venerdì 10 luglio 2020

Dall’inconfondibile cifra stilistica di Gianni Tessari nasce Scalette, un vino con cui il viticoltore di Roncà (VR) punta alla massima esaltazione dell’identità e della tradizione della DOC Soave. Scalette è un Soave Classico DOC prodotto nel Cru Tenda, una delle 23 Unità Geografiche Aggiuntive che rientrano tra le zone storiche della denominazione. In questo Cru collinare e a suolo prevalentemente calcareo vengono condotti i vigneti di Garganega e Trebbiano di Soave. Ne deriva un vino in cui, grazie anche alla fermentazione e all’affinamento in acciaio, è immediatamente percepibile la delicatezza dei profumi e sapori floreali e minerali tipici del Soave Classico.

Gianni Tessari prosegue quindi sulla strada della massima valorizzazione del territorio attraverso il rispetto dell’identità che lo caratterizza. Scalette arriva infatti dopo il lancio a inizio anno del Perinato, un Soave Classico DOC prodotto nel Cru Pigno e affinato in legno, capace in questo caso di esprimere al meglio l’anima vulcanica del terroir.
L’esaltazione dell’identità del territorio, che Tessari riserva a tutte le tre DOC (Soave, Colli Berici e Monti Lessini) coperte dai vitigni dell’azienda, riecheggia anche nel nome scelto per il vino: "Scalette – spiega Gianni Tessari – si ispira alla scalinata che dal centro di Soave porta al Castello Scaligero. Un percorso immerso nella storia e cultura del paese che rimanda simbolicamente al nostro ultimo vino, un Soave Classico molto tradizionale che facciamo uscire in annata per esaltare al meglio le sue caratteristiche". Scalette viene prodotto in 20 mila bottiglie, vendute in enoteca.

giovedì 9 luglio 2020

Tutta l'assoluta concretezza del mare e i suoi sapori. Finalmente arriva in centro storico a Palermo una trattoria di pesce dal gusto contemporaneo che dialoga con il mare. Un racconto vero e autentico, fatto di storie, luoghi e persone. Molo Sant'Erasmo aprirà il 10 luglio sul nuovo water front cittadino, da quel porticciolo dove resiste ancora una piccola comunità di pescatori e dove la foce del fiume Oreto incontra il Mediterraneo. In un momento di difficile ripartenza, l'apertura di un nuovo luogo in cui riappropriarsi della bellezza del mare significa ripensare Palermo con occhi diversi, offrendo uno sguardo diverso sulla città.

Un gesto coraggioso che i palermitani e le palermitane hanno già compreso e apprezzato, partecipando con grande energia alla campagna di ricerca del personale. In pochi giorni sono arrivate oltre cinque mila candidature, per i 25 posti di lavoro a disposizione, segno della necessità collettiva di rialzarsi e ripartire dal lavoro.
Il water front di Sant'Erasmo fortemente voluto dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale è protagonista nel progetto dell'intero ristorante. Il vetro e la ceramica bianca e blu sono gli attori principali di un nuovo modo di concepire il dialogo con i mare, fatto di una sinestesia profonda tra colori, sapori, profumi e sguardi all'orizzonte.
"Riportare il mare e i suoi sapori in centro città, questo è quello che mi ha spinto a credere in questa sfida - racconta il ristoratore, già founder e ideatore del brand Bioesserì insieme al fratello Vittorio. Molo Sant'Erasmo sarà un luogo per tutti, una trattoria dal gusto contemporaneo, fuori dai soliti stereotipi a cui siamo abituati. Una cucina sincera, senza orpelli o dettagli pretenziosi, ma gustosa. Abbiamo realizzato dei piatti che sanno leggere le esigenze della ristorazione contemporanea, ma rimangono legati alla concretezza della tradizione".
Nel menù trovano spazio tacos di gambero rosso, crostoni al guacamole, tartare e fish and chips, ma anche il più classico sautè di cozze, il tonnarello alle vongole, la parmigiana di melanzane, le polpette di pesce azzurro.
Molo Sant'Erasmo è una trattoria di mare con al centro la qualità e il rispetto degli ingredienti, dove la materia prima è protagonista di intriganti interpretazioni che guardano saldamente alla tradizione andando dritti all'essenziale. Una cucina di pesce contemporanea, fresca, mediterranea che attraverso sapori autentici e diretti saprà ristabilire quel legame tra mare e città di cui ci eravamo dimenticati.

mercoledì 8 luglio 2020

L’attesa del nuovo Prosecco Rosé, che sarà disponibile sul mercato italiano a partire dal prossimo ottobre, rischia di essere offuscata dalla corsa al ribasso del prezzo praticato da alcuni operatori del settore. Si tratta di una politica miope con cui l’intero comparto del Prosecco fa i conti ormai da anni e che non dovrebbe essere applicata anche all’ultimo nato della denominazione. Al contrario può essere l’occasione per invertire la tendenza, partendo da un prodotto di nicchia, e per fare una scelta di qualità nell’ambito della quale il prezzo è solo una, e non la principale, argomentazione per la vendita.

L’azienda Bottega, cantina e distilleria di Bibano di Godega (TV), sarà sul mercato con il proprio nuovo Prosecco Doc Rosé che verrà prodotto con un uvaggio di Glera (85%) e di Pinot Nero (15%). Le uve del noto vitigno internazionale contribuiranno a regalare a questo vino spumante il caratteristico colore rosato e una maggiore complessità aromatica e gustativa.
Sandro Bottega, presidente di Bottega S.p.A., a questo proposito dichiara: "Il Prosecco Rosé è un’occasione importante per praticare una politica di qualità e per applicare un equo prezzo di vendita che rispecchi la durata doppia del periodo di fermentazione, la progressiva riduzione della resa per ettaro nella denominazione e il valore aggiunto dato dalle uve di Pinot Nero. In questo modo verranno valorizzati tanto il lavoro dei contadini, quanto l’immagine del Prosecco. Nello specifico abbiamo deciso di puntare su un prodotto premium con un prezzo al pubblico di 10 euro a bottiglia, in virtù delle modalità produttive elencate e della scelta di uve di Pinot Nero coltivate in piccoli appezzamenti che ne esaltano le caratteristiche. Di massima ritengo quindi che, anche traendo spunto dall’esperienza dello Champagne, il Prosecco Rosé, caratterizzato talvolta da maggiori costi di produzione rispetto allo spumante d’oltralpe, debba posizionarsi a un prezzo superiore del Prosecco tradizionale: tra il 10% e il 30% in più a seconda del livello qualitativo".
Bottega aggiunge: "Riteniamo in questo modo di essere in linea con la volontà dei produttori storici che rifuggono la cultura industriale, orientata al massimo risultato con il minimo sforzo, ma puntano alla qualità elevata e alla corretta valorizzazione del prodotto. Sul versante opposto i soliti noti, tra cui alcune cantine sociali, continueranno a vendere anche il Prosecco Rosé a prezzi da discount, allontanandosi in questo modo dalla ristorazione qualificata, dalla clientela premium e dai veri intenditori. L’obiettivo dovrà invece essere quello di far diventare il Prosecco Rosé una delle eccellenze enogastronomiche italiane".
L’imprenditore conclude infine il ragionamento, allargando il tiro: "Una responsabilità particolare, per la reputazione del Prosecco, grava sui produttori che non hanno una propria identità legata al territorio della denominazione. A ciò si aggiunge la perdita di italianità, attraverso l’utilizzo di marchi stranieri".

martedì 7 luglio 2020

Creazioni gastronomiche che prendono vita seguendo le leggi dell’armonia. Dell’essere, del divenire, del calibrato dosaggio degli ingredienti e della miscela che porta alla perfezione. Un percorso che è ancora più vero nel caso di Dennis Franch, chef (ma lui preferisce essere chiamato cuoco) del Grand Hotel Imperial di Levico Terme (TN). 

Che prima di diventare celebre nell’arte culinaria si è laureato a Padova in filosofia con una tesi su Aristotele. Un curriculum insolito per un professionista fuori dagli schemi, che predilige la definizione di artigianato a quella di arte in cucina. E stupisce con i suoi piatti originali, nei quali la bellezza e la bontà procedono di pari passo, e ogni prodotto viene valorizzato al meglio attraverso le differenti tecniche di cottura e accostamento. Abbinamenti inediti creano nuove geometrie ed equilibri tra i sapori base di acido, amaro, speziato e dolce, arrivando al palato con sorprendenti emozioni. L’intensità dell’entusiasmo di Franch lo porta a ideare di frequente nuove ricette, proponendo inusuali pietanze, dal gusto unico. Aderente alla tradizione è la scelta delle materie prime, selezionatissime, e in gran parte provenienti da produzioni locali: formaggi, uova e salumi sono rigorosamente trentini. Il rigore e la perfetta calibratura di aromi e consistenze deriva dal fatto che ogni piatto viene ideato da Franch in un processo creativo che inizia nel pensiero, l’abilità manuale riesce a trasformarlo in profumata e accattivante realtà. Una sorta di incantesimo che è però estremamente concreto, frutto di un sapiente studio dei prodotti e delle loro caratteristiche e di un occhio artistico che individua la migliore presentazione per ogni piatto. E chi ama il dessert si innamora della pasticceria di Franch, che gioca con le consistenze oltre che con il sapore, in un’alternanza di liquido, morbido e croccante, da lasciare senza parole.

lunedì 6 luglio 2020

Il 2019 ha rappresentato un anno positivo per il settore alimentare, che registra performance di crescita pari al 3,1%, contro un PIL italiano cresciuto dello 0,3%. Le performance di lungo periodo (2014-2018) rivelano che i comparti a crescita maggiore per ricavi sono stati farine, caffè, vino, food equipment, acqua, packaging e latte. I distillati registrano le performance di redditività commerciale (ROS) maggiori, con un valore oltre il 13%. Buone performance di crescita anche per acque minerali (11,9%), food equipment (11,7%), birra (9,6%), dolci (7,8%), caffè (6,5%). Registrano invece valori sotto la media di settore (6,5%), in merito alla marginalità commerciale, i comparti dell’olio, salumi, farine e latte.

Nel 2020, anche il food risentirà dell’impatto del Coronavirus, con un calo nella crescita del 5% circa: un dato però contenuto in relazione alle previsioni del PIL (-9,5%). Il 2021 sarà l’anno della ripresa, con un tasso del 7,7% per il comparto. La marginalità commerciale sarà influenzata relativamente, il ROS scenderà dal 6,2 al 5,9% nel 2020, per risalire al 6% nel 2021. Anche il tasso di indebitamento salirà dal 2,2 del 2019 al 2,7 nel 2020, per poi riabbassarsi a 2,4 nel 2021.
Nonostante la situazione economica, le esportazioni del settore food cresceranno mediamente dell’11% nel biennio 2020-2021. Meglio degli altri comparti, faranno nell’export distillati, farine, food equipment, dolci, acqua, caffè e latte. I comparti del vino, del packaging, della birra e dei salumi esporteranno con valori vicini alla media del settore. I comparti delle conserve e della pasta registreranno la progressione più limitata nella crescita dell’export.
Il Food Industry Monitor, quest’anno alla sesta edizione, è l’osservatorio di riferimento sul settore food, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors. Analizza le performance delle aziende italiane del comprato, l’evoluzione dei modelli di business e le tendenze di mercato nazionali e internazionali. L’edizione 2020 è dedicata al rapporto tra cibo, salute e innovazione.

Cosa cercano i consumatori, in Italia e all’estero

Le tendenze di mercato - analizzate su oltre 900 media specializzati nel periodo 2015-2019 – vedono in testa il tema degli alimenti salutari, che ha avuto il maggiore incremento di citazioni. Mentre i media internazionali hanno mostrato crescente attenzione ai temi della sicurezza alimentare e dei processi di trasformazione del cibo, l’interesse italiano è concentrato sulle caratteristiche nutrizionali e sui temi della tradizione.
"Questi dati si riferiscono ai media prima dell’emergenza Coronavirus, ma ci aspettiamo che le tendenze emerse abbiano un ulteriore rafforzamento dopo la pandemia", spiega Carmine Garzia, relatore della ricerca, coordinatore scientifico dell’Osservatorio e docente di Management all’Università di Scienza Gastronomiche di Pollenzo (UNISG).

Salute e Ambiente sempre più qualità vincenti

Anche l’analisi dei modelli di business evidenzia che l’offerta è costituita per il 40% da alimenti salutari, cioè fatti con materie prime di origine biologica, oppure ottenuti con processi di trasformazione poco invasivi, senza additivi e conservanti artificiali, con benefici di tipo funzionale, ovvero cibi salutari negli effetti. Tuttavia, solo il 7% delle aziende enfatizza nella propria comunicazione il tema della salute: e solo chi lo fa, vince. "Le aziende che hanno saputo enfatizzare il tema salute hanno avuto tassi di crescita e redditività commerciale più elevate. Il differenziale è significativo: l’incremento di ROIC è del 25% superiore rispetto alle aziende che non fanno questo tipo di comunicazione", precisa Alessandro Santini, Head of Corporate Advisory di Ceresio Investors.
"Ugualmente notevole il tema della sostenibilità ambientale, utilizzato dal 50% del campione. Ad esempio, oltre il 68% delle aziende utilizza packaging a basso impatto ambientale. Centrale il tema della tradizione, utilizzato in modo intensivo dall’80% delle aziende", aggiunge Gabriele Corte, Direttore Generale di Ceresio Investors.

domenica 5 luglio 2020

La tradizione del vino aromatizzato in Toscana ha radici antiche. Il primo a parlarne fu il medico e botanico Giovanni Cosimo Villifranchi che, nel 1773, pubblicò la ricetta del Wermuth nella sua opera Oenologia Toscana.

Il Vermouth di Castello di Radda nasce dalla sinergia con l’esperienza dei mastri distillatori della Distilleria Bordiga di Cuneo, eredi della tradizione di Pietro Bordiga che inventò nel 1888 la ricetta del Vermouth di Torino. Ottenuto con il metodo tradizionale, al vino Rosato si aggiungono alcool di grano, acqua, zucchero raffinato e ben 36 aromi tra erbe aromatiche, officinali spontanee autoctone e spezie, tutti rigorosamente naturali. L’arancio, il limone e le bacche di ginepro, ricchi di oli essenziali, conferiscono al Vermouth un’inconfondibile fragranza agrumata, mentre le piante officinali – su tutte la salvia, il rosmarino, il sambuco, la lavanda e il ginepro - raccolte a mano, donano grande aromaticità; e ancora le spezie, come il pepe, la vaniglia, i chiodi di garofano e lo zenzero, sapientemente dosate impreziosiscono la miscela.
Il risultato è un prodotto color rosa antico con riflessi cerasuoli, dal gusto persistente, equilibrato e sapido in cui prevalgono il fruttato e lo speziato. Spezie ed erbe che si rivelano al primo naso, accompagnato dai profumi di sottobosco delle colline di Radda in Chianti, insieme ai sentori di fragola e rosa canina, propri del Sangiovese, che si sposano con note balsamiche di semi di finocchio, liquirizia e anice. Emergono poi note fresche e fruttate di arancio, limone e melograno, alle quali si mischiano armoniosamente note floreali di sambuco, quelle dolci di vaniglia Bourbon ed accenti minerali. I lievissimi sentori di menta ne esaltano la freschezza.
Perfetto da solo, con l’aggiunta di ghiaccio e di una scorzetta d’arancio o con soda per un aperitivo, dà vita a contrasti interessanti con un aperitivo salato ed è un ottimo compagno dei dolci al cucchiaio.
Il lancio di questo prodotto è l’occasione per presentare il nuovo marchio di Castello di Radda, che vestirà tutte le etichette a partire dal 2021 e che raffigura una stilizzazione del paese di Radda in Chianti ispirata da un’antica rappresentazione medievale, segno dell’indissolubile senso di appartenenza dell’azienda al suo territorio.

sabato 4 luglio 2020

Apre finalmente al pubblico lunedì 6 luglio l’avveniristica cantina ipogea di Giusti Wine a Nervesa della Battaglia: 5 piani che si spingono fino ad 8 metri sotto terra, ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio, nel cuore della Tenuta Sienna - una delle dieci tenute di vigneti di proprietà, dove si coltivano uve destinate a diventare Asolo Prosecco Superiore. Si tratta di una vera e propria opera d’arte, progettata dall’architetto Armando Guizzo, che ha richiesto 5 anni di lavoro di cui 2 per le autorizzazioni, 1 per il progetto esecutivo sviluppato con ben 300 tavole e 2 per la realizzazione. La cantina, che ha richiesto un investimento di 15 milioni di euro, è stata realizzata nel pieno rispetto della filosofia della Giusti Wine, in totale armonia con il paesaggio che la ospita, sottoposto a vincolo ambientale. Progettata per riprodurre il movimento naturale delle colline, è sovrastata da un vigneto per essere ancor meglio integrata nel paesaggio. Sarà aperta alle visite con un percorso dedicato, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza: attraverso una promenade tra i luoghi di produzione, i visitatori potranno scoprire come nasce il vino, quali sono le caratteristiche dei diversi vitigni e conoscere la storia del fondatore Ermenegildo Giusti. Il percorso proseguirà fino ad arrivare alla piazzetta interrata, valorizzata da alberature e un velo d’acqua a cascata, dove concedersi una fresca pausa. La visita si concluderà sul belvedere dove godere della vista sui vigneti di proprietà, sul Montello e sull’Abbazia di Sant’Eustachio. Proprio il belvedere ospiterà cene ed eventi esclusivi.

Un progetto, quello della nuova cantina, fortemente voluto da Ermenegildo Giusti, imprenditore italo canadese che per amore del proprio territorio ha dato il via ad una vera e propria opera di valorizzazione del Montello. Un atto d’amore per la sua terra d’origine che, negli ultimi tre anni, ha visto aumentare le presenze turistiche del 400%. L’apertura al pubblico è l’occasione, per l’azienda di Nervesa, per inaugurare un nuovo, fondamentale capitolo della sua storia, che la vedrà sempre più ambasciatrice delle bellezze di una zona ricchissima di fascino e di attrattive ma ancora poco conosciuta. L’obiettivo è creare un nuovo polo che unisca il turismo enogastronomico a quello culturale, collegando al percorso di visita dalla cantina quello all’Abbazia di Sant’Eustachio, dove fu scritto il Galateo da Monsignor Della Casa, monumento recuperato da Giusti grazie ad uno splendido restauro che ne ha permesso la riapertura.
La Giusti Wine è una proprietà di Ermenegildo Giusti, imprenditore canadese originario dell’area, che nel 2000 ha deciso di valorizzare il territorio di Asolo e del Montello, vocato ai vini di qualità sin dall’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia tanto che veniva tassato maggiormente rispetto agli altri. Partito da soli due ettari di vigneto, ha sviluppato con passione il progetto arrivando oggi a oltre 70 ettari vitati, distribuiti in 10 tenute e circa 100 complessivi di proprietà, e avviando progetti importanti di promozione del territorio, come l’enoturismo, il recupero dell’antica Abbazia di Sant’Eustachio (1062), dove nel XVI secolo Monsignor Della Casa scrisse Il Galateo.
Giusti Wine Via Arditi 14/A 31040 Nervesa della Battaglia Orari di apertura: lunedì – venerdì 09.00 – 19.00; sabato 10.00 – 18.00; domenica 14.00 – 18.00. Per maggiori informazioni e prenotazioni: 0422720198 – welcome@giustiwine.com.

venerdì 3 luglio 2020

Lagunitas IPA, la India Pale Ale dell’iconico birrificio californiano Lagunitas, si affaccia sul mercato italiano con un nuovo formato: in lattina. Un packaging creativo, sostenibile e leggero sempre più amato dagli appassionati delle bionde e su cui il birrificio di Petaluma ha deciso di scommettere. E grazie a Dibevit Import, società che da 20 anni si dedica all’importazione e distribuzione di birre premium e speciali, anche gli italiani potranno apprezzarne la nuova veste.

Del resto, Lagunitas IPA ha abituato i suoi estimatori a sorprese e provocazioni. Fin dalla sua nascita, nel 1993, Lagunitas si è contraddistinto per aver creato birre senza compromessi, con un pizzico di irriverenza verso lo status quo. Con tono ironico e provocatorio si dice, infatti, che la IPA sia realizzata con 43 varietà diverse di luppolo e 65 tipi di malti. Il risultato? Una birra dal gusto equilibrato, bilanciata e di facile approccio, che ancora una volta è pronta a stupire lanciando il formato lattina da 35,5 cl.
Perchè la lattina? L’alluminio è uno dei materiali più facilmente riciclabili, grazie alla sua bassa densità e alla leggerezza del peso. Le lattine sono a prova di luce ed ermetiche al 100%, e riescono a raffreddarsi in fretta. Last, but not least: le lattine liberano la creatività. I grafici possono utilizzare l’intera superficie esterna come etichetta: una caratteristica non da poco, soprattutto per un birrificio graffiante come Lagunitas che proprio in lattina fa esplodere appieno tutta la sua autenticità, nel carattere e nel gusto. Utilizzando come da tradizione solo acqua, luppolo, lievito e malto d’orzo, Lagunitas IPA è infatti una delle birre più vendute in tutti gli States.
Con gradazione alcolica 6,2%, nata dall’incontro tra nuovi luppoli aromatici americani e un dry hopping usato con intelligenza ma senza timori, si presenta con un colore arancione acceso e una schiuma compatta e persistente. Lagunitas IPA rivela evidenti note balsamiche di pino e resina e agrumate di pompelmo e, con un gusto connotato da mix di agrumi rinfrescanti, caramello dolce e un gradevole amaro accentuato. Può essere servita, tra i 7 e i 10 gradi, in accostamento a formaggi vaccini ben stagionati, classici antipasti o piatti della cucina giapponese e indiana.
Nata in Inghilterra nel 1800 e pensata per il mercato coloniale, la IPA è una birra ad alta fermentazione, preparata a temperature tra i 15° e i 25°, caratterizzata da una nota marcatamente luppolata e da un tenore alcolico maggiore di altre birre. L’intensa luppolatura nacque dall’esigenza di preservarne la qualità durante i lunghi viaggi che i mercanti britannici affrontavano alla volta dell’India. Una caratteristica che tutt’ora ne conferma l’unicità. Dopo aver conosciuto uno straordinario successo sia all’estero che in patria, subì uno stop tra le due guerre mondiali per poi essere riscoperta con molte nuove varianti intorno agli anni ’80 del ‘900 dai mastri birrai della West Coast americana. Una delle più apprezzate e iconiche al mondo? L’irriverente e rivoluzionaria Lagunitas IPA.
Da 20 anni Dibevit Import mette a disposizione di grossisti e locali pubblici di tutta Italia una vasta gamma di prodotti selezionatissimi del panorama birrario internazionale e gli strumenti più idonei per la loro corretta somministrazione, anche attraverso corsi specializzati. Nel portafoglio di Dibevit Import ci sono circa 200 birre, importate da diversi Paesi europei, oltre alle italiane (Birra Moretti Selezione Riserva da 75 cl: Grand Cru, Lunga Maturazione, Grani Antichi; e la gamma Cervisia: Camallo, Mozzo, Ciurma). Specializzata nell’importazione dei prodotti delle più importanti birrerie belghe e tedesche e principale partner dei prodotti di linea inglese, Dibevit Import è una società del Gruppo HEINEKEN Italia.
Beer speaks, people mumble: sin dalla sua fondazione il birrificio californiano Lagunitas si è sempre contraddistinto per un mix perfetto di birre senza compromessi e un pizzico di irriverenza verso lo status quo. Nato nel 1993 nella cucina di Tony Magee a Lagunitas e spostatosi l’anno successivo a Petaluma, celebre set di American Graffiti, nel cuore della Sonoma Valley, Lagunitas Brewing Company, con spirito provocatorio e per certi versi rivoluzionario, è riuscito ad entrare stabilmente nella top five dei birrifici americani. Oggi le sue birre, prodotte utilizzando come da tradizione solo acqua, luppolo, lievito e malto d’orzo, alimentano storie e canzoni dei beer lovers di una ventina di paesi nel mondo.

giovedì 2 luglio 2020

ll panbiscotto è un pane fragrante e genuino con una lunga storia di tradizione alle spalle. Nasce nel passato dalla necessità di conservare il pane per lungo tempo; il prodotto ricavato resisteva per qualche mese, croccante e friabile, diventando un alimento fondamentale nelle tavole contadine che non seccava e si manteneva sempre commestibile.

Nel rispetto di questa antica tradizione Biscopan propone PanBiscotto stile Ferrarese in una ricetta moderna che permette di assaporare ogni giorno questo croccante e gustoso prodotto, ottimo sostituto del pane fresco da tavola.
Il segreto del PanBiscotto ferrarese è nell’impasto preparato con la tradizionale sfoglia della ciabatta veneta, un prodotto dal vero sapore artigianale, ingredienti naturali e genuini che ne garantiscono la bontà. La cottura al forno permette infine di ottenere un prodotto semplice e buono, proprio come i sapori di una volta.
Con la tipica forma del pane ferrarese e molto facile da digerire, PanBiscotto stile Ferrare Biscopan è disponibile in versione con olio di oliva e in versione a basso contenuti di grassi che risulta ancora più leggero.
Sempre pronto in dispensa per essere consumato, è ideale come antipasto da abbinare a salumi e formaggi stagionati e per accompagnare secondi piatti di carne ma anche come snack comodo e leggero da portare sempre con sé, grazie alla confezione multipack salvafreschezza.
Per chi cerca un sapore più ricco e deciso, Biscopan propone anche la versione PanBiscotto della linea PanRustico con aggiunta di semi di girasole, lino e sesamo.

mercoledì 1 luglio 2020

Il 10 luglio si inaugurerà il primo evento di Villa Terzaghi, curato dall’associazione Maestro Martino presieduta dallo chef Carlo Cracco, in collaborazione con S.Pellegrino Young Chef, il Comune di Robecco sul Naviglio e l’ente Parco del Ticino. A seguito dello sconvolgimento delle nostre abitudini di consumo e socialità causato dalla pandemia di Covid-19, l’Associazione Maestro Martino ha progettato un format di socialità sicura, dedicato alla ristorazione e alla scoperta dei prodotti del territorio, all’interno di Villa Terzaghi, storica dimora del 1700 a Robecco sul Naviglio, alle porte di Milano, già scelta dall’Associazione per istituire il proprio ristorante didattico che inizierà la propria attività con la riapertura delle scuole alberghiere a settembre. L’esperienza enogastronomica della Villa sarà focalizzata su piatti consumabili all’aperto con materiali riciclabili. Protagonista assoluta la Pizza Gourmet, fiore all’occhiello dell’offerta del bistrot Cracco in Galleria.

Dal 11 al 26 luglio a cui si aggiunge un appuntamento il 5 e 6 settembre, durante il sabato e la domenica, gli chef e i professionisti coinvolti dovranno esprimere la loro creatività realizzando una degustazione di diversi tipi di pizza che possano valorizzare i prodotti del territorio e in particolare del Parco del Ticino. Nella tensostruttura verrà allestito un forno da pizzeria e le pizze gourmet dei grandi chef potranno essere consumate dagli ospiti nel parco.
I forni di Villa Terzaghi saranno gestiti dal Maestro pizzaiolo Pasquale Moro, campione del mondo della pizza in pala, che affiancherà tutti i professionisti coinvolti: a partire dalla brigata del ristorante Cracco, guidata dal pasticcere Marco Pedron che sarà presente il weekend del 11 e 12 luglio. Il fine settimana del 18 e 19 avremmo Matteo Cunsolo, Andrea Besuschio, Sara Preceruti e Andrea Provenzani, quello del 25 e 26 Daniel Canzian, Lorenzo Lavezzari e Lucia Tellone. Il 5 e 6 settembre avremo l’onore di accogliere Fabiana Scarica direttamente da Vico Equense.
Accanto ai professionisti della Cucina e dell’Arte Bianca a completare il menù ci saranno "I Magnifici del Gelato". Il gruppo de i Magnifici del Gelato, guidato da Franco Cesare Puglisi giornalista ed editore della rivista Gelato PuntoIT, nasce da pochi mesi e raccoglie i nomi più significativi della gelateria artigianale a partire da Massimiliano Scotti che con "Vero Latte" si è guadagnato il titolo di miglior gelateria artigianale d’Europa. Durante i 4 weekend si alterneranno ai pozzetti: Antonio Morgese, Marco Venturino, Sergio Dondoli, Lavinia Vannucci, Giancarlo Timballo, Antonio Mezzalira, Enzo di Noia e Mauro Altomare.
"Questo progetto è in linea con il Green New Deal dell’Europa che vuole favorire una transizione equa e giusta verso un’economia sostenibile e con impatto ambientale zero. Dobbiamo ritornare alla terra nel pieno rispetto della natura e far capire alle nuove generazioni quanto questo approccio sia determinante per il futuro. – afferma lo chef Carlo Cracco - Della campagna mi piace l'assenza della fretta, la possibilità di ritrovarsi, e sperimentare sistemi di coltivazione biologica, essere così più sostenibili e responsabili. La campagna l'ho sempre amata, mio nonno materno era un contadino. Producendo gli ingredienti posso determinarne la qualità. Un privilegio, per un cuoco".
I Weekend del Gusto si inseriscono nell’ambito della progettualità di promozione del territorio promossa dall’associazione Maestro Martino sin dalla sua costituzione nel 2011 e che nel 2019 ha trovato nuova linfa grazie all’accordo con il Comune di Robecco.
"La collaborazione con l’associazione dello chef Cracco – sostiene Fortunata Barni, sindaco di Robecco sul Naviglio - è un punto qualificante per la nostra politica di valorizzazione del territorio. In un momento come questo dobbiamo sostenere la nostra filiera agroalimentare di qualità, raccontare il paesaggio e promuovere l’intera offerta del nostro territorio. Siamo convinti che queste attività siano propedeutiche alla crescita consapevole nel rispetto della sostenibilità ambientale".
Il tema della sostenibilità verrà trattato in tutti gli aspetti e in particolare nel consumo di prodotti del territorio. Grande rilevanza verrà data all’educazione al cambiamento per costruire un mondo migliore, grazie al supporto di esperti del settore che insegneranno la cucina senza sprechi e i consumi consapevoli.
Gli spazi della villa sono attrezzati per la realizzazione di una ristorazione estiva con la possibilità di degustare sia al tavolo oppure direttamente sull’erba con la formula picnic. Il parco di oltre diecimila metri quadrati e l’ampia tensostruttura ospiteranno, insieme agli chef legati all’associazione Maestro Martino che proporranno la loro pizza gourmet, momenti di socialità e divertimento che rispettano le nuove regole dell’accoglienza, per creare negli ospiti un senso di comunità e condivisione guidato dal rispetto, sia reciproco sia verso l’ambiente.
Villa Terzaghi si trova all’interno del Parco del Ticino, un’area naturale protetta nonché il più antico Parco Regionale d’Italia. In questa zona verde della Lombardia vi sono produttori e trasformatori di eccellenza promossi dal Consorzio Parco del Ticino che animeranno per l’occasione gli spazi degustazione dei Weekend del Gusto.
Il marchio "Parco Ticino – Produzione Controllata" viene concesso alle aziende agricole operanti nel Parco che adottano buone tecniche di gestione sotto il profilo agronomico ed ambientale. Un patrimonio importante che merita attenzione e supporto e di cui Villa Terzaghi sarà vetrina.
I Weekend del Gusto saranno anche l’occasione per raccogliere donazioni a favore della Croce Azzurra sezione di Robecco sul Naviglio che nei mesi scorsi ha contribuito in modo significativo alla lotta contro il Covid-19.
Tutte le attività dei Weekend del Gusto, così come le modalità di partecipazione e accesso, saranno accuratamente gestite per garantire la sicurezza dei partecipanti e il rispetto delle norme sul distanziamento sociale. Sulla base del programma giornaliero, gli ospiti avranno la possibilità di acquistare online, diverse tipologie di pacchetti, ciascuno dei quali consentirà l’accesso a attività/servizi in diverse fasce orarie.
L’estate 2020 sarà un’estate diversa per tutto il mondo. Bisogna ripensare a nuovi modelli di socializzazione che rispettino i necessari accorgimenti per godere in sicurezza di esperienze ludiche e culturali.
A Villa Terzaghi oltre a mappare tutte le presenze e registrare tutti gli accessi sarà possibile scaricare l’app D I S T A N Z I A M O C I, un’app gratuita e innovativa che, grazie alla tecnologia della realtà aumentata, consente di mantenere le giuste distanze. Un distanziamento virtuale che è possibile usare in tutte le situazioni necessarie.
Visitare il Parco è un’occasione per stare all’aria aperta e scoprire la ricchezza degli ambienti naturali poco distanti da Milano visitabile. Ben 780km di percorsi, di cui 122km lungo le Alzaie dei Navigli. Itinerari di interesse ambientale, storico e culturale, quasi interamente su fondo sterrato, e punti di interesse storico come la Diga del Panperduto, Villa Gromo, Villa Gaia, l’Abbazia di Morimondo, Vigevano.
Per favorire un comportamento responsabile e attento all’ambiente, durante i Weekend del Gusto l’Associazione Maestro Martino propone un percorso in bicicletta di 26 km con partenza da Milano e arrivo a Villa Terzaghi lungo la pista ciclabile del Naviglio Grande.

martedì 30 giugno 2020

L’intestino digerisce tutto, anche le emozioni: è quanto afferma uno studio del Nestlé Research che, in partnership con l’Imperial College di Londra, ha avviato da tempo una ricerca volta a studiare l’asse intestino-cervello . Allearsi quindi con i cibi più adatti al proprio profilo psicologico è fondamentale in momenti come questi, che registrano repentini sbalzi di umore a causa della situazione che stiamo vivendo.

"In questo particolare periodo storico, gli alimenti hanno pesato molto sulla bilancia della nostra psiche oltre che su quella del nostro fisico. Il confinamento, infatti, ha determinato un’importante modifica delle abitudini sociali e di vita che hanno avuto, a loro volta, un’inevitabile ripercussione sull’alimentazione di ciascuno di noi. Tendenzialmente le persone hanno mangiato di più e si sono mosse di meno, e questo potrebbe aver comportato un aumento di peso. Più che mai si è potuto osservare come l’umore possa incidere sul comportamento alimentare, ma le ripercussioni umorali e comportamentali non sono necessariamente uguali per tutti gli individui" commenta il Prof. Luca Piretta, Gastroenterologo e Nutrizionista, Università Campus Biomedico di Roma.
Vediamo dunque quali sono, in questo momento, i profili più frequenti e i relativi stati d’animo e con quali mood food – quegli alimenti che, grazie alle loro proprietà, agiscono sul benessere nutrizionale e psicofisico – possiamo allearci a tavola:

1. Profilo con sbalzi d’umore – Un centrifugato di...emozioni

Uova, nocciole, arachidi, legumi, verdure a foglia verde, carne e pesce svolgono una funzione positiva quando l’umore è giù, manca la volontà di affrontare la giornata e il pessimismo sembra prendere il sopravvento. Si tratta, infatti, di alimenti particolarmente ricchi in triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, anche conosciuta come ormone del buonumore. Non solo, a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di sintesi della serotonina sono anche gli acidi grassi essenziali: è importante, pertanto, prediligere alimenti con un alto contenuto di Omega 3, come pesce, frutta secca, semi e oli, che fanno sorridere il nostro umore e anche il nostro cuore. "In generale, è bene ricordare che anche gli alimenti ricchi in carboidrati, come quelli in proteine, svolgono un ruolo importante sul nostro umore, in quanto il cervello richiede zuccheri per favorire l’assorbimento del triptofano. Allo stesso tempo, però, evitiamo gli zuccheri semplici raffinati che creano un immediato effetto edonistico e gratificante, determinando un picco glicemico seguito subito da un brusco calo. È quindi importante gestire questa soddisfazione temporanea con molta attenzione per evitare che il loro consumo eccessivo possa comportare più effetti nocivi che benefici" sottolinea il Prof. Piretta.

2. Profilo insonne – Neanche contare le pecore lo aiuta

Per chi la notte si gira e rigira nel letto, parola d’ordine triptofano ma soprattutto, melatonina, conosciuta anche come ormone del sonno. "La melatonina è l’ormone deputato a regolare il ritmo circadiano, ovvero il ciclo sonno-veglia. Pertanto, per favorire un buon riposo e, indirettamente, la regolazione di fame e sazietà, preferire cereali, noci, mandorle, legumi e pesce, alimenti in cui questo ormone è fortemente presente. Tra la frutta, prediligere kiwi, pesche e albicocche in quanto ricchi di magnesio e potassio, ottimi alleati del sonno" spiega il Prof. Piretta. Non dimentichiamoci poi del ‘vecchio rimedio della nonna’: un bicchiere di latte. "Le ragioni si trovano in alcune proteine in esso contenute che vengono digerite dal microbiota intestinale in peptidi dotati di attività biologica. Alcuni di questi peptidi sono le caseomorfine che stimolano i recettori oppioidi e per questo motivo conciliano il sonno" commenta l’esperto. Non solo, il latte è tra i principali "serbatoi" dell’indispensabile vitamina B12, vitamina importante non solo per una corretta funzione del sistema nervoso compreso il ritmo sonno/veglia ma anche, come emerge da studi dei ricercatori del Nestlé Institute of Health Sciences (NIHS), del Nestlé Research Center (NRC) e della National University di Singapore, per favorire il naturale processo di invecchiamento. Moderare, invece, vino, formaggio, cavoli, spinaci perché contengono tiramina, un’ammina precursore dell’adrenalina, e le bevande dette nervine – come tè, caffè, guaranà, matè, bevande energizzanti – perché hanno un effetto eccitante sul sistema nervoso.

3. Profilo stanco e affaticato - "Per favore, tirami...su!"

Quante volte arriviamo a fine giornata esauste, complici i più piccoli che richiedono le nostre attenzioni, il telefono che squilla all’impazzata e la casa che grida vendetta? Per contrastare questo senso di stanchezza e ritrovare un po’ di sprint preferire alimenti ricchi di vitamine (gruppo D in particolare), minerali (fosforo, magnesio, calcio, potassio) e sostanze antiossidanti – come avocado, frutta fresca, cereali integrali, legumi, pistacchi, cioccolato, pesce – fondamentali nella lotta contro i radicali liberi, nel garantire la produzione di molecole deputate al trasporto energetico come l’ATP e al fine di assicurare la capacità contrattile muscolare. "Non dimentichiamoci poi il giusto mix: l’astenia si combatte, infatti, bilanciando proteine e carboidrati. Le proteine – sia di origine animale che vegetale – devono coniugarsi con l’assunzione di carboidrati a lento rilascio, come i cereali, per non stimolare in eccesso l’insulina che potrebbe dare origine a cali ipoglicemici che peggiorerebbero la condizione di affaticamento" commenta l’esperto. Infine, per gli amanti dei sapori un po’ speziati, un aiuto viene dalla cannella: questa spezia ci aiuta non solo a stimolare il gusto ma anche a combattere i chili di troppo accumulati in questi mesi. Da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Nestlé Research Center, insieme agli studiosi dell'Università di Tokyo, è emerso che l’aldeide cinnamica – la sostanza principale che conferisce il particolare aroma alla cannella – faccia aumentare i livelli di dispendio energetico e di ossidazione del grasso attraverso il processo metabolico di termogenesi.
"Considerando che la debolezza fisica spesso è legata a situazioni di disagio psicologico con conseguente riduzione della massa muscolare in relazione alla mancanza di attività fisica, è importante incentivare la ripresa del movimento, possibilmente all’aria aperta, per favorire anche l’azione della vitamina D. Non solo, il ripristino dei ritmi regolari dei pasti, favorendo l’assunzione della maggior parte delle calorie nella prima parte della giornata, senza saltare mai la prima colazione, è il metodo migliore per sincronizzare gli orologi biologici" conclude il Prof. Piretta.
Appare evidente come le emozioni ci nutrano, esattamente come il cibo. #goodvibes non è dunque solo l’hashtag che accompagna le nostre foto in questo periodo, quando all’improvviso ci viene in mente quel particolare ricordo, ma è quello che dobbiamo continuare a ripeterci e ricercare, scegliendo anche gli alimenti giusti.
Gli studi hanno evidenziato come la carenza di vitamina B12 sia correlata alla debolezza fisica legata all’età.
Lo studio ha dimostrato che il consumo di alcune spezie, come la cannella, permette di stimolare la termogenesi, un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell'organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare, favorendo così l’ossidazione del grasso e la conseguente diminuzione del peso. La ricerca è stata condotta su un campione di 15 uomini in buona salute, numerosità considerata sufficiente per la bontà dell’analisi in questione. Per la buona riuscita dell’esperimento ai 15 partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, è stato chiesto di ridurre al minimo l’attività fisica: infatti, per prendere parte all’indagine sono stati invitati ad usare la propria auto o i mezzi pubblici. Non solo. Non è stato concesso il consumo di caffeina né l’assunzione di cibi piccanti nei due giorni precedenti l’esperimento. I soggetti sono stati istruiti a rimanere in silenzio e in stato di riposo con la possibilità di guardare la TV.

lunedì 29 giugno 2020

Mareblu presenta una grande novità per le nostre tavole: la nuova gamma di Filetti di Tonno in vaso di vetro che, grazie all’utilizzo di materie prime di altissima qualità, andrà incontro ai gusti di tutti i consumatori, sempre più attenti alle loro scelte alimentari e ai prodotti che consumano.

I Filetti di Tonno Mareblu, lavorati a mano, si contraddistinguono per la tenerezza e la compattezza delle carni, e sono ideali sia consumati come secondo piatto accompagnati da un’insalata sia utilizzati per la realizzazione di ricette più elaborate.
Mareblu propone i Filetti in Vetro in tre varianti, disponibili nel formato da 180g, in modo che ognuno possa scegliere quella più adatta alle proprie esigenze: Filetti di Tonno Classici in Olio di Oliva, ideali per chi ama il gusto classico e semplice del tonno, poiché conditi con solo olio di oliva.
I Filetti di Tonno VeroSapore, caratterizzati da un sapore più intenso e deciso grazie all’olio extra vergine di oliva.
Filetti di Tonno VeroNaturale, conservati al naturale in acqua e sale e dal sapore 100% naturale, per chi preferisce evitare condimenti o per chi ama aggiungere il proprio olio preferito.
Grazie alla nuova gamma, Mareblu conferma il suo impegno a favore dell’ambiente scegliendo di utilizzare vasetti in vetro: un materiale sostenibile perché altamente riciclabile, riutilizzabile e richiudibile in modo che nulla vada sprecato.

domenica 28 giugno 2020

Novità esclusiva di quest'anno è il Gazpacho estivo biologico Alce Nero, 100% vegetale, preparato con peperoni aromatizzati con un tocco di basilico. Una ricetta profumata e grintosa, pomodori e finocchio, realizzata solo con pomodoro italiano e con olio extra vergine di oliva ottenuto da olive italiane dei 160 soci olivicoltori del marchio. La dolcezza del peperone, unita alla freschezza del finocchio, dona al Gazpacho estivo Alce Nero un gusto equilibrato, leggero, che si presta perfettamente ad essere consumato anche a temperatura ambiente.

La confezione da 350g contiene una pratica monoporzione di zuppa, già pronta da gustare. Non manca l'attenzione all'ambiente e al territorio anche sul fronte packaging. Tutti gli imballaggi utilizzati, infatti, sono realizzati con materiali riciclabili e provengono da aziende italiane. Il Gazpacho estivo biologico Alce Nero, così come le altre zuppe fresche del marchio, è prodotto con grande attenzione a tutte le fasi della lavorazione: attenzione rivolta a non alterare le proprietà organolettiche della materia prima utilizzata e a preservare il sapore autentico delle verdure. A tal fine, si utilizza, per la cottura, un sistema simile a quello casalingo, ma su scala industriale: la zuppa fresca Alce Nero è preparata in grandi "pentoloni" e appena pronta viene trasferita nelle ciotole, subito sigillate e sottoposte ad un rapido raffreddamento. Da questo momento in poi la catena del freddo non viene più interrotta e tutti i prodotti vengono trasportati, con mezzi refrigerati, verso le piattaforme distributive o direttamente presso i punti vendita.
Il nuovo Gazpacho estivo biologico Alce Nero va ad aggiungersi all'offerta estiva di zuppe fresche: in confezione da 2 porzioni, la Zuppa con cavolo nero biologica, con cannellini e bietola, e in formato monoporzione, il Minestrone di verdure biologico, con sedano rapa e zucchine, senza patate e legumi, e la Vellutata delicata, a ridotto contenuti di grassi, con finocchio e piselli, cavolo riccio e coriandolo.
Alce Nero è il marchio di agricoltori e trasformatori biologici impegnati dagli anni ’70 nel produrre cibi buoni, frutto di un’agricoltura che rispetta la terra e la sua fertilità. Da 40 anni Alce Nero percorre la strada del biologico: si dedica alla produzione di un cibo proveniente da campagne libere da erbicidi e pesticidi, custodite e coltivate ogni giorno con rispetto. Un’agricoltura di tradizioni immutate e di innovazione, in equilibrio tra nuove tecnologie, sperimentazione di ricette ed ingredienti, e i rigorosi disciplinari che il biologico autentico impone. I prodotti biologici Alce Nero, più di trecento, sono semplici e quotidiani. Sono prodotti che non hanno dimenticato il gusto, il piacere di riunirsi attorno alla stessa tavola, di essere condivisi. I prodotti coltivati e trasformati in Italia, così come quelli del biologico Fairtrade. Prodotti biologici, tutti. Tutti in equilibrio con la terra.

sabato 27 giugno 2020

La presenza del Consorzio del Prosciutto Toscano al VII Forum annuale sulla Via Francigena, presso il complesso monumentale di Abbadia Isola (Monteriggioni-SI), ha coinciso con la presentazione della cartina dedicata alla promozione del Prosciutto Toscano DOP nel territorio della Francigena Toscana. La cartina ufficiale, realizzata in collaborazione con l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) vede coinvolti e protagonisti tutti i produttori associati. Una cartina che, afferma il Direttore del Consorzio Emore Magni "servirà al turista per orientarsi sul tracciato e al tempo stesso cogliere l’opportunità di assaporare una fetta di Prosciutto Toscano DOP, dal sapore delicato e arricchito sapientemente dagli aromi inconfondibili della “Toscanità”, tipici della sua vegetazione, ricca di lentischi, mirti e ginepri".

Il Consorzio ha condiviso da alcuni anni il progetto della Via Francigena, diventando ambasciatore dell’eccellenza toscana. Il progetto ora prende forma anche attraverso la campagna promozionale sui social in cui le emozioni generate dal camminare lentamente lungo lo storico percorso si legano al profumo e al sapore di questo straordinario prodotto. I centri toscani posti lungo la Via Francigena, all’interno del comparto produttivo del Prosciutto Toscano DOP, vengono presentati in abbinamento a piatti della tradizione gastronomica locale. L’arte e la cultura del cibo come polo attrattivo di un percorso da gustare passo dopo passo.
A partire dal 1° luglio 2020 gli scatti lungo la Via Francigena in compagnia del Prosciutto Toscano DOP saranno rilanciati sui social istituzionali del Consorzio e della Via Francigena attraverso la campagna congiunta con gli hashtag #prosciuttotoscanoDOP e #ViaFrancigenaFood.

venerdì 26 giugno 2020

L’idea di evolvere l’approccio enologico ai vini bianchi della linea Myò-Vigneti di Spessa aleggiava da anni in Zorzettig Vini, in particolare il proposito di presentare i bianchi dopo un affinamento prolungato, non più di uno bensì di due anni. Nel novembre 2018, inizio dell’annata agraria per i vini 2019, Annalisa Zorzettig e i suoi collaboratori, immersi nell'attività di campagna, osservano le viti e decidono che il momento è propizio per il cambiamento. Nel 2020 l’Azienda di Cividale del Friuli (Udine) non presenterà al mercato, e di conseguenza alle guide, l’annata 2019 dei vini bianchi della selezione Myò-Vigneti di Spessa, lasciando loro il giusto tempo per esprimersi, posticipandone quindi l’uscita al 2021.

Se l'annata 2019 aspetterà, sarà un uvaggio del millesimo 2018 a rappresentare il volto bianchista di Zorzettig alle guide 2020. Il nuovo vino della selezione Myò-Vigneti di Spessa si chiama I fiori di Leonie. Dedicato alla nipotina, viene descritto da Annalisa con queste parole: "Un vino schietto, sapido, pulito, fresco e sincero come la forza della natura, la purezza e la vitalità di Leonie che è il futuro, il futuro sostenibile". A caratterizzare l'etichetta, un fiore di ciliegio protetto all’interno del calice che rappresenta il continuo impegno dell'Azienda nel tutelare il territorio con un occhio di riguardo alla biodiversità, indispensabile per l'ecosistema e per la bontà del vino.
"I fiori di Leonie è in linea con le iniziative e l'attenzione crescente che la Cantina riserva all'ambiente – continua Annalisa Zorzettig – Non produciamo semplicemente vino ma creiamo un patrimonio culturale e di valori da tramandare alle generazioni che verranno, con grande senso di responsabilità, a partire dalle scelte in vigna".
Il DOC Friuli Colli Orientali è un blend di uve pinot bianco, friulano e sauvignon del cru Vigneti di Spessa. I tre vigneti dedicati sono allevati a doppio capovolto, sistema che offre rese contenute e particolarmente espressive delle varietà e del territorio. La raccolta è eseguita rigorosamente a mano con un'attenta selezione dei migliori grappoli. Successivamente alla pigiatura soffice, viene avviata una macerazione a freddo di 12 ore per estrarre il miglior corredo aromatico e ottenere freschezza. Le fermentazioni in tank di acciaio, separate per ogni varietà, sono seguite dall’affinamento con battonage settimanale per sei mesi in acciaio. Dopo l’assemblaggio dei tre vini e l’affinamento in legno piccolo per altri sei mesi, si procede all’imbottigliamento.

giovedì 25 giugno 2020

Con l’avvicinarsi dell’estate e l’allungarsi delle giornate, aumenta la voglia di tempo libero e di relax e il momento dell’aperitivo serale diventa sempre più un must irrinunciabile. Ogni tanto staccare la spina dal lavoro e dalle scadenze può davvero rappresentare una cura per lo spirito, ed ecco che Grimbergen, storico marchio di birra d’abbazia belga, propone la sua selezione da sorseggiare e gustare quando si sceglie di dedicare del tempo a se stessi.

Grimbergen nasce proprio da questo proposito: offrire una birra dedicata al tempo per sé, alla meditazione, al riscoprire e allenare i propri sensi. Nasce così un’offerta composta da tre birre completamente diverse tra loro, dalle proprietà organolettiche uniche e inimitabili. Tre birre d’abbazia che rinascono caparbiamente dalle ceneri di una storia che ha visto la continua distruzione del luogo che le ha create. Nel 2019 Grimbergen ha dato prova di questo spirito di continua rinascita ai World Beer Award vincendo ben 5 premi e definendosi come brand attento alla qualità e unicità dei propri prodotti. Da qui nascono tre idee per degli aperitivi fuori dal comune, dettati dalla voglia di relax e di qualità, per un tempo passato all’insegna della cura di se stessi.

Gusto deciso e note caramellate

Ad ogni gusto una birra diversa, accompagnata da un aperitivo diverso. Le birre Grimbergen si sposano benissimo per impronta organolettica a diversi abbinamenti. Per coloro che preferiscono l’aperitivo a base di sapori forti e decisi, una birra intensa e maltata è la scelta giusta. Grimbergen propone dunque Grimbergen Double Ambrée, una birra ricca e decisa dal colore ambrato, tendente al mogano – al naso prevalgono i sentori tostati dati dal malto, che ricordano il cacao e il caramello. Ideale in abbinamento con formaggi e affettati stagionati.

Gusto equilibrato e corpo

Per chi sceglie di affidarsi a dei sapori più bilanciati e tradizionali, l’abbinamento perfetto è sicuramente quello con una birra blonde come l’omonima Grimbergen Blonde, corposa e bilanciata. Una birra dal colore dorato in cui all’olfatto il lievito ne esalta le note fruttate, con sentori di frutta tropicale, e quelle speziate, che ricordano i chiodi di garofano. Grimbergen Blonde è ideale in abbinamento a formaggi di media stagionatura e panificati.

Gusto delicato e freschezza

Per chi ama le fragranze raffinate e fresche, l’abbinamento consigliato è quello con Grimbergen Blanche, una birra dall’aspetto velato, giallo paglierino, caratterizzata al naso da sentori di cereali freschi, spezie e agrumi, che ricordano il bergamotto. Ideale in abbinamento con formaggi freschi, erborinati e affettati dal carattere delicato.

mercoledì 24 giugno 2020

Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business, insieme a Copernico & Friends, la società che gestisce me.nu, il brand food del Gruppo, lanciano il "Ristorante Diffuso": un servizio di food delivery pensato per le aziende con uffici a Milano, che hanno l'esigenza di avere un'offerta food quotidiana. Grazie al Ristorante Diffuso, infatti, si potranno ricevere i pasti principali della vita d'ufficio - dalla colazione al break mattutino, dal pranzo all’aperitivo - ogni giorno nel proprio ufficio.

Il Ristorante Diffuso nasce per andare incontro alle nuove necessità delle aziende in un momento delicato di ritorno all'attività lavorativa in ufficio dopo il lockdown, un periodo in cui è ancora richiesto il distanziamento sociale e quindi molte imprese preferiscono affidarsi ai brand di ristorazione, per dare la possibilità ai propri dipendenti di fruire della pausa pranzo e degli altri break direttamente in ufficio, in totale sicurezza. Il Ristorante Diffuso costituisce non solo un ampliamento dell’offerta di ristorazione del Gruppo, ma si pone come vero e proprio servizio a valore aggiunto per permettere alle persone che sono rientrate nei propri uffici di vivere la routine lavorativa nel modo più normale possibile, senza dover subire il disagio dei limiti dettati dalla Fase 2.
"Il valore di questa nuova proposta è di creare nuove possibilità e opportunità laddove il Covid- 19 ha creato dei limiti. Questo nuovo servizio è infatti pensato per le aziende che hanno l'esigenza di avere un'offerta food quotidiana all'interno della loro realtà" ha dichiarato Alessio Banfi, CEO di Copernico & Friends "Tornare al lavoro in ufficio in questo momento non è semplice, per questo crediamo che il Ristorante Diffuso possa supportare le aziende e i loro dipendenti, permettendo loro di usufruire di pasti sani, in sicurezza dal proprio ufficio".
Si potrà usufruire del servizio, già attivo dal 1° giugno nella città di Milano, per gli orari di colazione e pranzo. Si potrà accedere al servizio e prenotare solo tramite il sito web di me.nu (https://menu.coperni.co/it/delivery) e la web app dedicata personalizzata per il cliente.

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martedì 23 giugno 2020

Il deus ex machina dell’azienda agricola Arnaldo Caprai di Montefalco (Umbria) e il rappresentante della quarta generazione alla guida della tenuta di Tramin-Termeno (Alto Adige) hanno deciso di mettere a confronto territori, tecniche di vinificazione, vitigni autoctoni e filosofie aziendali in una serata dedicata a sommelier, appassionati e addetti ai lavori. Tra i protagonisti dell’evento anche il sommelier e wine writer Raffaele Fischetti.

L’appuntamento – aperto al pubblico su prenotazione – è previsto per il 9 luglio, a partire dalle ore 19.30, e si svolgerà in un territorio tutt’altro che neutrale, ovvero nella tenuta Barthenau, nel cuore dell’altopiano di Mazon, tra le vigne di Pinot Nero di casa Hofstätter.
Proprio l’esigente vitigno a bacca rossa sarà il fulcro del confronto "alla cieca": se Hofstätter cala il suo asso con il Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero, Caprai risponde nel calice con il suo Malcompare, 100% Pinot Nero della Linea Signature, uno dei vini nati con la collaborazione, nel 2015, con Michel Rolland, espressione di una continua tensione alla sperimentazione e innovazione che fonda le sue basi su un profondo e instancabile lavoro di ricerca e valorizzazione del terroir. L’annata sarà per entrambi la 2016, che ha segnato punte di eccellenza per entrambe le aree viticole.
Sempre "blind" anche il confronto sulle due declinazioni di Sauvignon. La freschezza e l’intensità sono quelle dei saliscendi di Montefalco per il Sauvignon di Caprai e quelle delle vigne di alta montagna per l’Oberkerschbaum Sauvignon di Hofstätter che nasce da una particella dell’omonimo maso a Pochi di Salorno, tra 750 e 800 metri sul livello del mare. L’annata è la 2018, con la sua estate calda e secca che ha portato a una maturazione anticipata e a una conseguente vendemmia impegnativa che ha però saputo ripagare gli sforzi.
Per i bianchi non alla cieca, un’etichetta personalissima per Hofstätter che apre le porte della sua cantina privata con un Gewürztraminer affinato in anfora, frutto di un esperimento di oltre 10 anni fa e mai messo in commercio. Caprai si prepara a stupire invece con la Cuvée Secrète, il bianco punta di diamante dell’azienda, un blend delle varietà (segrete appunto) che ogni anno si esprimono al meglio e frutto di un affinamento di 6 mesi in barrique di rovere francese.
I due produttori, da sempre impegnati nell’identificare le loro aziende con i rispettivi territori, hanno scelto di puntare i riflettori dei rossi non alla cieca sulle etichette che meglio raccontano le radici della loro viticoltura: Vigna Steinraffler Lagrein l’autoctono di Hofstätter e, inevitabile, la scelta di Caprai che punta sul Sagrantino di Montefalco, varietà che ricama da oltre 400 anni le dolci colline della località umbra e di cui a questa cantina va il merito di averla recuperata e portata a un nuovo rinascimento. Per l’occasione, si degusterà il Sagrantino della Linea Signature, l’acclamato (quanto ricercatissimo), Spinning Beauty.
L’evento è aperto al pubblico. Il numero di posti è limitato, per prenotazioni scrivere a enoteca@hofstatter.com.

lunedì 22 giugno 2020

McDonald’s Italia aggiunge due nuovi tasselli al quadro degli ingredienti italiani utilizzati per i suoi prodotti: si tratta del bacon e del latte intero per i gelati. Una scelta, quella dell’azienda, che si inserisce nel percorso di italianità intrapreso ormai da molti anni e nella lunga storia di collaborazione e supporto al tessuto economico del territorio. Oggi McDonald’s Italia infatti acquista ogni anno oltre 94 mila tonnellate di materie prime agroalimentari provenienti dal nostro Paese, equivalenti a un valore di 200 milioni di euro.

Il bacon, di cui l’azienda stima l’acquisto di 1.500 tonnellate per il 2020, proviene da Italia Alimentari (società del Gruppo Cremonini) e dal Salumificio Fratelli Beretta, mentre il latte – 4.500.000 litri di latte all’anno per il cono gelato, il Sundae e il McFlurry – è fornito da Granarolo.
"In un momento delicato come quello che il nostro Paese e la nostra economia stanno vivendo, crediamo davvero che continuare a investire sul territorio sia la chiave per la ripartenza dell’intero sistema. Ecco perché il nostro impegno va nella direzione di aumentare gli investimenti nel comparto agroalimentare italiano" ha commentato Mario Federico, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia. "Latte e bacon vanno ad aggiungersi alle tantissime filiere italiane con cui ormai da anni collaboriamo e grazie alle quali continuiamo a offrire ai nostri clienti prodotti italiani, sicuri e di qualità".
Latte e bacon vanno ad aggiungersi agli ingredienti italiani già utilizzati dall’azienda: carne bovina e pollo, provenienti da allevamenti italiani e forniti rispettivamente da Inalca e Amadori; torte e brioche, fornite da Bindi e Cupiello; insalata e verdura fresca, fornite da Bonduelle Italia e Sab; il Parmigiano Reggiano DOP fornito da Parmareggio; il pane fornito da Bimbo e altri ancora. La collaborazione tra McDonald’s Italia e il settore agroalimentare del nostro Paese è consolidata anche dal legame con i prodotti DOP e IGP, che ha ormai alle spalle 12 anni di cammino attraverso 15 eccellenze certificate del territorio italiano. Solo nel corso del 2020, ne verranno acquistate oltre 1.000 tonnellate.
In Italia da oltre 30 anni, McDonald’s conta oggi 600 ristoranti in tutto il Paese per un totale di 24.000 persone impiegate che servono ogni giorno 1 milione di clienti. I ristoranti McDonald’s italiani sono gestiti per il 90% secondo la formula del franchising grazie a 140 imprenditori locali che testimoniano il radicamento del marchio al territorio. Anche nella scelta dei fornitori McDonald’s conferma la tendenza a essere un marchio "locale", con l’84% di fornitori che è rappresentato da aziende con stabilimenti in Italia. Nel mondo McDonald’s è presente in oltre 100 Paesi con più di 36.000 ristoranti.

domenica 21 giugno 2020

Dopo aver attirato l'attenzione di tutto il mondo come paradiso per gli amanti del cibo, la Slovenia ha raggiunto il traguardo culinario più significativo.

Le eccezionali 2 stelle Michelin sono state date alla Chef Ana Roš, del ristorante Hiša Franko, grazie alla sua moderna interpretazione della cucina tradizionale e alla straordinaria esperienza gastronomica, come sottolineato da Gwendal Poullennec, direttore internazionale delle guide Michelin a Parigi. "Lavoreremo ancora di più – ha affermato Ana Roš - questo può essere solo l’inizio di una storia straordinaria. Come ho detto nel mio libro, dopo ogni pioggia esce il sole e, dopo questo periodo impegnativo in gastronomia, è di sole e positività che abbiamo bisogno".
Altri 5 eccellenti ristoranti sloveni hanno ricevuto le loro prime stelle Michelin. Lo chef Tomaž Kavčič (Pri Lojzetu) ha ringraziato tutta la sua squadra e la sua famiglia per il duro lavoro degli ultimi 20 anni, così come lo chef Uroš Fakuč (ristorante Dam) che ha rivelato che ricevere una stella Michelin era il suo sogno d'infanzia. Lo chef Gregor Vračko (Hiša Denk) era quasi senza parole, dicendo solo che la prima stella appartiene a tutti in Hiša Denk. Lo chef Jorg Zupan (ristorante Atelje) ha sottolineato l'importanza di utilizzare solo ingredienti locali e il legame che questi hanno con i piccoli agricoltori, nonché lo chef Uroš Štefelin (Vila Podvin) che ha ribadito come sia di vitale importanza per l'ambiente locale l’uso di prodotto a KM0. "Questo gran risultato è la prova che la gastronomia slovena è pronta per l'arrivo della Michelin da tempo. Sei ristoranti stellati già nel primo anno è un successo straordinario per cui siamo particolarmente orgogliosi - afferma Aljoša Ota, Direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo in Italia –questi preziosi riconoscimenti arrivano proprio in un momento in cui il turismo sta affrontando una delle sue più grandi sfide fino ad oggi e offrono grande incoraggiamento e motivazione sul percorso di recupero del turismo sloveno e un'ottima opportunità per aumentare il profilo del Paese unitamente al profilo della sua cucina. Il fatto che ben sei ristoranti abbiano ricevuto il Michelin Sustainability Award, inoltre, aiuterà la destinazione a rafforzare ulteriormente la sua posizione di pioniere nel settore della sostenibilità".
Il premio onorario Michelin Bib Gourmand è stato ricevuto da 9 ristoranti sloveni: Etna, Ruj, Jožef, Na Gradu, Rajh, Gostilna Mahorčič, Gostilna Repovž, Gostišče Grič ed Evergreen.
La targa Michelin ha messo in evidenza ben 37 ristoranti sloveni: Julijana, Ošterija Debeluh, Gostilna Vovko, Gostilna Francl, Dvor Jezeršek, Gredič, Hiša Torkla, Marina, Gostilna za Gradom, Gostilna Krištof, Pavus, As, B-Restaurant, Cubo, Harfa, JB, Maxim, Monstera bistro, Separé, Shambala, Strelec, Sushimama, Valvas'or, Vander, Mak, Sedem, Calypso, Pikol, Hiša Fink, Otočec Castle, Galerija okusov, Stara Gostilna, Rizibizi, Sophia, Hiša Krasna, Danilo e Kendov dvorec .
Lo speciale Michelin Sustainability Award è stato assegnato a 6 chef e ristoranti sloveni: Gostišče Grič (Luka Košir), Monstera bistro (Bine Volčič), Hiša Franko (Ana Roš), Gostilna Krištof (Uroš Gorjanc), Gostilna za Gradom (Davide Crisci) e Gostilna Mahorčič (Ksenija Krajšek Mahorčič).
Il Paese, con una deliziosa miscela di sapori tra le Alpi, il Mediterraneo, la Pianura Pannonica e la penisola balcanica, è orgoglioso di poter contare 6 ristoranti con stelle Michelin e la sua prima guida Michelin. Non è un segreto che la Slovenia abbia guadagnato la prestigiosa attenzione della bibbia rossa culinaria negli ultimi dieci anni anche grazie alle decine di premi culinari guadagnati. Molti chef sloveni hanno già contribuito al riconoscimento gastronomico internazionale della Slovenia. Questa terra, di sapori autentici e cucina innovativa, sta avvicinandosi alla conquista del titolo 2021 di Regione Europea per la Gastronomia.
La scorsa settimana è stato lanciato anche un nuovo portale gastronomico www.tasteslovenia.si.
Il vantaggio unico degli chef sloveni è il loro accesso privilegiato agli ingredienti locali. La loro filosofia culinaria si basa sul principio "dal giardino alla tavola". I famosi ispettori Michelin sono convinti che la natura e la qualità degli ingredienti delle 24 regioni gastronomiche della Slovenia esaltino la creatività degli chef.
Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale MICHELIN ha ancora affermato: "Mentre assistiamo alla riapertura progressiva dei confini europei, siamo lieti di presentare la prima edizione della Guida MICHELIN Slovenia. Questa nuova selezione è stata davvero apprezzata dai nostri ispettori ed evidenzia una destinazione che brilla in così tanti modi. La selezione dei nostri esperti mette in mostra l'eccezionale qualità della scena culinaria slovena, la creatività dei suoi talentuosi chef, l'alta qualità degli ingredienti locali e anche l'impegno degli chef per un approccio più sostenibile alla gastronomia. I nostri ispettori sono stati davvero felici di scoprire i ristoranti che rendono la Slovenia una destinazione internazionale così affascinante ed eccitante e che tutti i buongustai dovrebbero scoprire o riscoprire".
Ogni stella Michelin premiata ha un effetto incredibilmente positivo sull'ambiente locale. D'altra parte, ogni ristorante stellato ottiene un posto sulla più prestigiosa mappa culinaria del mondo, elogiato dai buongustai che pianificano le loro prossime visite secondo la costellazione delle stelle Michelin.

sabato 20 giugno 2020

Le bocce per la pizza di Koch - azienda altoatesina specializzata nella produzione di pasta e prodotti surgelati – sono disponibili in 8 fantastiche varianti di impasto con solo lievito madre nel formato da 2 pezzi per 400g: al farro, con orzo e avena, al kamut, con semi di canapa, rustiche (con germe di grano), integrali, ai 7 cereali, con soia.

Per chi ama il sapore della pizza classica, invece, può trovare l’impasto tradizionale nel formato da 4 pezzi per 750g.
Le bocce per la pizza di Koch sono preparate solo con materie prime di alta qualità, senza aggiunta di additivi e conservanti. Vengono successivamente surgelate per offrire la comodità e il sapore di una pizza croccante e deliziosa come in pizzeria direttamente a casa propria.
Morbide e facili da stendere sono semplicissime da preparare. Basta lasciare scongelare le bocce a temperatura ambiente per circa 3 ore e stenderle accuratamente su di un piano infarinato con l’aiuto di un matterello; poi disporle su di una teglia da forno, farcirle con gli ingredienti preferiti e informare per 10-12 minuti a 200-220C°.
Disponibili nei supermercati nel reparto surgelati.

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venerdì 19 giugno 2020

Per ottenere un caffè espresso di alta qualità bisogna assolutamente iniziare da origine, specie e metodi di lavorazione dei chicchi di caffè verdi.

Solo successivamente, quando i chicchi sono stati selezionati avviene quello comunemente chiamato processo di decaffeinizzazione. Attraverso questo processo si arriva ad avere meno dello 0,1% di caffeina all'interno dei chicchi verdi.
Questo avviene mediante l'utilizzo di un solvente, i più usati sono:
- Acqua
- Acetato di etile
- Anidride carbonica (liquida o supercritica)
- Diclorometano
Tutti questi metodi alterano (chi più e chi meno) il sapore finale in tazza, conoscerli e sapere che modifiche apportano è di vitale importanza per poter selezionare un ottimo caffè decaffeinato.

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giovedì 18 giugno 2020

"È di due miliardi di euro la stima della perdita derivante dalla frenata di consumi di vino in Italia nel periodo marzo-maggio; un deficit, questo, equivalente al 20% circa dei ricavi non più recuperabili nel corso di quest’anno". È quanto emerge dall’analisi dei consumi di vino prima e durante il lockdown in Italia, presentata oggi da Davide Gaeta, professore associato del dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli studi di Verona, nel corso del webinar "Banche, fondi e garanzie. Vino, diamogli credito - Mercati in trasformazione ed effetti economico-finanziari sui bilanci delle imprese vitivinicole", organizzato da Foragri in collaborazione con L’Informatore Agrario, Vite&Vino e Centro Studi Management DiVino. L’indagine, realizzata con l’Associazione Europea degli economisti del Vino guidata da Jean Marie Cardebat, ha considerato i consumi in 8 Paesi del Vecchio Continente.

Per quanto riguarda l’Italia, due terzi degli intervistati (complessivamente 1146) dichiara di aver diminuito il consumo di vino durante il confinamento forzato; in crescita gli acquisti on line con una quota del 15,5% che superano il canale wine store e quello diretto in cantina nonostante la massiccia organizzazione di delivery (scelti rispettivamente dal 10,5% e dal 14,3% del campione).
Per Davide Gaeta "L’analisi dei consumi pre e durante il lockdown evidenzia l’attuale crisi di liquidità delle aziende vitivinicole italiane a cui si aggiunge anche la drammatica difficoltà degli incassi riferiti persino alle vendite sul canale horeca di fine 2019. Ora servono misure urgenti di politica economica per recuperare la crescita dei consumi. Una leva potrebbe essere rappresentata dalla riduzione di qualche punto dell’Iva, oltre che di un nuovo approccio del consumatore. Infatti, circa il 70% del campione coinvolto si dimostra sensibile nei confronti dell’acquisto di vino locale per sostenere l’economia e le cantine del territorio".
La perdita del 20% sul settore vitivinicolo prevista dagli analisti nel 2020 impatterà in modo significativo sui bilanci delle imprese. Secondo Luca Castagnetti, direttore del Centro Studi Management DiVino, che ha analizzato un campione di 618 aziende (tutte le imprese del settore con ricavi da 3 milioni di euro in su) simulando le performance del 2020: "Le nostre proiezioni vedono le imprese minori in perdita significativa (ebit -3,6%). Calo rilevante anche per le medie aziende (ebit -2,3%), a fronte di una media stabile nell’ultimo triennio del +4%. Per le imprese con fatturato superiore ai 30 milioni di euro, la simulazione registra un valore positivo dell’ebit dell’1,1% ma a fronte di un +5,7% degli ultimi anni".
Secondo Castagnetti, "Sotto l’aspetto finanziario l’annullamento dei flussi di cassa gestionali farà esplodere il fabbisogno di strumenti finanziari, con un incremento che per le imprese da 3 a 10 milioni di euro sarà di 7 volte superiore rispetto al periodo pre-Covid". Una necessità, quella dell’intervento finanziario, che secondo l’analista sarà fondamentale per difendere la filiera da eccessive pressioni al ribasso per uva e vino e quindi per mantenere in equilibrio la distribuzione del valore". Ma non basta, secondo lo studio sarà fondamentale una spending review che non demoralizzi la ripresa, sostenere l’export attraverso aggregazioni di produttori, sviluppare il canale online, lavorare di più con gli istituti di credito e aprirsi ai mercati finanziari.
Il webinar è stato realizzato grazie alla partecipazione di Monte dei Paschi di Siena, Crédit Agricole, Made in Italy Fund, Inseec U. Research Center, Ismea.
Edizioni L’Informatore Agrario è la casa editrice con sede a Verona che, da 75 anni, dal suo osservatorio privilegiato si fa interprete e promotore delle istanze della filiera agricola. Quattro le testate di riferimento: il settimanale dedicato all’agricoltura professionale L’Informatore Agrario, il mensile per l’agricoltura part-time e hobbistica Vita in Campagna, MAD – Macchine Agricole Domani, dedicato al mondo della meccanica agraria e Vite&Vino, il bimestrale dedicato al settore vitivinicolo, oltre a un ampio catalogo di libri e altri supporti multimediali su temi specializzati.

mercoledì 17 giugno 2020

Viva il Mix Tropicale, Bio Mango, Bio Ananas e la versione Bio Mix Tropicale stupiranno per la colorata e vivace combinazione di frutta dai profumi e sapori estivi; le referenze sono state pensate per il consumatore esigente in termini di gusto e qualità, contemporaneamente consapevole e attento alla sostenibilità ambientale e sociale.

Proposte in confezione doy richiudibili da 80 grammi, le referenze rispondono alla grande attenzione che Noberasco pone, da sempre, nei confronti della tutela dell’ambiente: grazie al pratico zipper in plastica -facilmente separabile dal resto del pack- le confezioni risultano riciclabili nell’apposito circuito della carta.
Le novità tropicali Noberasco, inoltre, sono al centro di un importante progetto di sviluppo della nazione d’origine di tutte le materie prime: lo Sri Lanka. Nella piccola nazione asiatica Noberasco è impegnata, attraverso il proprio know how, a supportare la locale realtà cooperativa che si dedica al conferimento e fornitura della frutta, al fine di migliorare tra le altre cose, il processo complessivo di gestione del prodotto sia dal punto di vista territoriale che logistico in senso ampio.
Una missione, quella di Noberasco, che poggia le basi su alcuni pilastri valoriali, che insieme danno vita al "Metodo Noberasco" (sistema basato sulle linee guida della ISO 20400):
- attenzione alle condizioni di lavoro in essere presso i propri partner fornitori
- rispetto e sostenibilità ambientale
- correttezza delle procedure gestionali dei propri partner fornitori
- coinvolgimento e sviluppo delle comunità, in particolare, nelle aree in via di sviluppo.
Noberasco unisce gusto, benessere, rispetto per la natura e tutela dei produttori attraverso quattro referenze gustose, etiche e sostenibili. Bio Mango, Bio Ananas, Bio Mix Tropicale sono in vendita nel reparto ortofrutta di tutte le migliori catene di super e ipermercati al prezzo di euro 2,89 e Viva il Mix Tropicale al prezzo di euro 2,49.

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martedì 16 giugno 2020

Lo chiamano il fagiolo della regina, perché leggenda vuole che la regina di Napoli, Maria Carolina d’Asburgo, ne andasse letteralmente pazza. Siamo in Cilento, nel salernitano, e più precisamente a Gorga, frazione del Comune di Stio. È qui che Slow Food ha appena lanciato un nuovo Presidio, il fagiolo della regina di Gorga appunto.

La leggenda che ci fa viaggiare indietro nel tempo fino all’epoca borbonica è affascinante, ma ciò che conta è il presente: la voglia di un gruppo di produttori, di tre ragazzi e un insegnante in pensione, di non far scomparire una coltura che non è un vezzo, ma una vera risorsa.
Il senso di far nascere un Presidio Slow Food sta proprio in questo: da un lato salvaguardare i frutti della terra, dall’altro riconoscere l’impegno della popolazione locale e sostenerlo per favorire un cambiamento ambientale, sociale ed economico.

Un legume per far rinascere la microeconomia locale

A Gorga, oggi, ci abitano meno di cento persone. È in questa piccola frazione, e nel vicino territorio dei Comuni di Stio, Magliano Vetere, Campora, Orria e Gioi, che è rinato questo particolare ecotipo: «Quando abbiamo cominciato sette anni fa il fagiolo veniva coltivato soltanto da qualche anziana signora di Stio, ma a livello commerciale era morto» racconta Andrea De Leo, referente dei produttori del Presidio. «Abbiamo cominciato a produrne un po’ di più e a partecipare ad alcuni mercati, come Leguminosa, l’evento organizzato da Slow Food Campania a Napoli, riuscendo a creare una microeconomia che vede coinvolte le poche aziende agricole del territorio e anche le signore e i giovani che lo coltivano nei loro orti».
«In ogni paesino di questa zona tutti gli abitanti avevano un pezzetto di terra da coltivare per il proprio sostentamento» aggiunge Nerio Baratta, fiduciario della Condotta Slow Food Gelbison di Vallo della Lucania, in quest’area del Cilento. Tra le coltivazioni più diffuse, insieme alle castagne, c’era proprio quella dei fagioli: la scarsa deperibilità e la possibilità di seccarli, infatti, li rendevano un vero e proprio bene rifugio, ideali sia da scambiare sia da immagazzinare per sopravvivere ai lunghi inverni montani.
«Tra gli anni ‘50 e ‘70 il legume era molto conosciuto, ho trovato più di un libro di ricette che citano esplicitamente il fagiolo di Gorga» continua De Leo. Ma nei decenni successivi, un po’ per lo spopolamento della zona e un po’ per la gran quantità di lavoro necessario per coltivarlo e raccoglierlo, il fagiolo regina è finito nel dimenticatoio.
Riprendere la produzione di fagioli regina, prosegue De Leo, ha due risvolti. Il primo riguarda naturalmente il prodotto: «Vogliamo scongiurare la scomparsa di una particolarità locale - spiega il referente - Da noi, negli ultimi anni, si è coltivato quasi esclusivamente solo il fagiolo borlotto, perciò abbiamo impiegato sette anni per ripulire il seme. Sul lato umano, invece, la ripartenza ha dato orgoglio al paese e rinnovato il desiderio di continuare a coltivare la terra». In altre parole: creare indotto produttivo, costruire piccole aziende.

Le caratteristiche del fagiolo regina di Gorga

Di forma tondeggiante e colore bianco perlaceo, la polpa di questo particolare ecotipo di legume è compatta e la cuticola sottile, caratteristiche che ne assicurano dolcezza ed elevata digeribilità.
Tra le peculiarità della pianta c’è il suo portamento rampicante: può superare anche i tre metri di altezza e si adatta bene a diversi tipi di terreno, anche se preferisce quelli profondi, freschi, non troppo compatti e ben drenati.
Il fagiolo regina viene seminato a inizio estate, normalmente i primi giorni di luglio, e si raccoglie a inizio autunno. Il disciplinare di produzione prevede che la selezione e la riproduzione delle sementi sia fatta dai coltivatori stessi e vieta la coltura in serra o fuori suolo, l’uso di prodotti chimici di sintesi per fertilizzazione e per la difesa.
Il Presidio Slow Food del fagiolo della regina di Gorga è sostenuto dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e dal Comune di Stio.

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