraria e Vite&Vino, il bimestrale dedicato al settore vitivinicolo, oltre a un ampio catalogo di libri e altri supporti multimediali su temi specializzati.

mercoledì 17 giugno 2020

Viva il Mix Tropicale, Bio Mango, Bio Ananas e la versione Bio Mix Tropicale stupiranno per la colorata e vivace combinazione di frutta dai profumi e sapori estivi; le referenze sono state pensate per il consumatore esigente in termini di gusto e qualità, contemporaneamente consapevole e attento alla sostenibilità ambientale e sociale.

Proposte in confezione doy richiudibili da 80 grammi, le referenze rispondono alla grande attenzione che Noberasco pone, da sempre, nei confronti della tutela dell’ambiente: grazie al pratico zipper in plastica -facilmente separabile dal resto del pack- le confezioni risultano riciclabili nell’apposito circuito della carta.
Le novità tropicali Noberasco, inoltre, sono al centro di un importante progetto di sviluppo della nazione d’origine di tutte le materie prime: lo Sri Lanka. Nella piccola nazione asiatica Noberasco è impegnata, attraverso il proprio know how, a supportare la locale realtà cooperativa che si dedica al conferimento e fornitura della frutta, al fine di migliorare tra le altre cose, il processo complessivo di gestione del prodotto sia dal punto di vista territoriale che logistico in senso ampio.
Una missione, quella di Noberasco, che poggia le basi su alcuni pilastri valoriali, che insieme danno vita al "Metodo Noberasco" (sistema basato sulle linee guida della ISO 20400):
- attenzione alle condizioni di lavoro in essere presso i propri partner fornitori
- rispetto e sostenibilità ambientale
- correttezza delle procedure gestionali dei propri partner fornitori
- coinvolgimento e sviluppo delle comunità, in particolare, nelle aree in via di sviluppo.
Noberasco unisce gusto, benessere, rispetto per la natura e tutela dei produttori attraverso quattro referenze gustose, etiche e sostenibili. Bio Mango, Bio Ananas, Bio Mix Tropicale sono in vendita nel reparto ortofrutta di tutte le migliori catene di super e ipermercati al prezzo di euro 2,89 e Viva il Mix Tropicale al prezzo di euro 2,49.

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martedì 16 giugno 2020

Lo chiamano il fagiolo della regina, perché leggenda vuole che la regina di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo, ne andasse letteralmente pazza. Siamo in Cilento, nel salernitano, e più precisamente a Gorga, frazione del Comune di Stio. È qui che Slow Food ha appena lanciato un nuovo Presidio, il fagiolo della regina di Gorga appunto.

La leggenda che ci fa viaggiare indietro nel tempo fino all’epoca borbonica è affascinante, ma ciò che conta è il presente: la voglia di un gruppo di produttori, di tre ragazzi e un insegnante in pensione, di non far scomparire una coltura che non è un vezzo, ma una vera risorsa.
Il senso di far nascere un Presidio Slow Food sta proprio in questo: da un lato salvaguardare i frutti della terra, dall’altro riconoscere l’impegno della popolazione locale e sostenerlo per favorire un cambiamento ambientale, sociale ed economico.

Un legume per far rinascere la microeconomia locale

A Gorga, oggi, ci abitano meno di cento persone. È in questa piccola frazione, e nel vicino territorio dei Comuni di Stio, Magliano Vetere, Campora, Orria e Gioi, che è rinato questo particolare ecotipo: «Quando abbiamo cominciato sette anni fa il fagiolo veniva coltivato soltanto da qualche anziana signora di Stio, ma a livello commerciale era morto» racconta Andrea De Leo, referente dei produttori del Presidio. «Abbiamo cominciato a produrne un po’ di più e a partecipare ad alcuni mercati, come Leguminosa, l’evento organizzato da Slow Food Campania a Napoli, riuscendo a creare una microeconomia che vede coinvolte le poche aziende agricole del territorio e anche le signore e i giovani che lo coltivano nei loro orti».
«In ogni paesino di questa zona tutti gli abitanti avevano un pezzetto di terra da coltivare per il proprio sostentamento» aggiunge Nerio Baratta, fiduciario della Condotta Slow Food Gelbison di Vallo della Lucania, in quest’area del Cilento. Tra le coltivazioni più diffuse, insieme alle castagne, c’era proprio quella dei fagioli: la scarsa deperibilità e la possibilità di seccarli, infatti, li rendevano un vero e proprio bene rifugio, ideali sia da scambiare sia da immagazzinare per sopravvivere ai lunghi inverni montani.
«Tra gli anni ‘50 e ‘70 il legume era molto conosciuto, ho trovato più di un libro di ricette che citano esplicitamente il fagiolo di Gorga» continua De Leo. Ma nei decenni successivi, un po’ per lo spopolamento della zona e un po’ per la gran quantità di lavoro necessario per coltivarlo e raccoglierlo, il fagiolo regina è finito nel dimenticatoio.
Riprendere la produzione di fagioli regina, prosegue De Leo, ha due risvolti. Il primo riguarda naturalmente il prodotto: «Vogliamo scongiurare la scomparsa di una particolarità locale - spiega il referente - Da noi, negli ultimi anni, si è coltivato quasi esclusivamente solo il fagiolo borlotto, perciò abbiamo impiegato sette anni per ripulire il seme. Sul lato umano, invece, la ripartenza ha dato orgoglio al paese e rinnovato il desiderio di continuare a coltivare la terra». In altre parole: creare indotto produttivo, costruire piccole aziende.

Le caratteristiche del fagiolo regina di Gorga

Di forma tondeggiante e colore bianco perlaceo, la polpa di questo particolare ecotipo di legume è compatta e la cuticola sottile, caratteristiche che ne assicurano dolcezza ed elevata digeribilità.
Tra le peculiarità della pianta c’è il suo portamento rampicante: può superare anche i tre metri di altezza e si adatta bene a diversi tipi di terreno, anche se preferisce quelli profondi, freschi, non troppo compatti e ben drenati.
Il fagiolo regina viene seminato a inizio estate, normalmente i primi giorni di luglio, e si raccoglie a inizio autunno. Il disciplinare di produzione prevede che la selezione e la riproduzione delle sementi sia fatta dai coltivatori stessi e vieta la coltura in serra o fuori suolo, l’uso di prodotti chimici di sintesi per fertilizzazione e per la difesa.
Il Presidio Slow Food del fagiolo della regina di Gorga è sostenuto dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e dal Comune di Stio.

lunedì 15 giugno 2020

Una nuova abitudine che si sta affermando. La preparazione in casa di panificati dolci e salati è una di quelle buone pratiche che, sollecitata da una situazione di emergenza, è destinata a consolidarsi come momento di riscoperta e valorizzazione dei preziosi momenti che si possono vivere insieme alla propria famiglia.

Sarchio, da sempre attenta ai mutamenti delle esigenze di consumo, ha risposto a questa sensibilità con 3 nuovi preparati, biologici e senza glutine: il Mix per pane bianco, il Mix per pane integrale e il Mix per Dolci. Un’opportunità per dare libero sfogo alla fantasia in cucina.
La combinazione degli ingredienti dei Mix rende possibile realizzare, facilmente e velocemente, prelibatezze gluten free dolci e salate. Il calibrato dosaggio delle diverse farine garantisce la perfetta consistenza degli impasti e la riuscita ottimale di ogni ricetta.
Focacce, pizze morbide o stese, pane e panini di vario genere senza glutine, sono alcune delle preparazioni che il nuovo Mix per pane bianco consente di sfornare. A base di amido di mais, farine di riso e grano saraceno questo mix garantisce impasti perfetti per ogni panificato.
Grande semplicità anche per le realizzazioni casalinghe di chi predilige la versione integrale. Il Mix per pane integrale è a base di una selezionata miscela ricca di ben 5 tipi di farine integrali diverse come grano saraceno, miglio bruno, riso, teff e sorgo che conferiscono alle preparazioni un sapore rustico e profumato.
Dall’unione di ingredienti biologici accuratamente selezionati nasce il Mix per dolci ideale per realizzare ogni tipo di ricetta senza glutine: dalle torte lievitate ai biscotti, dalla pasta frolla alle classiche ciambelle della nonna. Spazio alla fantasia per impreziosire le colazioni in famiglia o rendere dolce ogni momento della giornata.
Naturalmente privi di lattosio, i nuovi Mix Sarchio sono versatili alleati in cucina, indispensabili per sfornare ogni giorno panificati caserecci dolci e salati.
La gamma si presenta nella nuova confezione da 500g "I Love my Planet", totalmente riciclabile nella carta a conferma della grande attenzione di Sarchio per la tutela dell’ambiente. Sulla confezione sono suggerite alcune ricette che possono essere integrate in maniera originale e fantasiosa.
Il Mix Pane bianco, il Mix Dolci e il Mix Pane Integrale sono disponibili al prezzo indicativo di 4.32 euro a confezione.
Dal 1982 Sarchio produce e commercializza prodotti biologici, senza glutine e vegani, frutto di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, che non usa sostanze di sintesi. Il forte legame con la terra è richiamato nel nome dell’azienda che rimanda a un attrezzo agricolo della tradizione contadina.
La qualità e la sicurezza delle referenze Sarchio sono garantite da specifiche certificazioni e molteplici analisi. Attualmente l’offerta dell’azienda comprende oltre 160 prodotti biologici all’interno dei quali vi sono anche la gamma senza glutine (circa 90 referenze) e vegan: una linea completa ideale per chiunque voglia fare di un’alimentazione più sana e leggera un vero e proprio stile di vita.

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domenica 14 giugno 2020

È ufficialmente disponibile sul mercato il nuovo Pinot Bianco Brut Nature di Cantina Mirabella. Del vitigno in purezza ne sono state prodotte 4.000 bottiglie: una nuova interpretazione della Cantina di vino non dosato, più immediato e fresco rispetto agli altri due vini senza aggiunta zuccherina, il DØM Riserva e il DØM Riserva Rosé.

Il Pinot Bianco Metodo Classico era stato realizzato in edizione limitata per il cofanetto celebrativo dei 40 anni della Cantina, festeggiati nel 2019, ma è solo nel 2020 e con la nuova bottiglia champagnotta che il Pinot Bianco Brut Nature entra definitivamente nella linea Mirabella. Per l’occasione è stato elaborato un nuovo esclusivo packaging in formato piatto, concepito per aprire la strada a tutte le future confezioni dell’Azienda, con un minor impiego di carta data l’assenza della fustella.
Il Pinot Bianco Brut Nature prevede una vendemmia manuale di soli grappoli perfettamente maturi e sani, i primi ad essere raccolti per la maturazione precoce e rapida del vitigno. Per la vinificazione si procede con una pigiatura soffice e una prima fermentazione con lievito selezionato a una temperatura controllata di 16-18°C in vasche di cemento. L’affinamento è di almeno 24 mesi sui lieviti in bottiglia e 3 mesi dopo la sboccatura. "Frutta bianca sopra una nuvola di talco, dove si rincorrono petali di biancospino. La morbidezza di un tiepido Pan di Spagna che in bocca gioca con granelli di sale" ne descrive così il profilo sensoriale Alessandro Schiavi, enologo dell’Azienda.
In Franciacorta si coltivano 88 ettari di pinot bianco che corrispondono al 2,9% dell’intera superficie vitata. Di questi, Mirabella possiede il 10% dei terreni, attestandosi come una delle prime realtà per la coltivazione del vitigno nell’area. Una nicchia produttiva che costituisce una rappresentanza identitaria del territorio, nonostante il Pinot Bianco in purezza non rientri nel disciplinare Franciacorta.
La Cantina bresciana percorre con sempre maggiore decisione la strada del pinot, con la volontà di rafforzare il legame con le origini: alla fine degli anni ‘60, infatti, la denominazione si chiamava Pinot di Franciacorta DOC, ottenuto da uve pinot bianco con la possibilità di aggiunte di pinot grigio e pinot nero. Ad aprile 2020 Mirabella ha messo a dimora due nuovi ettari di vigneto, uno vitato a pinot bianco e uno a pinot nero. Una decisione che rientra in un disegno più ampio, che vedrà il lancio sul mercato di due nuovi vini fermi a partire da fine giugno 2020, un Pinot Bianco in purezza e un Pinot Nero in purezza, caratterizzati da freschezza, immediatezza e tipicità. Annata 2019 per entrambi che ha segnato grandi performance dei pinot, tanto che la cantina ha deciso di millesimare i Franciacorta.
Per quel che riguarda Mirabella Franciacorta nasce nel 1979 da un gruppo di appassionati enologi. Tra le prime realtà a credere nella tipicità del proprio territorio e nelle potenzialità della Franciacorta. Mirabella prende il nome dal primo vigneto monovarietale di Pinot Bianco situato sulle colline di Paderno Franciacorta. L’utilizzo del Pinot Bianco, cosa ormai rara in Franciacorta, è infatti una delle caratteristiche che contraddistingue Cantina Mirabella. Conta 45 ettari distribuiti nella zona orientale della denominazione, nei comuni di Paderno FC, Passirano, Bornato e Provaglio d’Iseo. I vigneti sono tutti iscritti all’albo della DOCG Franciacorta e gestiti in biologico.

sabato 13 giugno 2020

Il prezzo del Parmigiano Reggiano ha registrato negli ultimi mesi un calo importante. Se si prendono a riferimento i listini del 2019 si stima che la riduzione sia circa del 40%. Una contrazione della marginalità che preoccupa i caseifici che, negli anni passati, hanno vissuto un periodo felice sia per quanto riguarda produzione che quotazioni. Nel 2019 la quotazione media annua è stata infatti pari a 10,75 euro, per poi scendere bruscamente sotto i 10 euro già a partire dal mese di ottobre – quando sono stati annunciati i dazi di Trump – e attestarsi oggi intorno ai 7,20 euro al kg.

I motivi del crollo del prezzo sono diversi: in primis la riduzione delle vendite all’estero e la chiusura del canale Horeca nel periodo del lockdown. Ma il calo riguarda in particolare il prodotto stagionato dodici mesi, acquistato dai grossisti (una decina sono gli operatori che acquistano e rivendono il Parmigiano Reggiano) che hanno avuto una visione poco rosea del futuro del mercato e hanno spinto le quotazioni del prodotto verso il basso. Quali sono le proposte del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per reagire alla crisi? Le misure – che andranno discusse e approvate dall’Assemblea dei consorziati il prossimo 24 giugno – sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici ben 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma limiterà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire. Il Consorzio potrà inoltre contare sulle misure nazionali previste dal decreto rilancio.
"Se negli ultimi mesi le vendite nel canale Horeca e all’estero si sono bruscamente ridotte, abbiamo avuto grandi soddisfazioni nella Gdo che a maggio ha registrato una crescita superiore al 30%. Sono fiducioso: stiamo prendendo misure efficaci che, spinte da un piano di marketing adeguato, ci consentiranno di chiudere quest’anno così anomalo consolidando il giro d’affari del 2019. Mai come oggi è importante che le nostre aziende siano coese: avremo modo di confrontarci sulle prospettive per il futuro durante l’Assemblea dei consorziati che si terrà il prossimo 24 giugno" commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

venerdì 12 giugno 2020

Per essere vicina ai consumatori italiani in questa situazione così difficile e imprevedibile, la campagna si sta impegnando a proporre, mese dopo mese, ricette semplici e salutari da fare soli o in compagnia con i prodotti di frutta e verdura DOP e IGP. Protagonista del mese di maggio è la Ciliegia di Vignola IGP, frutto dal sapore dolce e aromatico, con ottime proprietà nutrizionali: la polpa è ricca di sali minerali come il potassio, il calcio, il ferro, e l’elevato contenuto di vitamina A e C le garantiscono proprietà diuretiche e rinfrescanti.

Il territorio del comune di Vignola è tradizionalmente una delle aree frutticole più rinomate della fascia pedecollinare emiliana. Nei primi anni del Novecento la bachicoltura andò in crisi a causa della concorrenza internazionale e ciò portò in breve tempo alla scomparsa dei gelsi, sostituiti principalmente da meli ma soprattutto ciliegi. Dal 2013 la Ciliegia di Vignola detiene in marchio IGP.
Oggi la Ciliegia di Vignola IGP viene coltivata in 28 comuni delle province di Modena e Bologna, nella zona tra il Fiume Reno e la valle del Panaro che va dai 30 ai 950 metri sul livello del mare: una zona ideale per la coltivazione delle ciliegie grazie ai terreni freschi e permeabili, e al clima. La raccolta inizia indicativamente il 15-20 maggio con le varietà precoci e termina il 10-15 luglio con quelle tardive; le ciliegie vengono rigorosamente raccolte a mano, per non compromettere la proprietà di questi delicati frutti e garantire ai consumatori la massima freschezza e qualità. La Ciliegia di Vignola IGP va conservata in frigorifero, oppure in luogo fresco e asciutto. Per la croccantezza della polpa e il sapore dolce, risulta essere il frutto ideale con cui chiudere il pasto, ma può essere utilizzata non solo come frutta fresca, bensì risulta ottimo ingrediente per svariate ricette, dolci ma anche salate.

giovedì 11 giugno 2020

Prosegue il calendario di appuntamenti #SommelierAtHome di ASPI – Associazione Sommellerie Professionale Italiana: una rassegna di incontri rivolti ad appassionati e professionisti, rigorosamente online, alla scoperta delle regioni del vino italiano. Ad ogni incontro, ospitato dalla piattaforma Zoom, un sommelier ASPI introdurrà i partecipanti alla storia e alle produzioni della regione, e li guiderà nella degustazione di un vino, rappresentativo delle tipicità del vitigno o territorio oggetto della lezione, che ASPI invierà direttamente a casa dei partecipanti. A chiudere l’incontro, l'intervento in diretta del produttore, che svelerà ogni segreto del vino e della sua terra.

Dopo la partenza in Piemonte, il viaggio enoico di ASPI fa ora tappa in Campania, tra i territori e i vitigni più iconici della regione. A guidare i partecipanti, Angelo Di Costanzo, già Sommelier dell’Anno per la Guida L’Espresso 2014, oggi nel Food&Beverage Management e Wine Specialist di San Gregorio Ristorazione.
Si comincia martedì 16 giugno, alle 20:30, con I Campi Flegrei, dove nascono i vini del vulcano: alla 
scoperta di una delle aree viticole più suggestive della provincia di Napoli, dove nascono vini particolarmente autentici, prodotti su sabbie vulcaniche e da vigne a piede franco, in un contesto dal grande valore storico e culturale.
Alla stessa ora, martedì 23 giugno si prosegue con Falerno del Massico, da duemila anni di storia sulla bocca di tutti. Protagonista il grande vino della provincia di Caserta, annoverato come il primo vino doc della storia. Sarà l’occasione per viaggiare in un territorio unico e particolare, dalle mille anime.
La tappa in Campania si conclude martedì 30 giugno, sempre alle 20:30, con Il Greco di Tufo, il grande bianco dell’Irpinia: il vino al centro di questo incontro conserva le caratteristiche del territorio straordinario in cui nasce, nel cuore dell’Irpinia. Prodotto solo in otto comuni del circondario di Tufo, da cui la docg prende il nome, è moderno, già proiettato nel futuro.
E, dopo Piemonte e Campania, il viaggio di #SommelierAtHome di ASPI proseguirà con la terza tappa: si torna nel Nord Italia, alla scoperta della regione Lombardia, in compagnia di Manuele Pirovano, maitre-sommelier del ristorante D’O* di Davide Oldani (MI).
Per partecipare alle lezioni è necessaria la prenotazione. La quota di iscrizione ad ogni tappa di #SommelierAtHome comprende 3 videolezioni ospitate sulla piattaforma Zoom e la spedizione a casa dei 3 vini che saranno degustati durante gli incontri online (un vino a lezione).
Per quel che riguarda l'ASPI (Associazione Sommellerie Professionale Italiana), si propone come punto di riferimento per la Sommellerie professionale, con l'obiettivo di offrire opportunità di crescita ed affermazione ai Sommelier. Dal 2007, anno della sua nascita, è il solo membro per l'Italia dell'Association de la Sommellerie Internationale, ASI. I principali obiettivi di ASPI sono la formazione, a livello professionale, e la diffusione della cultura sul mondo del cibo e delle bevande. ASPI è presente, sul territorio nazionale, con corsi ed attività.

mercoledì 10 giugno 2020

La passione di Roberto De Andreis per le olive da tavola ha radici profonde nel tempo e uno spazio molto preciso: quello della Riviera di Ponente. "Il Nebbiolo si può coltivare ovunque, ma il Barolo è solo di un territorio preciso e Taggiasca è solo quella prodotta tra Imperia e Savona".

Maestro di analisi sensoriale, oggi Roberto De Andreis è uno dei maggiori conoscitori mondiali nel campo e fa parte del gruppo di esperti del COI, Consiglio Oleicolo Internazionale che ha sede a Madrid.
"In Italia abbiamo abbiamo circa 500 varietà di olive, se pensiamo che nel mondo ce ne sono millecinquecento, ci rendiamo conto di quale ricchezza straordinaria possediamo".
Ospite di numerosi convegni internazionali per le degustazioni guidate delle olive da tavola, De Andreis racconta l’analisi visiva per dimensione, la forma e il colore; la consistenza (più è croccante e meglio è), la durezza, la polpa, il sapore e scopriamo che tra le cultivar italiane ci sono l’Ascolana Tenera, la Nocellara del Belice, Leccino, Itrana e l’Oliva Taggiasca, per la quale De Andreis è in prima fila con i coltivatori liguri affinché ne venga riconosciuta la Denominazione di Origine Protetta.
Olive che viene voglia di conoscere meglio: quel rustico benvenuto dei momenti conviviali che accompagna tuttora il rito dell’aperitivo, ha una tradizione secolare che la famiglia De Andreis di anno in anno, cerca di affinare: la centenaria tradizione ligure dell’Olio di Oliva.
Olio de Andreis è scritto chiaro e tondo sulle eleganti confezioni di olio in latta nera, prodotte dalla sua azienda agricola a conduzione famigliare, immersa nel verde entroterra ligure e che oggi passa il testimone a Lia e Lavinia De Andreis.
Lo stile essenziale e raffinato delle confezioni, scelto da Lia, descrive bene il cuore dell’azienda: la qualità senza fronzoli e l’attenzione al dettaglio. A prendersi cura degli oliveti, circa 14 ettari, è Lavinia, a conferma del crescente numero di imprese agricole guidate da donne, ora la De Andreis diventa interamente a conduzione femminile.
Le due sorelle, forti della passione per la taggiasca che la famiglia ha sempre condiviso, confermano le analisi delle associazioni di categoria che rilevano come le aziende agricole guidate da donne spesso si caratterizzino per la maggiore personalizzazione del prodotto e la valorizzazione di cultura, tradizione e sapori locali.
Se a volte è un momento critico, il passaggio generazionale in questo caso è senza discontinuità: il legame forte con il territorio e la sua storia è stato tramandato dal maggior esperto nella selezione e analisi sensoriale delle olive. Lia e Lavinia, assaggiatrici certificate anch'esse, conoscono un solo modo di fare impresa: una rigorosa selezione delle materie prime, l’attenzione alla qualità dei prodotti e una buona sinergia con i propri collaboratori.
Ecco perché oltre all'Olio Extra Vergine di Oliva e la Taggiasca, la De Andreis esporta nei ristoranti di tutto il mondo, anche in private label, le specialità gastronomiche italiane della linea Olio&Orti.
La tradizione ligure dell’olio di oliva continua, di padre in figlia.

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martedì 9 giugno 2020

A metà aprile, l'analisi Inail-Iss ha inserito i camerieri nella fascia dei lavoratori ad alto rischio contagio. Questo perché le loro mansioni li portano ad un contatto "di non sicurezza" con i clienti, che a tavola non hanno l’obbligo di indossare la mascherina.

Alla riapertura delle attività, non si sente più parlare molto dei rischi che corrono queste categorie di lavoratori e sembra che di fatto non siano più molto preoccupati neanche i diretti interessati. Basta affacciarsi infatti in un qualsiasi ristorante o bar per avere da subito la sensazione che i giorni di paura per il contagio da COVID-19 siano già quasi dimenticati. La maggior parte dei camerieri indossa mascherine chirurgiche o lavabili, che possono andar bene per non spargere le goccioline respiratorie che sono vettore di contagio, ma è ben noto che a poco o nulla servono come dispositivo di protezione personale.
È davvero cessato il pericolo o è solo quello che ognuno di noi vuole credere, deve credere, per "tirare avanti"?
Wikifriend, azienda che opera nel settore Smart Heath, si impegna per scongiurare una nuova ondata di contagi, offrendo in omaggio per la sicurezza dei camerieri, sessanta mascherine FFP2 a chi sceglie di passare al menù digitale. Questo tipo di menù permette di eliminare il menù cartaceo, possibile fonte di contagio, puntando così alla sicurezza di dipendenti e clienti del settore culinario. Il menù digitale funziona con il QRCode, una immagine che se inquadrata con la fotocamera di uno smartphone, permette di scaricare sul proprio dispositivo il menù del locale, evitando così il contatto con il menù stampato che andrebbe altrimenti gettato o disinfettato.

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lunedì 8 giugno 2020

L'emergenza Covid-19 ha picchiato duro sul comparto della birra artigianale italiana, colpendo tutte le maglie del settore, dai birrifici che hanno interrotto o ridotto la produzione, e perso il principale canale di smercio (i pub), ai distributori che sostanzialmente hanno azzerato il loro lavoro, ai publican, costretti dapprima alla chiusura forzata, e poi a dover interpretare e a adeguarsi a nuove norme di fruizione dei locali. L'intero settore reclama l’abbandono dello Stato, a differenza di altri paesi che hanno sostenuto a fondo perduto queste microimprese. Un panorama fosco, ma fortunatamente non del tutto immobile. Perché si potrebbero aprire nuovi spazi per la birra artigianale e il delivery in molti casi ha funzionato.

È quello che emerge dall'inchiesta de ilGolosario, firmata da Alessandro Ricci, che ha interpellato 8 protagonisti della scena artigianale italiana. Quello che emerge, lato birrifici, è una forte contrazione del fatturato, mitigata in piccola parte dall'ecomerce e dal delivery. A funzionare, soprattutto, è stata la fidelizzazione con il cliente e il radicamento locale.
Ma non mancano occasioni di crescita, come sostiene Andrea Maiocchi, titolare di Brewfist, birrificio di Codogno. "Dobbiamo adattarci alla nuova situazione con flessibilità prima degli industriali e delle crafty beer. Io ritengo che quest'ultime faticheranno a trovare spazio in un mercato così contratto, e se noi saremo bravi come movimento, potremo conquistare quote di mercato occupate dalla birra industriale".
Teo Musso invece, artefice di Birra Baladin e presidente del Consorzio Birra Italiana, guarda a una maggiore identità della birra artigianale italiana che "deve essere immediatamente riconoscibile per il consumatore e che deve radicarsi come prodotto agroalimentare da filiera italiana". Così facendo, si potrebbero aprire nuovi spazi nella GDO (dove la birra artigianale occupa quote minime, circa il 3%). A patto di creare corner facilmente riconoscibili per l'acquirente.

Publican: il distanziamento sociale ci uccide

L'inchiesta de ilGolosario si concentra poi sui publican, ossia i titolari di pub. Lo scenario è fosco, come spiega Antonio "Nino" Maiorano, titolare del locale milanese Lambiczoon: "Chi è bravo fa il 50% del vecchio fatturato, altrimenti ci si ferma al 22-25%. Significa che ogni giorno accumuliamo un debito che varia dai 200 ai 600 euro: un microdebito quotidiano che si aggiunge al macrodebito generato nei mesi di lockdown. Moltissimi non apriranno più o saranno costretti a chiudere, verosimilmente un 15%". A far male sono soprattutto l'assenza di aiuti concreti dalle istituzioni. "In molti paesi europei i nostri colleghi hanno ricevuto ingenti contributi a fondo perduto. Noi invece ci ritroviamo con le casse integrazioni di marzo e aprile ancora da saldare e le banche che prestano i soldi soltanto a chi non ha debiti". E la colpevolizzazione della movida. "Fa male passare per gli untori, quando evidentemente l'emergenza è nata in tutt'altri luoghi. Un messaggio doppiamente negativo perché noi abbiamo impostato tutto il nostro lavoro sull'avvicinamento sociale. L'accoglienza è il nostro business: i buoni prodotti si possono trovare ovunque, è l'accoglienza che fa la differenza".
Tutti si augurano che presto la situazione si ricomponga a livello nazionale, senza che comuni e regioni assumano provvedimenti autonomi: una miriade di leggi che finiscono con il frantumare la cornice stessa nella quale la ripresa può essere organica.

domenica 7 giugno 2020

Interessante ed intrigante, in particolare per i mesi caldi, è la versione Spray in flacone da 10 cl, dotato di vaporizzatore, che si presta ad arricchire con qualche spruzzata i più tradizionali e conosciuti cocktail a base gin, tra cui il Negroni e il Gin Tonic.
L’elegante packaging rende Gin Bacûr Spray un oggetto raffinato e di piccolo ingombro, da portare al seguito magari nella borsetta, per incuriosire gli amici e gli stessi bartender.

Bottega da circa tre anni ha allargato la propria gamma di distillati, entrando nel mercato del gin. L’azienda trevigiana ha scommesso quindi sulle potenzialità di questo prodotto che, grazie al bere miscelato, è diventato un asse portante dei consumi dei principali locali di tendenza.
Bottega vanta una tradizione di tre generazioni nel campo della distillazione della grappa. L’introduzione di alcune innovazioni tecnologiche, quali la distillazione sottovuoto, la riduzione del grado alcolico e l’impiego di un terzo passaggio in colonna demetilante, hanno regalato sempre nel segno della tradizione una nuova vitalità alla nostra acquavite di bandiera. La stessa filosofia produttiva è stata estesa anche al gin con l’obiettivo di creare un distillato morbido e di grande aromaticità.
Gin Bacûr Bottega è un Distilled Dry Gin, che sviluppa una gradazione alcolica di 40% vol. È caratterizzato dall’utilizzo di botanicals di origine certificata: bacche di ginepro (Toscana), salvia (Veneto) e scorze di limone (Sicilia). La sua qualità e la sua complessità dipendono non solo dal numero di piante, ma anche dalle condizioni di estrazione delle componenti aromatiche di ognuna di esse.
È indicato per preparare cocktail di varia tipologia, tra cui l’intramontabile Gin Tonic. Questa la ricetta: 40 ml Gin Bacur, 80 ml acqua tonica, mezza fetta di limone, bacche di ginepro (o salvia o menta), cubetti di ghiaccio. Preparazione. Raffreddare il bicchiere. Versare Gin Bacur. Aggiungere ghiaccio, una fetta di limone, bacche di ginepro, una foglia di salvia o di menta, acqua tonica. Mescolare bene. Come ultimo tocco, arricchire con tre o quattro spruzzate di Gin Bacûr Spray.
Il termine Bacûr, di derivazione preellenica, veniva anticamente utilizzato per indicare il rame.
Il prodotto è disponibile anche in tradizionale bottiglia da 50 cl, da 70 cl, da litro e in mignon da 5 cl.

sabato 6 giugno 2020

Il coordinamento della sezione è stato affidato ad Alessandro Squeri - Steriltom Srl – Consigliere ANICAV e Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Federalimentare e a Carmine Alfano - Coppola Spa – Consigliere ANICAV e Vice Presidente di Confindustria Salerno.
Nel 2019, in Italia il fatturato generato dal pomodoro bio è stato di circa 250 milioni di Euro. Nel nostro Paese, la produzione di pomodoro biologico destinato alla trasformazione ha registrato una crescita di oltre il 6%, con poco meno di 5.000 ettari messi a coltura, pari all’8% del totale delle superfici investite a pomodoro da industria.

In aumento anche i consumi, sia sul mercato interno che all’estero: in particolare in Italia, solo nell’ultimo triennio, la crescita è stata di circa il 15%, con un incremento in valore che supera il 20% a dimostrazione dell’interesse che il consumatore ha verso questo prodotto. Nel 2019, nella categoria Iper, Super e libero servizio piccolo, il peso in valore dei prodotti alimentari biologici è stato pari al 4,7%, percentuale che sale al 6,4% per i derivati del pomodoro.
Alessandro Squeri ha commentato: "Con questa sezione dedicata al pomodoro biologico, come ANICAV, abbiamo voluto dare forza, in termini di rappresentanza, alle numerose aziende associate che dedicano parte della produzione al biologico, un segmento in costante crescita con importanti risultati sia in termini di produzione che di valore".
L’ANICAV, Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, nata a Napoli il 5 febbraio 1945, è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese aderenti e quantità di prodotto trasformato. Essa associa 80 aziende su 110 operanti sul territorio nazionale che trasformano circa il 70% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo, con un fatturato, nel 2019, di 2,5 miliardi di euro (pari ad oltre il 75% del fatturato totale del comparto italiano della trasformazione del pomodoro). Circa il 60% delle produzioni è destinato all’esportazione sia verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) che verso gli altri Paesi (USA, Giappone, Australia) facendo del pomodoro un ambasciatore dell’eccellenza del made in Italy nel mondo.

venerdì 5 giugno 2020

Barilla, il marchio di pasta più venduto in Italia e conosciuto in tutto il mondo per la qualità dei suoi prodotti, da sempre attento al gusto e alla selezione delle migliori materie prime, rinnova la sua Pasta classica ancora più buona e corposa, realizzata interamente con grani duri italiani selezionati. Non più solo grani di qualità ma grani 100% italiani, scelti tra le varietà migliori e caratterizzati da alto contenuto di proteine, elevata qualità del glutine, colore giallo dorato e basso contenuto di ceneri (sali minerali).

Una pasta frutto di un percorso lungo trent’anni che oggi più che mai dimostra lungimiranza, attenzione e impegno concreto verso l’Italia. Alla base, la stretta collaborazione con mugnai, cooperative e consorzi, agricoltori e istituzioni che hanno scelto di far convergere i propri patrimoni di conoscenze, strumenti ed esperienze per valorizzare la filiera agricola italiana e dare vita a una produzione di altissima qualità.
Barilla ha quindi realizzato una pasta, che integra quattro esclusive varietà di grani duri coltivate in 13 regioni italiane; forte di un continuo rinnovamento e ammodernamento di tutte le fasi della produzione, ha ridisegnato le geometrie dei principali formati di pasta, aumentandone spessori e diametri. Si è ottenuto così un prodotto che si distingue per un’esperienza sensoriale superiore già al primo assaggio: una pasta nuova, tenace, ancora più corposa e sempre al dente.
Rinnovate anche le confezioni, che mantengono l’iconico logo rosso ma sostituiscono il classico blu Barilla tingendo i box di un azzurro brillante: il colore di quel cielo italiano sotto cui è prodotta e lavorata una pasta che fa dell’italianità e dei suoi elementi di mediterraneità, naturalità ed energia positiva il proprio punto di forza. I pack rispecchiano, inoltre, l’attenzione e la responsabilità verso l’ambiente dell’intero progetto: realizzati in cartoncino di fibra vergine proveniente da foreste gestite in modo responsabile secondo standard certificati, sono interamente riciclabili nella filiera della carta, senza che il consumatore debba separare la finestra in plastica.
Una catena del valore a supporto del Paese avviata negli anni Novanta e improntata, da un lato, al miglioramento del sistema agronomico nazionale, dall’altro volta a ottenere e produrre un grano italiano di ottima qualità. Grazie a ricerca, investimenti, contratti di filiera e in seguito alla sottoscrizione di un Protocollo d’intesa siglato a fine 2019 con il Ministero dell’Agricoltura per un ulteriore aumento degli acquisti di grano italiano, Barilla arriva oggi a uno straordinario risultato di prodotto, derivato di un processo ad alto valore aggiunto: sostegno delle aree d’Italia a minor sviluppo economico, attenzione al territorio e redistribuzione delle risorse alle comunità locali, riduzione dell’impatto ambientale attraverso pratiche agricole sempre più sostenibili.
"Questo progetto, di cui il prodotto finale è solo il risultato più evidente, rappresenta il nostro impegno a investire sull’agricoltura italiana, con l’obiettivo di avere sempre più grano duro nazionale di alta qualità coltivato in modo sostenibile – spiega Paolo Barilla, vicepresidente del Gruppo – Arriviamo oggi ad un risultato straordinario, derivato da molti anni di ricerca sulla materia prima e di lavoro sull’intera filiera, frutto degli accordi realizzati con oltre 8mila agricoltori italiani e del Protocollo d’intesa siglato a fine dello scorso anno con il Ministero dell’Agricoltura".
Alla base di questo lancio, Barilla ha posto una vera e propria dichiarazione d’intenti e obiettivi concreti, una innovativa visione di prodotto e di filiera all’insegna dell’eccellenza e della valorizzazione di risorse, comunità locali, territorio e ambiente. Questi principi si concretizzano in un prospetto in dieci punti – Il Manifesto del Grano Duro – che contiene gli impegni dell’azienda per una pasta di qualità con grani duri italiani e prodotta responsabilmente. Un prodotto rinnovato sotto molti aspetti che non perde di vista però quei valori di tradizione, eccellenza e condivisione che hanno reso Barilla un brand sinonimo in tutta Italia di qualità e casa.

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