martedì 29 settembre 2020

I vegetali sono sempre più protagonisti delle scelte dei consumatori, all’interno di un trend che privilegia un’alimentazione sana e naturale. In questo contesto, i legumi svettano nelle preferenze perché sono ricchi di proteine vegetali, fondamentali per chi intende ridurre o eliminare le proteine di origine animale; inoltre, grazie a valori nutrizionali importanti, i legumi sono percepiti dal consumatore come sinonimo di salute e benessere, e riportano ad una cucina semplice e gustosa, legata alla tradizione italiana. 

I Legumi Senza Sale sono la prima gamma completa di legumi senza sale e zuccheri aggiunti. Si tratta di cinque referenze di qualità, coltivate e selezionate con cura, senza conservanti, 100% naturali, proposte in scatola da 400 gr:
- Piselli Medi senza sale e senza zuccheri aggiunti, naturalmente dolci
- Piselli Fini senza sale e senza zuccheri aggiunti, naturalmente dolci
- Lenticchie senza sale con un tocco di pomodoro 
- Fagioli Rossi senza sale, dolci e saporiti
- Ceci Piccoli senza sale, dolci e croccanti
La linea Legumi Senza Sale Cirio rappresenta una scelta di benessere, con cinque prodotti che intercettano tradizione e innovazione per una proposta correlata alle ultime tendenze evolutive del mercato.
Se i piselli, in tutte le loro varianti, sono i prodotti consolidati della tradizione, i ceci sono al centro di una crescita importante nelle preferenze, con particolare riferimento ai ceci piccoli che rappresentano un nuovo prodotto gourmet.
Le lenticchie confermano totalmente il loro successo, mentre la "famiglia" Cirio accoglie la new entry rappresentata dai fagioli rossi, con un chiaro richiamo alla cucina etnica, apprezzata per il gusto ed i colori. I fagioli rossi sono la varietà di fagioli che piace sempre di più ai consumatori, attirati dalle novità di una cucina internazionale che vivacizza i menu introducendo sapori sfiziosi al palato.
Anche il pack presenta un importante elemento innovativo, con l’azzurro come nuovo codice colore che mette in evidenza il plus della linea. 
La linea Legumi Senza Sale Cirio ha un tempo medio di conservazione di 48 mesi. Il prezzo di vendita consigliato per cluster 3x400 gr è 1.93 euro per ogni referenza. I Legumi Senza Sale Cirio sono disponibili nei punti vendita della Grande Distribuzione e della Distribuzione Organizzata.
Il Gruppo Fini, storico brand nato a Modena nel 1912 e specializzato in pasta fresca, ha deciso di rilanciare sul mercato una propria referenza, appartenente alla famiglia "I Granripieni di Sapore". Si tratta dei "Ravioli Funghi e Provolone" che offrono un connubio di sapori deciso e delicato. Questa nuova edizione avrà l'onore di essere arricchita dall'inconfondibile provolone piccante Auricchio, azienda di fama internazionale con sede a Cremona e che dal 1877 produce, con metodo artigianale, il miglior provolone della tradizione italiana.

Da Settembre la referenza del Gruppo Fini troverà spazio sugli scaffali della GDO attraverso un nuovo pack dedicato e a edizione limitata, progettato per evidenziare la partnership dei due brand che da sempre orientano la propria attività a valori comuni come storicità, territorialità, qualità e tradizione e che per l'occasione hanno deciso di coniugare le proprie eccellenze. Da una parte la sapienza della pasta fresca, lavorata con farine 100% italiane e trafilata al bronzo, dall'altra il provolone autentico e prodotto secondo la tradizione di Don Gennaro, fondatore di Auricchio. Una sintesi di qualità, artigianalità, passione e tradizione che si prepara a regalare al palato di tutti i consumatori un'esperienza gourmet intensa e unica.
La referenza, oggetto della partnership tra le due aziende, appartiene alla famiglia de "I Granripieni di Sapore", linea premium di pasta fresca del Gruppo Fini che, dal 2016 a oggi, ha registrato un notevole apprezzamento da parte del pubblico. La linea, nata per soddisfare un target sofisticato, attento alla ricerca di gusti e sapori autentici, ha riscontrato performance ampiamente positive. A trainare la crescita sono stati capisaldi come premiunizzazione, innovazione e presidio dello scaffale, consentendo a questa linea premium di registrare tassi di crescita costanti negli ultimi anni (+7,9% a valore nel 2019), più che confermati anche nel primo semestre 2020, chiuso con una performance a doppia cifra con un +18,9% a valore.

domenica 27 settembre 2020

La giornata di un bambino è ricca di impegni che richiedono concentrazione e attenzione costante fino a sera. Tra lezioni scolastiche e attività all’aria aperta, è necessario che i più piccoli facciano una buona merenda per restituire energie all'organismo. Per affrontare quindi le avventure pomeridiane con una marcia in più, Nesquik, da sempre alleato delle mamme e dei bambini, amplia la sua gamma con il primo kit merenda del Brand: Nesquik Box Merenda, un prodotto gustoso e nutriente.

Un mix perfetto che unisce il gusto unico di Nesquik Pronto da bere a 3 frollini al cacao con gocce di cioccolato Magretti di Galbusera. Nesquik Pronto da bere, oltre ad essere prodotto con latte italiano, è fonte di calcio, vitamina D, zinco - per il corretto funzionamento del sistema immunitario - e ferro, per lo sviluppo cognitivo dei bambini.
I frollini Magretti sono fatti con farina poco raffinata e sono fonte di fibre. Il prodotto si conserva fuori dal frigo e, grazie alle sue dimensioni ridotte e alla comoda confezione in cartoncino, può essere riposto facilmente all’interno dello zainetto dei bambini.

sabato 26 settembre 2020

Meno ma ottimo. Si preannuncia così il Chianti dell'annata 2020. Le aziende, che sono nel pieno della vendemmia, alcune a metà e altre già al termine, sono soddisfatte: "E' una vendemmia favolosa: la produzione di vino è minore rispetto agli altri anni, ma la qualità è ottima" afferma Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. "La vendemmia sta proseguendo bene, speriamo che il tempo ci assista anche per i prossimi 10 giorni, poi potremo brindare".

Un calo della produzione era nei programmi. “Avevamo deciso di ridurla del 20% per garantire un equilibrio di mercato, mantenere i prezzi dello sfuso e la remuneratività per le imprese, ma poi non c'è stato bisogno che gli agricoltori facessero nessun intervento nelle vigne”. Ci ha pensato la natura: sulle viti quest'anno sono maturati meno grappoli così la diminuzione è stata spontanea. Segnali positivi arrivano, oltre che dalle vigne, anche dal mercato.
"Al 31 agosto abbiamo registrato a consuntivo un calo solo dello 0,5% rispetto all'anno precedente, mesi fa ci aspettavamo perdite del 5-10%. Invece siamo sostanzialmente in pareggio" afferma Busi. Il Chianti è venduto per il 70-75% nella grande distribuzione e qui ha fatto registrare numeri in aumento nonostante la crisi dovuta alla pandemia Covid-19. "Nella grande distribuzione le vendite sono anche aumentate e hanno compensato le perdite del canale Horeca, che invece è completamente fermo" conclude Busi. Ma le circa 570 aziende del Consorzio che hanno come sbocco commerciale solo il canale Horeca (ristoranti ed enoteche) sono in forte crisi economica. "Durante il lockdown questo canale è rimasto completamente chiuso. Ora sta riaprendo, ma la ripresa è lenta, mentre in campagna i costi, compresi quelli per la vendemmia, sono invariati e non si possono ridurre e l'accesso al credito è difficile" spiega Busi che al governo nazionale e al nuovo governo regionale sollecita "un sostegno importante per traghettare le nostre imprese verso la ripartenza economica salvaguardando mano d'opera e investimenti fatti".

venerdì 25 settembre 2020

Il Formaggio Piave DOP si rinnova nella tradizione. Un apparente ossimoro che nasconde un grande risultato, diventato ufficiale con la recente approvazione della modifica al disciplinare di produzione, coincisa con i 10 anni della DOP. I cambiamenti apportati vanno nella direzione di valorizzare ancor più il territorio di produzione, con le sue razze autoctone e i piccoli caseifici di montagna, l’anima più autentica di questo prodotto di recente protagonista del reportage fotografico "Versanti di Gusto", realizzato nell’ambito del progetto europeo Nice to Eat-EU.

"La modifica del disciplinare di produzione del Piave DOP ha comportato tempi lunghi e un notevole impegno ma si è rivelata necessaria per adattarsi all'evoluzione delle esigenze produttive dei soci allevatori e a quelle di caseificazione – afferma Chiara Brandalise, Direttrice del Consorzio di Tutela -. Oltre a nuove tecnologie di mungitura importante è stata anche l'innovazione nell'arte casearia e non potevamo non tenerne conto. Abbiamo inoltre introdotto delle modifiche per favorire l'entrata nella filiera del Piave DOP anche di malghe o latterie di piccole dimensioni e inserito la possibilità di utilizzare il latte prodotto da vacche appartenenti alla razza grigio-alpina, una razza tipica montana di queste zone che è stata riscoperta negli ultimi anni".
La modifica del disciplinare (Reg. (UE) n. 2020/1198 del 07/08/2020 – GUUE L 267 del 14/08/2020) riguarda le voci relative a descrizione del prodotto, metodo di ottenimento, alimentazione delle bovine, bonifica termica, caseificazione e salatura. Più precisamente, per quanto riguarda il capitolo "descrizione del prodotto", la modifica definisce in maniera più appropriata il profilo sensoriale del Piave DOP specificando meglio che la colorazione del formaggio varia a seconda della stagionatura (ne esistono ben 5) passando da un colore chiaro ed omogeneo nella tipologia FRESCO per arrivare ad un giallo scuro nelle stagionature più avanzate con una consistenza che diventa più asciutta, granulosa e friabile con il tempo. In riferimento al "metodo di ottenimento", è stata reinserita la razza locale Grigio Alpina perché particolarmente adatta allo sfruttamento delle risorse naturali del territorio. E’ stata inoltre resa esplicita una caratteristica dell’allevamento bovino tipico delle zone montane ovvero la frequente presenza di incroci tra le razze bovine ammesse. È stata poi introdotta la possibilità di effettuare la mungitura per massimo tre giorni consecutivi eliminando il concetto di due o quattro mungiture superate oramai grazie al diffondersi della mungitura automatizzata e perciò il numero di munte consecutive possibili nell’arco della giornata può essere adattato in base alle specifiche esigenze dell’animale. Per quanto riguarda la bonifica termica, la modalità di trattamento termico è stata adeguata alle reali possibilità produttive eliminando i parametri del trattamento perché possono variare a seconda dell’impianto utilizzato, inserendo la facoltà di pastorizzare il latte. La modifica cerca di andare incontro alle richieste di alcune realtà come malghe e piccoli caseifici di montagna che non hanno la possibilità di pastorizzare il latte.
Infine, nel paragrafo "caseificazione" e "salatura" sono stati semplificati alcuni passaggi, lasciando indicate solo le temperature di cottura ed eliminando le tempistiche riferite al processo di caseificazione e togliendo il tempo minimo di immersione in salamoia, tutti vincoli molto limitanti che non consentivano di adeguare tali fasi alle differenti realtà produttive.
Fra gli obiettivi principali del Consorzio di Tutela (www.formaggiopiave.it), vi è la promozione del marchio formaggio Piave DOP e la divulgazione di corrette informazioni sulle specificità del prodotto, oltre alla comunicazione on e offline per favorirne la conoscenza e ampliarne il consumo; Obiettivo che il Consorzio sta perseguendo con il progetto Nice to Eat-EU co finanziato dall’Unione Europea. Attraverso azioni informative e promozionali che vedono protagonista un’eccellenza del made in Italy, Nice to Eat-Eu porta sulle tavole europee tutto il gusto, la tradizione, la certificazione e l’unicità del formaggio Piave DOP e tutti i valori che esso veicola.

giovedì 24 settembre 2020

Questa l’analisi del fine raccolto per il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. "I vigneti di primitivo nella nostra areale sono apparsi appaiono vigorosi e in ottima salute. – spiega soddisfatto il presidente Mauro di Maggio - La vendemmia ha avuto 12 giorni di ritardo a causa di una primavera fredda e di una estate che ha tardato ad arrivare. Tuttavia dal punto di vista fitosanitario le uve si sono subito presentate buone e, a determinare la giusta maturazione, ci ha pensato il nostro clima caldo con tramontana e la scarsità di piogge. Tutto ciò ha impedito la formazione di peronospora e altre malattie del vigneto".

"La resa è bassa di circa il 35 – 40% in meno rispetto all’annata precedente - continua di Maggio - ma il frutto è di eccellente qualità con un’alta concentrazione di zuccheri. Sicuramente una vendemmia che sarà ricordata come una delle migliori. Si è iniziato dando spazio alla raccolta per gli alberelli che hanno subito presentato un carico basso per poi proseguire nelle zone costiere e, infine, nelle zone dell’entroterra".
"Ci sono tutti i presupposti per trovare nei calici vini ottimi, corposi e con un bouquet tipico del Primitivo di Manduria Dop. - conclude di Maggio - Il lavoro in vigneto si è svolto in questi mesi in modo regolare, compatibilmente con le restrizioni e con le nuove norme emanate per la gestione dell’emergenza Covid-19. Ringrazio tutti i nostri viticoltori per l’impegno che quest’anno è stato ancora più intenso subito dopo il lockdown. Un lavoro che ha garantito la consueta cura dei vigneti e la qualità finale del prodotto. Il merito va soprattutto a loro".

mercoledì 23 settembre 2020

Contrasto. È la parola chiave che meglio descrive l’essenza della cucina thailandese: amaro, dolce, salato, aspro e piccante sono le cinque varianti del gusto che sempre dicono la loro in un piatto Thai, seppure dosati ogni volta in maniera differente.

Ma se veramente vogliamo intendercene della cucina della Thailandia, dobbiamo anzitutto mettere da parte l’idea di "piatto", perché, semplicemente, in questa tradizione, tale concetto non esiste: non è dato che i commensali assaporino ciascuno la propria pietanza, magari nel corso di più portate, bensì l’intero pasto è disposto al centro della tavola, e rigorosamente insieme lo si consuma. Ebbene, protagonista indiscusso di questo rito è il Pad Thai.
Già segnalato nel 2011 al cinquantesimo posto della speciale classifica "Most delicious foods" stilata dalla Cnn, il Pad Thai è un gustosissima miscela, “buona” per tutte le ore e per qualsiasi occasione.
Infatti, si presta alla grande sia come cibo da strada che come ingrediente da tavola al ristorante.
Potrebbe essere diversamente per una ricetta semplice nella sua composizione di base, tagliolini saltati in padella con uova e con tofu, ma aperta alle più svariate possibilità di personalizzazione?
Moltissime e tutte da leccarsi i baffi sono le varianti con cui questo piatto viene solitamente arricchito.
C’è chi, infatti, preferisce impiegare in aggiunta salsa di pesce e succo di tamarindo, e chi invece peperoncino, germogli di soia e gamberetti.
Quasi sempre, nel condimento, non mancano arachidi arrosto sbriciolate e coriandolo, e, perché no, una spruzzata aromatizzante di lime, ma la formula alternativa senza dubbio più curiosa è la ricetta vegetariana: via la salsa di pesce e i gamberi e tanta salsa di soia, a compensare l’assenza degli ingredienti animali.

martedì 22 settembre 2020

Il Consorzio di Tutela Olio DOP Chianti Classico ha incaricato Valoritalia, società leader in Italia nelle certificazioni agroalimentari, di effettuare i controlli sulla produzione dell’Olio DOP Chianti Classico e della verifica del rispetto delle norme previste dal relativo disciplinare di produzione. L’incarico è stato autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole con un Decreto pubblicato lo scorso 31 agosto e avrà durata triennale.

Sin dalla sua costituzione nel 1975, l’obiettivo del Consorzio è stato sempre quello di proteggere e promuovere la denominazione, salvaguardando il territorio e i caratteri del prodotto: buon sapore fruttato con sentori di carciofo crudo ed erba fresca e gradevolmente piccante. Profumi e sapori strettamente legati alle cultivar "Frantoio", "Correggiolo", "Moraiolo" e "Leccino" che possono essere usate da sole o congiuntamente, o unitamente ad altre varietà autorizzate dal disciplinare di produzione per un massimo del 20%.
Realizzare un olio DOP con un elevato valore qualitativo richiede un impegno continuo ed un rigore tecnico che copra tutto il processo produttivo, dal campo al frantoio, perché solo prestando una costante attenzione si riesce a conservare quelle proprietà organolettiche che restituiscono l’identità di un terroir così particolare come quello della DOP Chianti Classico. E’ un’ulteriore garanzia per il consumatore che la certificazione dell’olio DOP Chianti Classico, un prodotto che arricchisce il panorama della cultura del "mangiar bene" italiano, sia affidato ad un ente di certificazione con consolidata esperienza non solo su filiere di qualità affini, ma anche nel biologico e nella sostenibilità.
"La lunga collaborazione con gli enti di certificazione ha permesso ai nostri soci di comprendere che lo 'strumento del controllo' non è soltanto un obbligo imposto dalle leggi, ma è innanzitutto utile alla crescita professionale e tecnica degli operatori. In questi anni le imprese hanno compreso che le verifiche previste dal piano dei controlli sono un’opportunità per migliorare la gestione della tracciabilità e la stessa tutela del prodotto nei confronti del consumatore" afferma Gionni Pruneti, Presidente del Consorzio DOP Chianti Classico.

lunedì 21 settembre 2020

Autunno del gusto nelle Marche, con piatti ricchi di sapori adatti all’avvicinarsi della stagione fresca. Il Brodetto, ad esempio, con la sua carica esplosiva di aromi, sfumature e colori, è pronto a deliziare i palati più esigenti.
Fino a fine novembre, a Porto San Giorgio, è possibile gustare il famoso Brodetto De.Co., ossia la ricetta tradizionale che può fregiarsi della prestigiosa denominazione comunale, scoprendolo nei locali aderenti al circuito cittadino appositamente organizzato.

Nella preparazione del brodetto sangiorgese è vietato l'utilizzo di pesce congelato. Infatti, il pescato utilizzato deve essere rigorosamente dell'Adriatico centrale e vige l'obbligo di utilizzare prodotti ed ingredienti, dal pane all'olio, strettamente locali.
Un’iniziativa che tanto successo ha riscosso in passato e che l’Amministrazione Comunale della nota città rivierasca ha voluto rilanciare come ulteriore stimolo ai consumi fuori casa, in un periodo lontano dai clamori dell’alta stagione, ma anche nell’ottica di un più ampio progetto di promozione turistico-culturale legato alla valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale della tradizione marinara.
Nel portale www.tipicitaexperience.it e sulla app di Tipicità, le date ed i locali del circuito che propongono la serata dedicata alla succulenta pietanza marinara, patrimonio comune di tutto il bacino adriatico, ma con varianti assai diversificate in ciascuna comunità locale.
Il Circuito del Brodetto De.Co. di Porto San Giorgio è parte del Grand Tour delle Marche, promosso dall’organizzazione di Tipicità in collaborazione con ANCI Marche ed in partenariato progettuale con Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.

domenica 20 settembre 2020

Il mondo enoico non si è mai fermato e ora ha bisogno di ripartire con il primo evento dedicato – fisico e virtuale –: la Milano Wine Week ( in calendario dal 3 all'11 ottobre). Una piazza prestigiosa di incontro e confronto, di business e relazione, quest’anno ancor di più ampio respiro internazionale. In un contesto così sfidante non poteva mancare il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, portavoce di una "Toscana alternativa" del vino che attrae sempre più l’interesse del mercato e della critica.

"Il lockdown ha ridisegnato le dinamiche di partecipazione alle fiere anche per il mondo del vino" afferma Francesco Mazzei, presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana. "Si è puntato molto sugli eventi digital, sulle degustazioni a distanza, sull’implementazione dell’e-commerce. Ma il confrontarsi quotidianamente con il proprio mercato, i propri competitor e il proprio target è per il nostro settore fondamentale. La Milano Wine Week rappresenta per noi lo strumento perfetto che mette a disposizione un contesto reale, in presenza ma in piena sicurezza, e un’amplificazione virtuale attraverso una piattaforma che ci consente di rivolgerci anche a un pubblico internazionale".
Il Consorzio sarà così protagonista di tre masterclass che si terranno in presenza presso Palazzo Bovara. Gli appuntamenti sono in agenda il 5 Ottobre e tratteranno focus differenti: si va dal Viaggio tra i Rossi autoctoni della Maremma Toscana, un vero e proprio itinerario per conoscere i vini rossi da vitigni autoctoni (ore 14:00). Si scoprirà così che la Toscana oltre che un territorio ricco di storia, vanta anche un’antica tradizione viticola dalla notevole biodiversità, dove non esiste solo il Sangiovese. Degustazione perfetta per palati curiosi. Segue alle 16 l’appuntamento dal titolo: Otto motivi per apprezzare i grandi vitigni rossi internazionali della Maremma Toscana, terra di tradizione certamente, ma dove un terzo della superficie vitata è impiantata con varietà rosse da vitigni internazionali, utilizzate poi in purezza o in blend per dare vita ai super Tuscan! Ideale per i metodici che vogliono argomentare le scelte. Infine l’ultima masterclass è dedicata a uno dei protagonisti dell’estate 2020. Il fenomeno Vermentino: alla scoperta della TOP 10 del Vermentino Grand Prix 2020. Un vitigno che è diventato l’emblema dei vini bianchi della Maremma Toscana. A Luglio si è tenuta la prima edizione del Vermentino Grand Prix e questa è l’occasione per scoprire la fantastica Top Ten dei Vermentini DOC Maremma. Appuntamento alle ore 20:45 per consentire anche il collegamento con New York dove saranno coinvolti buyer, importatori, esperti di settore e giornalisti.
Oltre agli eventi su invito per la stampa e gli addetti ai lavori, la Maremma Toscana sarà protagonista anche con un banco d’assaggio il 7 Ottobre dalle 16 alle 20, al Babila Building – nell’omonima piazza in Corso Venezia 2 – dedicato a professionisti del settore ma anche ai wine lovers per degustazioni in piena sicurezza, dove sarà possibile assaggiare i vini raccontati durante le masterclass.
Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana – nato nel 2014 – conta oggi 313 aziende associate che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini - per un totale di circa 6 milioni di bottiglie prodotte all’anno. E tra i suoi obiettivi ha anche quello di promuovere la qualità dei suoi vini. Per raggiungere tale finalità seleziona anno dopo anno gli eventi più significativi per il mondo del vino. Nel 2020 la Milano Wine Week è indubbiamente uno strumento funzionale: alla sua terza edizione torna trasformandosi in una Digital Wine Fair con un incremento di contenuti e con l’obiettivo di connettere professionisti e buyers di tutto il mondo.

sabato 19 settembre 2020

Al via la vendemmia del Sangiovese di Romagna tra i filari di Poggio della Dogana, l’azienda che sorge a Castrocaro Terme - Terra del Sole, nel cuore del territorio romagnolo, direttamente sul poggio nel quale si ergeva la dogana di passaggio di confine storico, territoriale e culturale tra Romagna Pontificia e Granducato di Toscana nel lontano 1584.

Una raccolta delle uve "sartoriale" che rispetta i ritmi della natura e le diverse tempistiche dei cloni presenti all’interno della tenuta, in linea con la filosofia di valorizzazione dei Cru che l’azienda si propone.
Dopo la raccolta delle uve Albana e Trebbiano, l’azienda guidata dai fratelli Aldo e Paolo Rametta e da Cristiano Vitali si concentra ora sulle vigne che danno vita ai quattro Sangiovese firmati Poggio della Dogana: I Quattro Bastioni, Santa Reparata, Arlesiana e Poggiogirato.
"È stata un’annata con poca pioggia e con escursioni termiche poco significative tra giorno e notte, soprattutto a Castrocaro – affermano i Rametta e Vitali -. Questo ha portato ad una maturazione anticipata e, in alcuni casi, l’uva rossa ha anticipato quella bianca nello sviluppo che ha portato alla vendemmia. Fortunatamente, dopo un lunghissimo periodo di stop delle piogge, le precipitazioni hanno garantito il giusto punto di maturazione per l’Albana: le uve - già cariche di colore e di zuccheri e con acini abbastanza disidratati – hanno potuto reidratarsi per la raccolta avvenuta a fine agosto".
Dalla prossima settimana è prevista la raccolta delle uve Sangiovese. Una vendemmia da osservare, con un calice in mano, tra saliscendi ameni ricamati di vigneti. La sua posizione rende Poggio della Dogana, che produce solo vini in regime biologico, meta di interesse per gli amanti del vino ma anche per i turisti diretti verso il litorale romagnolo. Su prenotazione si può partecipare a un tasting dei vini nella nuova struttura che accoglie i wine lovers tra i filari di Sangiovese (Per info e prenotazioni: info@poggiodelladogana.com).

venerdì 18 settembre 2020

"C'è un disallineamento tra il nostro l'atteggiamento nei confronti del cibo - che amiamo tanto - e la nostra conoscenza di ciò che ci mantiene sani. Mentre molti di noi scelgono snack dolci per mantenere alti i livelli energetici, solo pochi si orientano su spuntini salutari, che possono davvero aiutarci a rimanere carichi per tutto il giorno" afferma la dietologa ANDID Marta Molin. "La formula di ‘ricarica’ che suggeriamo include uno spuntino smart - come le mandorle – da consumare durante una pausa a metà mattina o metà pomeriggio. Può essere inoltre utile portare con sé una manciata di mandorle (30g mandorle circa) da consumare quando si percepisce un calo di energia. Le loro proteine e grassi buoni, oltre alle fibre, possono rivelarsi di aiuto per rimanere in pista durante tutto il corso della giornata".

Un concentrato di nutrienti, naturalmente ricche di gusto, vitamine e minerali, le mandorle sono un'importante fonte di magnesio, che contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell'affaticamento. Le mandorle sono anche ricche di riboflavina (B2) e una fonte di niacina (B3), tiamina (B1) e acido folico (B9), tutti elementi che contribuiscono al metabolismo energetico. Croccanti e gustose, con 175 calorie per manciata (30g), le mandorle sono un ottimo spuntino a metà mattinata o a metà, una ricarica di energia ed entusiasmo per vivere al meglio le proprie giornate.

giovedì 17 settembre 2020


A pochi mesi dal Natale, il Maestro Pasticcere Nicola Fiasconaro presenta in anteprima assoluta la sua prossima creazione: il Panettone Rosa e Fico D’India, simbolo di speranza e di rinascita. Un dolce speciale, a lievitazione naturale, che nell’abbraccio della farina di grano tenero siciliano trasporta il palato in un viaggio sensoriale alla scoperta dell’Isola. Le gocce di cioccolato rosa, dal particolare gusto fruttato, impreziosiscono il panettone, reso unico dalla doppia copertura con cioccolato bianco e confettura di fico d’India.

Un prodotto che nasce dalla tradizione e dalle caratteristiche delle terre siciliane, fonti inesauribili di ispirazione e di creatività per il Maestro Nicola, che lo ha messo a punto in mesi di sperimentazione e di ricerca dei migliori ingredienti. Un vero e proprio tributo alla Sicilia, terra aspra e riarsa dal sole, ma sempre generosa e capace di regalare fragranze mediterranee e frutti antichi dal sapore unico.
Sapori, profumi e alchimie della Sicilia sono la suggestiva cornice della storia e della tradizione dell’azienda dolciaria Fiasconaro, nata nel 1953 a Castelbuono, nel cuore del parco delle Madonie, in provincia di Palermo. Oggi l'azienda, giunta alla terza generazione è un'eccellenza del made in Italy, con un fatturato di oltre 21 milioni di euro e una crescita del 20% su tutti i principali mercati: Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda e con un orizzonte strategico rivolto al mercato asiatico. Fiasconaro è totalmente made in Sicily e anche il suo indotto segue la territorialità. Il panettone e la colomba Fiasconaro rappresentano il core-business dell’azienda, ma è in continua crescita anche l’incidenza della linea di prodotti continuativi: torroncini, cubaite, creme da spalmare, mieli, marmellate, confetture e spumanti aromatici.

mercoledì 16 settembre 2020


Un’annata positiva sulla quale serve comunque lavorare con criterio in cantina, nonostante le uve, alla vendemmia, si siano presentate di alta qualità. L’emergenza Covd-19 ha stoppato l’Italia ma i vigneti hanno continuato la loro attività e ora la raccolta nella zona di Torrecuso sta dando risultati più che soddisfacenti.

Una vendemmia attenta e minuziosa che, in un anno particolare come questo, sta puntando sulle proprietà e sulla tipicità dei grappoli che giungono in cantina, così da avviare un processo di vinificazione che anticipa la messa in bottiglia di un vino dalle caratteristiche uniche, con proprietà organolettiche davvero interessanti. Si parte con le uve a bacca bianca per poi concludere con l’Aglianico, la tipologia più "tardiva" rispetto a Falanghina, Fiano e Greco.
A dare supporto a una eccellente vendemmia anche il meteo favorevole che, nelle aree in cui la cantina La Fortezza ha i vigneti, è stato clemente regalando temperature che hanno permesso una buona maturazione, precipitazioni regolari e l’assenza di grandinate, piaga che ha colpito purtroppo altre regioni d’Italia.
Grandi attese quindi per le nuove annate che si preannunciano particolarmente invitanti, con profumi intensi e gusto equilibrato e avvolgente. Tra i prodotti di punta, oltre alla linea dei vini fermi, resta sempre la Fanghina spumantizzata con Metodo Martinotti con etichetta Maleventum e L’Oro del Marchese. Ovviamente ci sono grandi aspettative anche per le uve di Aglianico (il periodo di raccolta è fissato all’incirca per la fine di ottobre) e per gli assaggi della Riserva in riposo nella bottaia della cantina La Fortezza.
La cantina – Nel cuore verde dei vigneti di Torrecuso si trova la cantina La Fortezza, un’imponente struttura rivestita in pietra e in completa armonia con l’ambiente. La cantina è composta da due corpi: una parte superiore, la Villa, con ampi spazi verdi dai quali si gode una stupenda veduta sull’Appennino che separa la Campania dalla Puglia, e il secondo blocco che si apre con due portoni in legno in stile medievale, dai quali si accede alla parte produttiva tra tradizione e moderne tecnologie. Il luogo suscita un’atmosfera unica. Le volte a botte, rivestite in mattoncini di terracotta, fanno da scrigno alla zona dedicata all’invecchiamento, in parte scavata nel tufo: un ambiente che riporta indietro nel tempo, a quelli che nelle vecchie masserie rurali erano chiamati cellai. A questa parte si affianca quella più moderna con i macchinari di lavorazione e delle linee di imbottigliamento ed etichettatura. A completare il tutto, anche un efficace ed elegante punto vendita.

martedì 15 settembre 2020

È stato presentato sabato 12 settembre a Dossena, uno dei borghi più autentici della Lombardia, il progetto "CheeseMine. Percorso di sperimentazione della stagionatura dei formaggi nelle miniere di Dossena", attraverso cui la rete dei partner – 6 aziende agricole locali, Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPA – CNR), I Rais Società Cooperativa di Comunità e Università degli Studi di Milano (DEFENS, DISAA) – intende sperimentare una nuova soluzione per la stagionatura dei formaggi da attuare nelle miniere di Dossena, recentemente riaperte al pubblico a scopo turistico.

L’Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, dopo aver visitato le miniere, ha dichiarato: "Le caratteristiche sensoriali della stagionatura in miniera, diverse da quelle delle stesse produzioni stagionate nelle celle aziendali, fornirebbero un’importante opportunità di differenziazione della produzione casearia, tagliando i costi aziendali e riconoscendo un valore aggiunto al prodotto, che diviene così fortemente identitario. – spiega l’assessore Rolfi – L’innovazione comporta cambiamenti che, se ben programmati come in questo caso, non possono far altro che apportare benefici all’ecosistema locale, ad aziende e cittadini".
Il percorso di valorizzazione delle produzioni casearie tipiche punta a tre obiettivi: l’innovazione del processo produttivo in una logica partecipativa, la valorizzazione dei prodotti tipici per la tutela di ambiente e territorio e infine il contributo alla mitigazione ai cambiamenti climatici conservando le strutture produttive di alta montagna. La speranza è che sempre più aziende aderiscano al progetto, incentivate anche dalle divulgazioni scientifiche che documenteranno i risultati raggiunti nel corso del tempo.
"Il progetto CheeseMine nasce dalla sollecitazione di alcuni produttori che hanno individuato nella stagionatura in miniera l’opportunità di valorizzare i loro formaggi. Il percorso che abbiamo intrapreso parte quindi dalla scelta dei formaggi del territorio che meglio si prestano alla stagionatura in miniera e fornirà elementi analitici per la valorizzazione dei prodotti, tra cui lo studio del microbiota di crosta, le caratteristiche compositive e il profilo aromatico dichiara Milena Brasca, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPA-CNR)".
"Nella sua prima fase, il progetto è stato indirizzato allo studio di processi di caseificazione che consentissero di ottenere formaggi idonei alla stagionatura nelle miniere di Dossena. Sono stati redatti tre Disciplinari di produzione di formaggi, due da latte vaccino e uno da latte di capra, le cui caratteristiche chimiche, nutrizionali e sensoriali saranno conferite dalle peculiarità delle condizioni ambientali delle miniere di Dossena, dichiara Stefano Cattaneo, Ricercatore del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano".
"Per la realizzazione del progetto Cheesemine sono state valutate le caratteristiche aziendali e la produzione dei foraggi da prati e pascoli locali, che garantiscano il collegamento con il territorio di Dossena e la capacità di sostenere produzioni zootecniche tipiche, oltre alla necessità di aprirsi ad innovazioni sostenibili, dichiara Alberto Tamburini, Professore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano".
"CheeseMine nasce con l’intento di non fermarsi ai partner di partenza, ma punta a espandersi con il tempo, coinvolgendo sempre più realtà. – commenta il sindaco di Dossena Fabio Bonzi, che ha patrocinato l’iniziativa – La particolarità del territorio di Dossena, ricco di miniere, è un forte incentivo a sfruttare al meglio le risorse naturali che abbiamo a disposizione, sempre nel rispetto dell’ambiente, per dare alle nostre eccellenze gastronomiche e aziende locali il riconoscimento che meritano".
"Tale iniziativa rappresenta il primo step di un percorso di valorizzazione delle produzioni casearie tipiche; persegue, pertanto, l’obiettivo ultimo di salvaguardare non solo il territorio e i suoi abitanti ma anche le pratiche agricole quali elementi di attrattività e resilienza. – dichiara Patrizio Musitelli, Direttore GAL Valle Brembana 2020 – GAL Valle Brembana 2020 ha assunto il ruolo di Innovation Broker, coordinando i lavori e le relazioni tra i soggetti del partenariato e i network nazionali e europei".
La realizzazione dell’iniziativa CheeseMine, della durata di 30 mesi e che vedrà i primi risultati il prossimo anno, è resa possibile grazie al finanziamento ottenuto da Regione Lombardia in risposta all'approvazione del progetto presentato dal gruppo operativo, coordinato da GAL Valle Brembana 2020.

lunedì 14 settembre 2020


Dopo la pausa determinata dalla straordinaria situazione sanitaria degli ultimi mesi, si ritorna alla normalità, con la pianificazione delle prossime manifestazioni enologiche trentine, che hanno l’intento di valorizzare le eccellenze della provincia, fare cultura di prodotto e stimolare il turismo enogastronomico.
Eventi organizzati con il supporto di Trentino Marketing e il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, che intendono offrire agli ospiti la possibilità di assaporare il territorio e vivere situazioni coinvolgenti e memorabili, per stimolarli a ritornare, ma ovviamente rivisitati per poter essere svolti in completa sicurezza, secondo le normative vigenti.

Si parte con La vigna eccellente...ed è subito Isera, in programma domenica 11 ottobre ad Isera, in Vallagarina, incentrata sul Marzemino, straordinario vino rosso giunto in queste terre oltre 500 anni fa a seguito della dominazione veneziana e diventato grande grazie ad un ambiente ideale e ad un clima subcontinentale. Una giornata speciale alla scoperta di questa incantevole "Città del Vino" in cui si svolgerà anche la premiazione dell’omonimo concorso che, unico in Italia, non premia il miglior vino ma il miglior vigneto e, di conseguenza, l'agricoltore che lo ha coltivato. Ad anticipare e accompagnare l’appuntamento, A tutto Marzemino, eventi, iniziative e proposte vacanza dedicate a questo vitigno in programma dall’1 all’11 ottobre su tutto il territorio provinciale.
Il weekend successivo lo scettro passa al Müller Thurgau, vitigno a bacca bianca simbolo della zona della Val di Cembra dove riesce ad esprimersi al meglio grazie all’altitudine superiore ai 500 m s.l.m., alla presenza di terreni porfirici che donano sapidità e alla forte escursione termica. L’occasione è la XXXIII edizione della rassegna Müller Thurgau: Vino di Montagna, solitamente in programma per il mese di luglio. E così, a Trento da giovedì 15 a sabato 17 ottobre, Palazzo Roccabruna-Enoteca Provinciale del Trentino offrirà la possibilità di degustare le oltre 50 etichette in lizza per la XVII edizione del Concorso Internazionale Vini Müller Thurgau.
Ad arricchire il calendario, ci pensa anche DiVin Ottobre, le kermesse di iniziative dedicata all'autunno e alle eccellenze enogastronomiche stagionali, in programma in varie località lungo la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino durante tutti i weekend del mese. Tra gli appuntamenti in programma, anche Caneve en festa, fissata per sabato 17 ottobre: cena itinerante lungo le vie del borgo di Cembra, tra antichi avvolti e porticati, alla scoperta di spumanti, vini, grappe e birre artigianali locali e in compagnia di concerti di musica di ogni genere.
A fine mese, sabato 31 ottobre, in Valle dei Laghi, è invece il momento del Reboro, vino nato da un progetto collettivo dei vignaioli della Valle dei Laghi che si fonda su una tradizione secolare, con Reboro. Territorio & passione, in cui verranno proposti momenti di approfondimento e speciali abbinamenti in cantina.
Con l'avvicinarsi del Natale e in concomitanza con la manifestazione Trentodoc Bollicine sulla città, operatori e produttori soci della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino fanno rete per Happy Trentodoc. Dal 19 novembre all'8 dicembre, infatti, una serie di bar e ristoranti della città di Trento verranno abbinati ad altrettante etichette di Trentodoc servite insieme ad una stuzzicante proposta food realizzata con prodotti 100% trentini.
Infine, per celebrare al meglio anche la grappa trentina, l'appuntamento è con il lungo Ponte dell’Immacolata: dal 5 all'8 dicembre ritorna infatti La notte degli alambicchi accesi a Santa Massenza di Vallelaghi, il borgo che vanta la più alta concentrazione di distillerie a conduzione familiare d'Italia. Un’occasione per raccontare storia e caratteristiche di questo particolare distillato ottenuto esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino, all’interno degli alambicchi di rame, secondo un procedimento disciplinato in ogni dettaglio dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino.
Le manifestazioni potranno subire variazioni in base alle disposizioni governative e provinciali legate all'emergenza Coronavirus. Per rimanere aggiornati, si consiglia di visitare il sito web www.tastetrentino.it/trentinowinefest.

domenica 13 settembre 2020


Gli store sui quali è stata svolta la ricerca sono tutti i 18 punti vendita, considerando anche l’ultimissima apertura di Parma dello scorso luglio. Indicazioni utili per ridurre il gap statistico e informativo esistente sulle vendite di vino in Italia nel rilevante canale retail extra-GDO, monitorare le tendenze in atto sugli acquisti e i consumi di vino, comprendere e anticipare i trend di cambiamento sociodemografico negli stili di vita degli italiani. I punti vendita Signorvino sono stati fra i primi a chiudere ed anche i primi a riaprire, il 17 maggio.

La ricerca si è quindi concentrata su questo ultimo periodo estivo dal giorno della ripresa andando ad analizzare i trend di vendita rispetto al solito periodo dello scorso anno con focus sui macro-dati di andamento per ogni categoria.
Dopo la riapertura i consumi take away hanno registrato un prevedibile calo rispetto allo scorso anno del -48%, per poi crescere del +3% nel mese di giugno, +6%nel mese di luglio, fino a raggiungere la doppia cifra di crescita nelle vendite nel mese di agosto.

Dati Retail

La categoria che cresce di più in assoluto è rappresentata dai Vini Rossi Leggeri (grado alcool fino a max 12° e fino a max 13°) che crescono di un +5% (incidenza a valore) percentuale che raggiunge il +8% se osserviamo nella categoria la sola fascia prezzo della convenienza, quella sotto i € 19,90. Nella Top 10 dei vini più venduti entra infatti il Lambrusco, a discapito del Chianti Classico.
I pezzi per scontrino crescono rispetto al 2019 da 2,4 a 3,0 segnale che il consumatore predilige fare scorta dei vini convenienti per il consumo quotidiano e non acquista il vino solo per le grandi occasioni.

Dati E-commerce

La categoria che si impone come alto-vendente è quella delle BOLLICINE, nella fascia Ultra Premium con prezzo > € 99,00. Se Nel retail la bollicina premium più venduta rimane saldamente il Franciacorta, questo non si verifica nelle vendite on-line dove i clienti prediligono a quest’ultima Trento Doc e Alta Langa.
Lo scontrino medio si posiziona saldamente sopra i 100 euro, con una media di 9,20 pezzi per scontrino.
A prescindere dalla categoria la fascia prezzo più venduta rimane quella sotto i € 19,90, dove osserviamo un acquisto a cartone per sfruttare la convenienza della consegna gratuita.
Il campo di studio dell’Osservatorio è significativo: un giro d’affari complessivo del gruppo di oltre 31 milioni, più di 1500 etichette presenti negli store di oltre 250 fornitori e quasi un milione di bottiglie vendute ogni anno permettono di dare indicazioni sul valore e sul volume delle denominazioni maggiormente vendute, rappresentando le preferenze espresse dal consumatore e profilando diversi target con le relative abitudini. Il monitoraggio avviene in maniera diretta da parte degli store manager con un’analisi quali-quantitativa, osservando gli atteggiamenti di acquisto e analizzando i dati di vendita.
18 punti vendita: Milano Duomo, Milano Via Dante, Brescia, Arese (MI), Verona, Affi (VR), Valpolicella (VR), Vallese (VR), Merano (BZ), Torino, Vicolungo (NO), Cadriano (BO), Bologna, Firenze, Foiano (AR), Castel Romano (RO), Curno (BG), Parma.

sabato 12 settembre 2020


Nardini, la più antica distilleria d’Italia leader dal 1779 nel mercato delle grappe e dei distillati di eccellenza, presenta Bitter Chinato, il nuovo liquore aperitivo che entra a far parte della prestigiosa gamma di prodotti dell’antica maison veneta e che si caratterizza per il suo gusto antico, vintage, che ci lega al passato, ai metodi di produzione di una volta e al tradizionale uso conviviale dell’epoca.

Bitter Chinato Nardini incarna perfettamente questo stile: retrò nell’immagine, rotondo e vellutato nel gusto, con note agrumate, erbacee e speziate ed una chiusura degna della regina delle botaniche, la China.
Dal gusto complesso, ricco e strutturato, Bitter Chinato non viene filtrato durante la sua produzione per permettere agli ingredienti utilizzati di mantenere inalterate intensità e caratteristiche organolettiche donando al prodotto una personalità unica.
"Abbiamo creato un prodotto inedito con delle caratteristiche studiate ad hoc per la miscelazione" commenta Giacomo Casoni, responsabile Marketing di Distilleria Nardini "La scelta ricercata delle botaniche, la non filtrazione, la gradazione alcolica a 27° e il caratteristico colore rosso rubino rendono questo prodotto perfetto per la preparazione dei classici dell’aperitivo come l’Americano, il Mi-To e il Negroni" aggiunge.
Personalità e ricercatezza si ritrovano anche nel packaging: la grafia manuale del logo e l’etichetta materica con dettagli dall’inconfondibile stile crafted conferiscono alla bottiglia un’immagine esclusiva ed estremamente elegante, firmata in chiusura dal nuovo logo Nardini 1779.
Bitter Chinato è un bitter inedito, elegante e versatile, frutto della passione e della tradizione di Distilleria Nardini nell’arte liquoristica e distillatoria.
Bitter Chinato Nardini sarà disponibile in esclusiva per il canale Ho.re.ca nel formato 100 cl.

venerdì 11 settembre 2020


Denominazione araba che deriva dal verbo “tamazzaza” e allude al gesto di gustare una pietanza a piccoli bocconi, la mezzè indica uno dei piatti che meglio celebra la cultura gastronomica del Libano.

Nel Paese dei cedri, infatti, non è inusuale trovarsi di fronte a menu che propongono ai commensali cene a base di quaranta e, finanche, cinquanta piatti alla volta. Potrebbe essere altrimenti in un territorio che, pur piccolo, presenta una varietà climatica tale da offrire ai suoi chef un assortimento di materie prime con pochi eguali nel mondo?
Le mezzè libanesi risentono di questa varietà di ingredienti e di colori e, all’interno di esse, possiamo scoprire come entri, praticamente, di tutto.
A partire dalle verdure, che possono essere servite conservate, quindi in salamoia o sott’olio, oppure fresche. Tra i vegetali, in particolare, la cucina libanese predilige le rape, le melanzane, i cetrioli e le zucchine, e, ancora, i peperoni e i cavolfiori.
Del resto, non dobbiamo dimenticare che un ruolo molto importante nella composizione di una buona mezzè è svolto anche dai legumi, soprattutto i fagioli, che si usa spesso servire in tavola essicati.
La tipica mezzè libanese, infine, non è uno stuzzichino, così ci azzardiamo a tradurre in italiano questa parola, soltanto a base di verdure. Chi vorrà farne autentica esperienza, infatti, non potrà fare a meno di assaporarle con il kibbeh, le amatissime polpette preparate con carne di agnello.

giovedì 10 settembre 2020


Acetaie Aperte scalda i motori dell’edizione 2020. Un appuntamento più che mai carico di significati simbolici, quello con la manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP e dal Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, che domenica 27 settembre si erge con 30 acetaie della provincia modenese a baluardo della ripartenza, dopo il lockdown per l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

I lunghi mesi di stop hanno messo a dura prova il settore, anche se nel complesso esso è riuscito a mantenersi abbastanza in equilibrio e con prospettive incoraggianti per il futuro. Tanto che non si è voluto mancare l’appuntamento annuale con le Acetaie Aperte, l’evento promozionale di punta dei due Consorzi per far incontrare produttori e consumatori. Oggi più che mai, nel nome stesso dell’evento si legge la voglia di tornare ad aprire le porte al pubblico, per condurlo con visite guidate nei luoghi di produzione, offrire degustazioni ed altre iniziative collaterali, ma sempre propedeutiche a scoprire qualche segreto in più della storia e delle caratteristiche del prezioso condimento.
Ecco allora che tra i programmi delle singole acetaie si leggono percorsi degustativi accompagnati da passeggiate nei vigneti, da una vendemmia dei piccoli e da dimostrazioni di cottura del mosto, con musica dal vivo, punti ristoro e merende a base di specialità tipiche del territorio, dal Lambrusco alle crescentine, fino alle crostate con marmellate di frutti antichi.
Un solo consiglio per chi il prossimo 27 settembre sceglierà di trascorrere la propria giornata tra le Acetaie Aperte: indossare scarpe comode, ed intraprendere scevri da altri pensieri questi viaggi sensoriali attraverso i profumi ed i sapori del territorio. In tutta sicurezza e rispettando le regole di distanziamento interpersonale si assaggia, ci si informa con le visite guidate in cui ci viene spiegata la filiera produttiva passo passo – su prenotazione per garantire l’accesso ai locali a piccoli gruppi alla volta – e alla fine ci si può anche cimentare a mettere in pratica le proprie conoscenze divertendosi con il Balsamiquizz o un’originale Caccia al Tesoro Balsamico che, proprio in base alle nozioni apprese durante la visita in acetaia, richiederà di risolvere enigmi e rispondere a quiz balsamici per poter raggiungere la meta finale.
E infine, per testimoniare la propria presenza in questa giornata di festa diffusa, si potrà scattare un #selfieinacetaia e partecipare all’omonimo contest, diventando testimonial per un giorno di questo prodotto di eccellenza che più di ogni altro rappresenta nel mondo il Made in Italy agroalimentare.
Informazioni dettagliate su programmi, modalità di accesso ed indirizzi delle singole acetaie, tutte a ingresso libero, sono disponibili al sito www.acetaieaperte.com.

mercoledì 9 settembre 2020


Maniero Pinot nero e Palazzina Pinot bianco sono i due nuovi vini di Mirabella, che potenzia l’attenzione per queste varietà tanto da inaugurare la sua prima linea da vitigni vinificati fermi e in purezza. Una scelta nata dalla volontà di rilanciare un’altra espressione della terra franciacortina, soddisfando una domanda di mercato esistente per l’estero e sollecitandone una nuova a livello nazionale. Freschezza, immediatezza e tipicità sono le peculiarità della selezione, per la quale l’Azienda ha scelto i vitigni che ritiene maggiormente rappresentativi del territorio e del suo stile, con particolare riferimento al pinot bianco. Mirabella oggi è in grado di proporne tre interpretazioni con un approccio che potrebbe definirsi "didattico": è presente in varie percentuali nelle cuvée dei Franciacorta, è vinificato in purezza nella versione Metodo Classico Brut Nature e fermo in Palazzina.

Per la vinificazione dei fermi Mirabella ha scelto il cemento per la prima fermentazione di entrambi e per la macerazione del pinot nero. La nuova selezione, che sostituisce completamente le precedenti produzioni di fermi dell'Azienda, porta con sé anche una svolta nel packaging. In particolare si introduce l’utilizzo del tappo a stelvin, perfettamente in linea con le caratteristiche dei vini, sia dal punto di vista organolettico che stilistico.
Le uve per Maniero e Palazzina provengono da vigneti condotti a regime biologico tendenzialmente più giovani rispetto a quelli destinati ai Franciacorta, ai quali si è aggiunto nell’aprile 2020 un nuovo impianto di due ettari, uno destinato al pinot nero e l’altro al pinot bianco.
Due vitigni che quest’anno hanno vissuto una bella stagione per qualità e quantità dei grappoli: "Le rese sono state buona, tra gli 80 e i 90 quintali per ettaro, e lo stato di salute impeccabile – ha dichiarato Alessandro Schiavi, enologo di Mirabella – La vendemmia non è stata facile in quanto a gestione dei diversi stadi di maturazione, ma abbiamo interpretato con lungimiranza gli strani andamenti meteorologici di agosto e garantito la massima operatività in vigna e in cantina, oltre a una perfetta lavorazione delle uve in pressatura". Da una prima valutazione delle uve e dei mosti, "il pinot bianco e il pinot nero – continua Alessandro Schiavi – hanno ottenuto il massimo delle performance con bellissime acidità. In sintesi, la vendemmia 2020 si è contraddistinta per finezza, eleganza e longevità".
Palazzina Pinot bianco è stato prodotto in 3.500 bottiglie mentre Maniero Pinot nero in 5.000 unità. La distribuzione sarà esclusivamente nel canale Ho.re.ca.

martedì 8 settembre 2020


Una qualità delle uve buona se non ottima e in alcuni casi eccellente, per un’annata che si preannuncia interessante. Una quantità in linea con quella dello scorso anno (-1%, a 47,2 milioni di ettolitri) che mai come quest’anno risente della congiuntura economica e della conseguente misura di riduzione volontaria delle rese messa in campo dal Governo, oltre a quelle operate da molti Consorzi di tutela. Una quantità che tuttavia dovrebbe consentire all’Italia di rimanere il principale produttore mondiale di vino, seguita dalla Francia con 45 milioni di ettolitri e dalla Spagna (42 milioni). È il quadro di sintesi, al netto di eventuali ulteriori eventi climatici avversi, relativo alle stime vendemmiali 2020 elaborato da Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini e presentato oggi nel corso di una conferenza stampa online a cui ha partecipato anche la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova. 

Secondo il dossier redatto dal gruppo di lavoro congiunto, a una qualità alta e a una quantità leggermente inferiore alla media dell’ultimo quinquennio (-4%) fa da contraltare la particolare situazione economica internazionale, che registra una notevole riduzione degli scambi globali di vino (-11% a valore e -6% a volume nel primo semestre sul pari periodo 2019) e una contrazione, la prima dopo 20 anni di crescita, delle esportazioni del vino made in Italy (-4% nei primi 5 mesi), sebbene inferiore a quella dei principali competitor. Elementi questi che hanno determinato difficoltà tra le imprese e un aumento seppure contenuto delle giacenze dei prodotti a denominazione (+5% per le Do a fine luglio) con conseguente limatura dei listini di Igt, Doc e Docg. In questo contesto economico ancora difficile la vendemmia in corso rappresenta, per caratteristiche quali-quantitative, una eccellente opportunità per la ripartenza del prodotto Italia, a maggior ragione se sostenuto da una adeguata campagna nazionale e internazionale di promozione del vino del Belpaese.
Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella: "L’annata 2020 si presenta con delle uve di ottima qualità, sostenute da un andamento climatico sostanzialmente positivo, che non possono che darci interessanti aspettative per i vini provenienti da questa vendemmia. Sotto il profilo fitosanitario - ha proseguito Cotarella - i vigneti si presentano sani anche se le precipitazioni degli ultimi giorni impongono un continuo monitoraggio da parte dei tecnici per valutare l'accrescimento dei grappoli e il controllo dei potenziali attacchi di patogeni. Intanto i primi riscontri analitici evidenziano delle gradazioni medio alte e un buon rapporto zuccheri/acidità, oltre ad un interessante quadro aromatico per le varietà bianche e tenori polifenolici medio alti nelle uve a bacca rossa. Preludio di interessanti e ottimi vini. L’alta qualità sarà elemento determinante per affrontare e superare il difficile momento che il mondo del vino e in generale il sistema produttivo mondiale stanno vivendo a causa dell’emergenza Covid".
"Il settore vitivinicolo italiano ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza - ha dichiarato in conferenza stampa Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea - riuscendo a reggere l’urto di questa crisi senza precedenti che si è abbattuta sul sistema produttivo globale. Un sospiro di sollievo proviene sia dal cessato allarme dazi verso gli Usa, che sta invece penalizzando i nostri concorrenti francesi e spagnoli, ma anche da una vendemmia che per qualità e quantità risponde agli attuali bisogni del settore. Desta naturalmente preoccupazione – ha concluso Borriello - la flessione sui mercati esteri, dopo 20 anni di crescita ininterrotta, e lo spettro di una recessione economica globale, ma il sistema vitivinicolo italiano appare solido e in grado di tornare sui livelli a cui ci aveva abituato".
Per il presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona: "Il bilancio previsionale della vendemmia si annuncia positivo sia per la diffusa qualità delle uve, con diverse punte di eccellenza, sia per una quantità leggermente inferiore allo scorso anno che ci aiuterà a gestire il mercato in maniera equilibrata. Premesse importanti per valorizzare i listini di un’annata produttiva che ci attendiamo molto interessante. Adesso, quindi, diventa necessario sostenere la ripresa dei mercati e del nostro export con nuovi investimenti, aumentando per il prossimo triennio la dotazione dell’Ocm Promozione, orientando adeguatamente le risorse e iniziative del 'patto per l’export' e utilizzando rapidamente i fondi avanzati dalle ultime misure del Governo a sostegno del settore, riduzione delle rese e distillazione di crisi".
"In un anno normale, - ha detto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Vins (CEEV) intervenuto alla conferenza stampa con un focus sull’andamento vendemmiale europeo - saremmo tutti concentrati nel cercare di ottenere la stima più precisa della vendemmia, al fine di fissare meglio i prezzi e programmare l'anno; tuttavia questo non è un anno normale e la crisi del Covid-19 rimane per il momento il fattore più influente e dirompente per le aziende vinicole. A livello UE, e grazie agli aumenti di Spagna e Francia, - ha aggiunto Recarte - ci aspettiamo una vendemmia 2020 leggermente superiore (+5 Mhl) rispetto a quella del 2019 per i primi 5 produttori - Italia, Francia, Spagna, Germania e Portogallo - e vicina alla media degli ultimi 5 anni. Con le giacenze di vino ancora relativamente elevate, la vendemmia 2020 entrerà in un mercato ancora fortemente caratterizzato dall'incertezza e dalla destrutturazione provocata dal Covid-19. Ora sarà fondamentale concentrare tutti gli sforzi e le azioni sulla ripresa dei mercati a livello UE e internazionale. Senza questa ripresa, più che mai, la sostenibilità delle aziende vinicole dell'UE sarà a rischio".
La geografia dell’annata produttiva vede in leggero incremento il Nord (+3% sul 2019) mentre al Centro e al Sud le quantità si dovrebbero ridurre rispettivamente del 2 e del 7%. Il Veneto (+1%) rimarrà la prima regione con 11 milioni di ettolitri, seguita da Puglia (8,5) Emilia-Romagna e Abruzzo. Assieme le 4 regioni sommano i 2/3 di tutto il vino italiano. Tra le principali aree produttive, segno più per Piemonte e Trentino-Alto Adige (+5%), Lombardia e Marche (+10%), Emilia-Romagna e Abruzzo (+7%). Calo della produzione invece in Toscana e Sicilia (-15%), Friuli-Venezia Giulia (-7%) e Puglia (-5%). Ad oggi, 3 settembre, è stato raccolto circa il 20% dell’uva.
Il dossier "Previsioni vendemmiali 2020" di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini è stato elaborato in base alle rilevazioni dei rispettivi osservatori territoriali, a valutazioni comparate delle indicazioni quali-quantitative e all’elaborazione statistica rispetto alle serie storiche ufficiali degli anni precedenti.

lunedì 7 settembre 2020


Sono i punti di forza del Mais Italiano Valfrutta, che viene coltivato nei campi degli agricoltori soci di Valfrutta che si trovano in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, dove le condizioni climatiche e ambientali sono ottimali per questo prodotto.

Il Mais Italiano Valfrutta grazie alla cottura a vapore mantiene intatto quel tesoro di sostanze nutrienti che spesso si disperdono nell’acqua di cottura, e naturalmente le fibre alimentari, preziose alleate del nostro benessere quotidiano. Inoltre cotto a vapore è più gustoso perché il vapore rispetta il naturale sapore dei vegetali restituendo un gusto pieno e una consistenza corposa.
La pratica confezione monodose permette di ampliare la scelta delle proposte da gustare. L’assenza del liquido di governo rende il Mais Italiano pronto, non serve scolarlo, basta aprirlo e versarlo per gustarlo.
Il Mais Valfrutta affianca gli altri monodose già presenti a scaffale con una confezione da 3 lattine da 160 gr. cadauna in un cluster di colore giallo altamente visibile che richiama la categoria, dando al prodotto un impatto a scaffale unico.
Il prodotto è presente nei punti vendita della Gdo anche in altri formati: scatola 400gr, il cluster 2x400gr e il cluster 3x400gr.

domenica 6 settembre 2020


Anche quest'anno il successo della pizza è inarrestabile. Ecco perchè 50 Top Pizza ha deciso di premiare le dieci migliori catene artigianali europee Top European Artisan Pizza Chains 2020 - Latteria Sorrentina Award: Berberè, Big Mamma, Da Michele, Da Zero, Fra Diavolo, Grosso Napoletano, Luigia, Pizza Pilgrims, Saporè e Sorbillo.

Le catene artigianali sono state selezionate sulla base del lavoro sul territorio degli ispettori di 50 TOP PIZZA, in tutta Europa, sulla base dei criteri di artigianalità del prodotto, qualità degli ingredienti, livello del servizio.
Il grande lavoro di queste aziende dimostra che il futuro della vera pizza non è di natura industriale ma artigianale, a prescindere dallo stile, perché alla fine conta sempre chi sta dietro al banco e al forno.
"Una novità, questa nuova sezione, costata un duro lavoro, perché siamo convinti che queste pizzerie fanno parte integrante del movimento della pizza in Italia e nel mondo. Le catene delle pizzerie italiane in Europa - spiegano Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert sapere, curatori di 50 Top Pizza - sono un baluardo solido e dinamico del nostro made in Italy, un riferimento culturale importantissimo per consumatori e uno sbocco per gli artigiani del gusto che fanno qualità nel nostro Paese. Sono quanto di più italiano nella proposta e internazionale nel modo di stare sul mercato ci possa essere in questo momento nel food. Ecco perchè, per dare loro una giusta valorizzazione, d'ora in avanti le pizzerie delle catene non appariranno più nelle altre classifiche, ma avranno una propria collocazione, data la loro particolare specificità".
Riparte dunque la grande cavalcata di 50 Top Pizza, la più attesa e prestigiosa guida on-line dedicata al prodotto gastronomico simbolo dell’Italia nel mondo. Mercoledì 8 settembre, appuntamento per la serata finale di 50 Top Pizza Europa presentata da Federico Quaranta e che sarà in diretta streaming a partire dalle 18:30 sui canali Facebook di 50 Top Pizza, 50 Top Italy, FineDiningLovers, Luciano Pignataro Wine Blog, La Voce di Napoli, Food Napoli e sulla pagina Instagram di 50 Top Pizza.
La prima classifica a essere svelata sarà quella concernente le migliori 50 pizzerie del Vecchio Continente, 50 Top Europe 2020, che lo scorso anno ha visto l’incoronazione del locale 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London. Inutile dire che cresce l’attesa per conoscere i nomi inseriti in una classifica che, alla seconda edizione, è già punto di riferimento per addetti ai lavori e il grande pubblico dei consumatori.
"In generale - concludono i curatori - possiamo dire che la crisi ha sicuramente messo in difficoltà tanti locali, ma molti hanno saputo reagire con grande spirito di adattamento. Ciò che è certo è che la crisi non ha messo in discussione la corsa verso la qualità, i buoni ingredienti, il servizio eccellente, le carte dei vini, delle birre e dei cocktail, non ha fermato la voglia di investire e di impegnarsi in questo lavoro duro ma che sa regalare grandi soddisfazioni alle giovani generazioni di pizzaioli. E la nostra guida regala un quadro della situazione chiaro ed esaustivo".

sabato 5 settembre 2020

Riconciliare il rapporto tra cibo e natura, anche nel modo di vivere e interpretare i riti sociali attorno al cibo. Portare il brunch e l’aperitivo sul prato – en plein air - con una proposta gastronomica di alta qualità: sono questi gli ingredienti del nuovo Picnic di Peck CityLife.

Per la sua versione del Picnic, il brand milanese propone 6 differenti formule pensate per 2 persone, ma anche la possibilità di personalizzare il menù scegliendo le pietanze direttamente al banco gastronomia. Il servizio è disponibile nella versione brunch durante il weekend e in quella aperitivo dal martedì alla domenica. Una volta prenotato, il cestino potrà essere ritirato direttamente da Peck CityLife, in Piazza Tre Torri, all’orario stabilito. Il cesto in vimini include, oltre alle pietanze, coperta, posate e bicchieri: tutto l’occorrente per vivere un’esperienza di qualità immersi nella natura. Location ideale per il Picnic è il parco di CityLife: terzo più grande della città, si stende su una superficie di 17.000 mq con alberi, prati, orti urbani, specchi d’acqua e piste ciclabili, su cui svettano le torri progettate dalle archistar di fama internazionale.

Il Picnic Brunch

Disponibile il sabato e domenica, dalla 12 alle 16, è pensato in 4 diverse formule con prezzi da 25, 30 e 50 euro a testa. Tra le proposte piatti freschi come la caesar salad, lo storione alla catalana, il riso mare o il panino con il roast beef Peck; non mancano alcune delle icone di Peck, come i mondeghili, i gamberi in salsa cocktail, il Parmigiano Reggiano 24 mesi e i paninetti con gamberi e vitello tonnato. A concludere un dolce tra crostata, plumcake o macedonia di frutta.

Il Picnic Aperitivo

Due diverse formule (20 euro a testa), disponibili dal martedì alla domenica, dalle 18 alle 21. Protagonisti sono i classici panini al latte di Peck, farciti con alcuni must della gastronomia, come bresaola, insalata russa, vitello tonnato e gamberi; ad accompagnarli pinzimonio, olive verdi o melone. Per un brindisi sotto le stelle sono suggeriti alcuni signature cocktail: come il Mito e il Negroni. perfetti per una serata estiva, o una bottiglia di bollicine Franciacorta Peck.

Picnic tailor made

Chi preferisse personalizzare il proprio cestino per il brunch o l’aperitivo, può scegliere direttamente tra le proposte del banco gastronomia di Peck CityLife: un vero universo di sapori, dai celebri salumi e formaggi selezionati o prodotti da Peck, ai piatti della tavola calda (cotolette, arancini, parmigiana di melanzane…), alle proposte iconiche di Peck (insalata russa, vitello tonnato, gamberi in salsa cocktail, paté…). Anche per il vino la selezione si estende alla ricca offerta dell’enoteca di Peck CityLife.

Come funziona

Il cestino è disponibile su prenotazione, chiamando Peck CityLife al numero 02 3664 2660 o scrivendo alla mail Peck.citylife@peck.it. Il cesto, completo di tutto l’occorrente per il Picnic, potrà essere ritirato il giorno e all’orario stabilito, sempre presso il negozio di CityLife. Al momento del ritiro verrà chiesto un documento di identità che sarà restituito alla riconsegna del cesto.

venerdì 4 settembre 2020


Solo la polpa del miglior frutto fresco, accuratamente selezionato e proveniente dalle zone più vocate del mondo, maturato sulla pianta e raccolto al giusto grado di maturazione per un perfetto grado zuccherino, diventa Frullà Puro. Senza aggiungere altro. Un toccasana per tutti i momenti della giornata: squisito frutto da fine pasto, merenda perfetta per i bambini, ideale intermezzo al lavoro, alleato prezioso nello sport e nel tempo libero. Frullà Puro è il compagno ideale anche per completare yogurt e gelati, come topping in torte e dessert e ottimo per impreziosire macedonie.

Un tesoro così puro merita un formato altrettanto speciale, capace di valorizzarne gusto e moltiplicare le occasioni di consumo: casa e outdoor, sport e merenda, scuola e ufficio. Con il pratico formato doypack con tappo richiudibile, tutta la bontà della frutta è perfettamente integra nel sapore, nell’aroma e nelle proprietà. Comodo, sicuro con i bordi stondati antitaglio (quindi adatto anche per la sicurezza dei bambini), igienico. E con una grafica colorata e allegra, che saprà sicuramente richiamare l’attenzione dei consumatori.
La regina della frutta esotica ha sempre più fedeli. Con la crescita di stili di vita legati al benessere e al wellness, oggi la banana rappresenta il compromesso perfetto tra leggerezza ed energia. Per questo è sempre la più ricercata. Per questo è nato Frullà Puro Banana: solo le migliori banane, colte direttamente dalla pianta da mani esperte, selezionate al perfetto punto di maturazione, frullate e pronte da gustare intatte nel gusto e nell’aroma. Frullà Puro Banana è la ricarica naturale perfetta, un’autentica fonte di benessere e di princìpi nutritivi per ogni occasione.
Un frutto che fa innamorare al primo istante, un tesoro di dolcezza e profumo racchiuso in uno scrigno duro e pungente che, dopo lunga lavorazione, rivela il proprio nettare. L’ananas è un frutto unico, ma non è un frutto facile: è arduo da pulire, poco pratico da portare con sé ed esposto all’aria si ossida velocemente. Per questo è nato Frullà Puro Ananas: dolce e dissetante, drenante e depurativo, ricco di sali minerali come sodio, ferro e potassio, per un’alimentazione gratificante, leggera ed equilibrata.
Il mango non si trova tutto l’anno al banco frutta, difficile individuare il giusto grado di maturazione e la qualità, non è semplice ricavarne la polpa. Occorrono tempo, pazienza ed esperienza. Per questo è nato Frullà Puro Mango. Wellness ed equilibrio, healthy style e leggerezza. Il mango è sempre più richiesto e cresce nei volumi, nel gradimento, nel consumo quotidiano. Frullà è un marchio di Natura Nuova. 

giovedì 3 settembre 2020


In questo 2020 Castello di Cigognola ha rinnovato e potenziato un approccio alla vendemmia all’insegna della sperimentazione e della ricerca. L’Azienda Agricola di proprietà della famiglia Moratti ha posto la massima attenzione nella scelta delle date e delle modalità di vendemmia, cominciando la raccolta a inizio agosto in Oltrepò, territorio in cui la vendemmia anticipata è stata decisione diffusa qualche giorno più tardi.

L’avvio è avvenuto in seguito a una valutazione della maturità tecnologica, sensoriale e della qualità delle uve pinot nero attraverso un’analisi degustativa direttamente in vigna. Il metodo è stato messo a punto grazie anche alla collaborazione con Giovanni Bigot, titolare della società Perleuve e consulente agronomo di Castello di Cigognola. In particolare è stato applicato l’Indice Bigot, metodo scientifico elaborato dallo stesso professionista per conoscere il potenziale qualitativo di ogni singolo vigneto, monitorando 9 parametri attraverso l’applicazione 4Grapes. A seguito degli idonei parametri di maturazione sensoriale e della previsione di un’annata calda, si è quindi scelto di procedere con una vendemmia anticipata e scalare su singoli appezzamenti, in base alle caratteristiche tecnologiche delle bacche. L’obiettivo è preservare la complessità acidica e il pH delle uve destinate alle basi spumante, a cui è concorso anche l’utilizzo di grappoli recuperati dal diradamento dei vitigni pinot nero destinati alla vinificazione in rosso.
"Scelte audaci ma dalle fondamenta solide, assunte da una vera e propria start-up del vino che fa suo un modus operandi nel quale tecnica e creatività sono in dialogo continuo – afferma Gian Matteo Baldi, AD di Castello di Cigognola - Conoscere a fondo e maneggiare con sapienza gli strumenti del mestiere permette di ritrovare la libertà espressiva e l’unicità identitaria imbrigliate da regole e protocolli che troppo hanno ingessato il mondo enologico nel nostro Paese. Lavoriamo per recuperare la dimensione antropocentrica del fare vino, in cui l’uomo, non la meccanica, è il filtro di tutte le decisioni prese".
Una struttura flessibile, quindi, che si avvale di consulenti esterni esperti e competenti che collaborano con giovani professionisti in un continuo scambio ed evoluzione di visioni, conoscenze e metodi.
In un momento di grande evoluzione degli acquisti agroalimentari, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago avvia un progetto di comunicazione basato sull’unicità e naturalità di Asiago DOP, a sostegno del lavoro delle 1400 aziende d’allevamento e degli oltre 8000 addetti impegnati nella produzione della tipicità veneto-trentina. Il piano punta a raccontare "Il sapore della nostra anima", la storia millenaria di questo prodotto unico e del suo territorio proseguendo nell’attività dedicata a promuovere la presenza, in particolare, della specialità Stagionato nelle sue diverse età: Mezzano, Vecchio e Stravecchio, negli scaffali e negli e-commerce delle principali catene della GDO. Per tutto il mese di settembre, la nuova campagna di comunicazione si svilupperà su emittenti televisive regionali del Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige e, in radio, a livello nazionale, su RTL 102.5.

Asiago DOP, formaggio di qualità ed origine certificata, viene da sempre apprezzato anche nel mondo Horeca per la sua grande versatilità nelle ricette. Un percorso di collaborazione che, negli anni, ha visto il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lavorare con i più prestigiosi chef, promuovere rassegne gastronomiche e stimolare la conoscenza e diffusione della creatività in cucina anche attraverso l’Asiago Network, l’innovativo progetto creato per offrire al consumatore l’opportunità d’incontrare gli ambasciatori della DOP, professionisti capaci di raccontarne le caratteristiche e di proporlo al meglio. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, anche in questi momenti difficili per il settore del “fuori casa”, sostiene gli sforzi del mondo della ristorazione e plaude alle iniziative avviate a supporto di tutto il settore, importante volano della migliore produzione Made in Italy.

mercoledì 2 settembre 2020

Sabato 3 e domenica 4 ottobre torna Caseifici Aperti: l’appuntamento che offrirà a tutti – dai foodies e appassionati ai curiosi, grandi e piccini - la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione del Parmigiano Reggiano DOP. Le visite e le attività saranno organizzate osservando attentamente le norme sul distanziamento sociale e le misure anti-contagio.

Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: un viaggio alla scoperta della zona d’origine del Parmigiano Reggiano, delle sue terre ricche di storia, arte e cultura. È così che, a circa un anno dall’ultima edizione, i produttori di Parmigiano Reggiano hanno scelto di lanciare un segnale di speranza agli italiani.
Ricordiamo che la produzione della DOP non si è mai fermata: anche nel periodo più buio del lockdown, i casari sono rimasti al lavoro tra caldaie e fascere per rifornire il Paese. Ora è giunto il momento di fare un passo in più e tornare ad accogliere nei caseifici tutte quelle persone che hanno sostenuto la nostra filiera in un periodo così difficile.
Partecipare a Caseifici Aperti è semplice: basta visitare il sito del Consorzio, www.parmigianoreggiano.it e accedere all’area dedicata dove presto sarà disponibile la lista dei caseifici aderenti grazie alla quale è possibile informarsi sugli orari di apertura e sulle attività proposte.
Assistere alla nascita della forma è un’esperienza unica, così come passeggiare nei suggestivi magazzini di stagionatura e acquistare il formaggio direttamente dalle mani di chi lo produce.
Un autentico viaggio nel tempo alla scoperta del metodo di lavorazione artigianale, rimasto pressoché immutato da oltre nove secoli. Il Parmigiano Reggiano si produce oggi come nove secoli fa: con gli stessi ingredienti (latte crudo, sale e caglio), con la stessa cura artigianale e con una tecnica di produzione che ha subito pochi cambiamenti nei secoli, grazie alla scelta di conservare una produzione del tutto naturale, senza l’uso di additivi.

martedì 1 settembre 2020

Tempo fa il sito della BBC usciva con un titolo ad effetto: in futuro berremo un caffè sempre più cattivo a causa dei cambiamenti climatici? Oggi potremmo andare oltre chiedendoci: in futuro avremo ancora caffè da bere? La situazione di una delle materie prime più utilizzate (e amate) al mondo è critica, e la pandemia non aiuta. Come ci spiegano due tra i maggiori importatori di caffè verde, entrambi triestini.

"La pandemia sta causando problemi nell’offerta e nella domanda - spiega Theresa Sandalj di Sandalj Trading Company -. Nella produzione le criticità si trovano a ogni passaggio della filiera. A livello agricolo, molte aziende che fanno la raccolta manualmente contano sulla mano d’opera di Paesi confinanti: con le frontiere chiuse si è bloccato l’afflusso di lavoratori stagionali e il rischio è che le drupe siano lasciate sulle piante di caffè. Ci sono difficoltà a trasportare il caffè raccolto ai centri di torrefazione e ai porti, e in Paesi senza sbocco sul mare come il Rwanda l’irrigidimento dei controlli alle frontiere sta causando ritardi notevoli. I piccoli e medi esportatori, che per ottenere i prestiti bancari necessari ad acquistare il caffè presentano i contratti di vendita già stipulati, con l’incertezza nei consumi non riescono a chiudere anticipatamente lo stesso numero di contratti di prima. I produttori di caffè specialty, con la crisi economica nei Paesi consumatori, corrono il rischio che i torrefattori preferiscano acquistare caffè più economici. Credo che tutte le fasce di popolazione a rischio siano sofferenti: è importante fornire supporto ai piccoli imprenditori e agricoltori che hanno spesso meno strumenti rispetto ai grandi" conclude Sandalj e che aggiunge una riflessione sul mondo dei bar: "I volumi in Italia per il settore Ho.Re.Ca. si sono leggermente ridotti a causa della flessione del turismo, però molti dei nostri clienti italiani lavorano anche bene all’estero e quindi compensano – spiega Theresa Sandalj –. Abbiamo onorato tutti i nostri contratti di acquisto con i produttori e continuiamo a cercare caffè speciali di nuovo raccolto. Stiamo anche fornendo consulenza su sviluppi alternativi di mercato, take away e consumo casalingo. All’estero la crisi del consumo del caffè si è sentita un po’ meno poiché i consumatori erano già abituati al take away".
Le aree più in difficoltà sono al momento il Centro America e l’India, come conferma Alberto Polojac, titolare di Imperator e attuale presidente Sca Italy. "Il Brasile ha una struttura solida, molto meccanicizzata e produttori più grandi, quindi nonostante la situazione molto pesante nelle grandi città, il mondo del caffè sembra sotto controllo. Il Centro America invece soffre anche di un problema storico di infrastrutture carenti: il caffè di un piccolo produttore per arrivare al porto impiega anche quattro settimane. Al momento poi c’è grande preoccupazione per l’India".
Ma qual è la situazione nei bar? Secondo Polojac "Siamo in ripresa, ma manca ancora un 40% di entrate, specie per il bar all’italiana che ha sempre puntato sui volumi e sul consumo veloce. Il cliente non vive più il bar allo stesso modo, la voglia di consumo rimane ma si sposta sul bar di quartiere, sul take away e i consumi casalinghi. È stato lungimirante chi ha coltivato anche un pubblico locale. In questa situazione è necessario reinventarsi: l’estate darà un po’ di ossigeno, ma occorre dare più spazio all’online, all’e- commerce, cercare sbocchi diversi. E investire in comunicazione. Il mercato dei porzionati ad esempio sta andando molto bene, e potrebbe essere un’opportunità". Tutto ciò si inserisce inoltre in una situazione di prezzi all’origine ai minimi storici "della quale il torrefattore spesso non è a conoscenza, con poca lungimiranza secondo me" conclude Polojac.

Macchine da caffè: la ripartenza dipende dall'innovazione

Soluzioni nuove e funzionali, per garantire una ripartenza il più veloce possibile. Durante il lockdown, sono state poche le aziende delle diverse filiere del comparto Ho.Re.Ca che si sono fermate, in Italia come all'estero. E per tutte, ancora più che in passato, il must è stato uno solo: puntare sull'innovazione, investendo su alcuni trend – dalla sostenibilità al digitale – diventati ormai indispensabili. "Si tratta di una tendenza trasversale al mondo dell'ospitalità professionale", dice un esperto dell'industria alberghiera d'oltreoceano come Juan Bernardo Kferman, Buyer Food, Beverage & Supplies di Club Med - USA and Caribbean Region, che aggiunge: "Tutto porta nella direzione della massiccia adozione di dispositivi touchless, come nel caso di un'azienda italiana che ha applicato la tecnologia air-touch tech alle macchine da caffè. Senza contare le app, dai menu, alle chiavi delle camere, passando per la pulizia delle toilette. Tutto controllabile via smartphone".
E a proposito di "coffee machine" sostenibili, è da sette anni che Simonelli Group in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e il cluster Marche Manufacturing, ha avviato una serie di ricerche con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle macchine da caffè espresso. Risultato: la tecnologia T3 è riuscita non solo a garantire la stabilità di temperatura e quindi la consistenza in tazza, ma anche un risparmio energetico che oscilla dal 30 al 40% rispetto ad una macchina con altra tecnologia. Stessa cosa con la soluzione brevettata T.E.R.S. (Temperature Energy Recovery System), che consegue un risparmio pari al 8% sul totale consumo della macchina.
Sull'innovazione poi, ha puntato anche un brand come Brambati, che ha messo in atto proprio in questi mesi un restyling delle tostatrici, non solo estetico ma anche funzionale, dedicando una particolare attenzione alla sostenibilità. "L'altra novità ad alto contenuto hi- tech è stata l'implementazione del nuovo SW dedicato alle tostatrici top gamma modello BR, che, oltre all’abituale flessibilità, hanno tutte le caratteristiche richieste dal settore Specialty", racconta il presidente dell'azienda Fabrizio Brambati, che sottolinea come il nuovo SW "permette di controllarne ogni parametro (temperature, tempi, volume dell’aria, velocità dei motori, scambio termico tra chicchi ed aria), diversificare la metodologia (set- point/gradiente), fino ad arrivare al cupping". In questo modo, diversi utenti possono valutare insieme il gusto del caffè, creando le proprie schede di valutazione, utilizzando anche la web app dedicata. Ma non è finita, perché "la stessa applicazione consente di visualizzare lo storico delle curve di tostatura, l'utilizzo del caffè verde, le precedenti sessioni di cupping e una serie di kpi, come il numero di batch effettuati, gli utilizzi delle ricette, le frequenze degli allarmi, la produttività e molto altro ancora".

Il caffè è green non solo nel chicco

A partire dalla sostenibilità – sociale e ambientale – delle piantagioni fino al risparmio energetico nelle macchine, passando per tutte le fasi della filiera, il caffè ha tante strade per rendersi più o meno sostenibile. Ma anche il packaging e l’utilizzo dell’acqua possono pesare più o meno sulla carbon footprint. Come ci spiegano due aziende del settore.
"La sensibilità verso la sostenibilità è sempre più diffusa e in continua espansione – spiega Enrico Metti, Sales Director Professional Filters Italy & Iberia di BRITA -. Utilizzando i nostri sistemi filtranti professionali si ottiene una miscela bilanciata di minerali per esaltare il gusto e la qualità del caffè nel rispetto dell’ambiente. Ricordiamoci che per un caffè di qualità è indispensabile un’acqua di qualità. E anche l’innovazione sia di prodotto sia di processo, per garantire una coffee experience sempre migliore". Cambiare le abitudini delle persone nel bere e utilizzare l’acqua in modo sostenibile è uno degli obiettivi dell’azienda: "Per noi sostenibilità significa progettare e offrire soluzioni e prodotti per uso sia domestico sia professionale che rispondano a questa sfida, alla ricerca di un perfezionamento continuo per una vita sempre più ecologica.
Un altro fronte estremamente attento alle esigenze green è quello del packaging. "Il 2020 sarà sicuramente l’anno in cui le soluzioni sostenibili guadagneranno una quota significativa nel settore del singolo servizio. Le soluzioni riciclabili in alluminio e i prodotti compostabili a base di bioplastica sostituiranno l'attuale offerta di plastica a base di petrolio" è la previsione di Gianmaria Pavan, Global Head of Beverage di Ahlstrom- Munksjö. A cambiare è anche l’utente finale, che spinge le aziende a fare di più. "La nostra attività non può avere successo se non teniamo conto dell'impatto ambientale dei nostri prodotti. Abbiamo a che fare con utenti finali sempre più attenti e con una legislazione che mira a ridurre i rifiuti da imballaggio. Ciò ha un chiaro impatto sul modo in cui progettiamo, produciamo e distribuiamo i nostri prodotti: per noi un prodotto non sostenibile non è un prodotto". Quali sono dunque le prospettive sul futuro del caffè? "Il caffè sarà sempre più democratico in termini di disponibilità dei prodotti in tutto il mondo, tuttavia assisteremo ad un consolidamento con poche aziende che controllano la maggior parte dei marchi e dei volumi che passeranno a prodotti sostenibili. Quindi direi: democratico, consolidato, sostenibile".

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