lunedì 30 novembre 2020

Oltre 100 esperienze in gara, 13 Regioni coinvolte, frantoi e aziende olivicole protagonisti assoluti dell’offerta turistica dedicata al mondo dell’olio extravergine in Italia, con più del con 50% delle proposte prevenute. Tra le categorie in gara, spiccano tour operator/agenzie di viaggio e altri enti come Pro Loco e Associazioni (il 25% delle esperienze in gara) seguono dimore storiche/hotel/B&B/agriturismi, ristoranti ed osterie e solo in fondo musei dedicati all’olio/frantoi ipogei/uliveti storici e oleoteche. I numeri del Primo Concorso nazionale dedicato al Turismo dell’Olio promosso dall’Associazione Città dell’Olio con la direzione scientifica della prof. Roberta Garibaldi, parlano chiaro: il turismo dell’olio è un settore in forte espansione che ha nei produttori ma anche negli operatori turistici e negli organizzatori di eventi, il suo motore principale. La distribuzione dell’offerta turistica legata all’olio ha un andamento omogeneo da nord a sud. Sono le Regioni con la maggiore presenza di Città dell’Olio ad aver strutturato percorsi ed eventi dedicati alla scoperta dell’oro verde e del paesaggio olivicolo: Toscana e Liguria in testa, Puglia e Lazio a seguire. Nelle esperienze in aziende e frantoi la partecipazione alla raccolta delle olive, in totale sicurezza e passeggiata nell’oliveta con degustazioni del prodotto vanno per la maggiore. Ma sono suggeriti anche e pic-nic tra gli olivi, visite guidate al frantoio con spiegazione delle varie fasi di produzione dell’olio extravergine di oliva. Tra gli eventi speciale molti laboratori con le scuole, per bambini ed adulti e alcuni tour culinari.

Dimore storiche, hotel, B&B e agriturismi si sono organizzate con possibilità di assistere alla raccolta delle olive ma anche con alcune idee innovative: la possibilità di adottare un olivo e riceverne, ogni anno, l’olio prodotto; pacchetti benessere a tema olio: massaggi in spa con prodotti a base di olio extravergine di oliva, esperienze emozionali a piedi nudi nell'erba, meditazione, corsi di cucina con degustazione.
Gli organizzatori di viaggi ed eventi puntano tutto sulle su attività esperienziali negli oliveti e negli oliveti monumentali. Qui il visitatore viene accolto da bevande a base di foglie di olivo e può degustare l’olio evo abbinato a prodotti del territorio. Ma ci sono alcuni elementi molto curiosi oltre la tradizionale visita ai frantoi che non manca mai, come la possibilità di fare lezioni di yoga, di assistere a performance teatrali e letture di poesie sull’olio, fare pranzo sotto gli olivi accompagnati da musiche e canti della tradizione, partecipare a corsi di ceramica decorando le oliere.
La presenza e l’utilizzo della Carta degli Oli delle aziende del territorio è il punto di forza delle proposte dei ristoranti e delle osterie. Ma accanto alle più tradizionali proposte di abbinamento olio – cibo, olio e pizza gourmet e olio nell’elaborazione dei dessert come il gelato, ci sono interessanti soluzioni come la presenza di punti vendita e oil bar all’interno del ristorante.
"Siamo molto felici della risposta entusiastica delle 115 strutture che hanno scelto di partecipare al nostro Concorso Turismo dell’Olio. È un segnale di forte interesse che nella fase iniziale di un progetto ambizioso come questo ci conferma che siamo sulla buona strada, che abbiamo avuto una grande intuizione, che c’è voglia in questo settore di investire e fare la differenza con proposte turistiche e buone pratiche in grado di coniugare qualità, sostenibilità, innovazione. Noi sappiamo che è da uno sforzo sinergico di messa a sistema di tutte le esperienze e dei tanti expertise specifici su questo tema che può nascere un grande movimento per l’oleoturismo in Italia".
Nei prossimi giorni la giuria di esperti presieduta dalla prof.ssa Roberta Garibaldi, tra i massimi esperti italiani del settore, autrice del Rapporto annuale sul Turismo Enogastronomico Italiano, Giorgio Palmucci Presidente di ENIT, Roberto Di Vincenzo Presidente di ISNART–Unioncamere, Michele Sonnessa Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio, Nicola D'Auria Presidente del Movimento Turismo del Vino e dell’Olio, Paolo Morbidoni Presidente Federazione italiana Strade del Vino e dei Sapori, Colombe McCarthy Director Europe div.- Destinations & Adventures (Usa), Fabiola Pulieri giornalista enogastronomica e sommelier dell'olio, Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale, la foodblogger Alice del Re (Pane Libri e Nuvole) e la travelblogger Elisa Orlando (In giro con Piccinaccia) decreteranno la rosa dei 3 finalisti per ogni categoria. La proclamazione dei vincitori finali, con evento dedicato, è prevista nei primi mesi del 2021. Intanto il pubblico sta votando la sua preferita attraverso il sito www.turismodellolio.com, dove tutte le esperienze in gara sono visibili per la votazione fino al 6 dicembre.

sabato 28 novembre 2020

Dopo le recenti medaglie al Vinoway Wine Selection di ottobre, Follador Prosecco brinda a nuovi e importanti successi, nelle classifiche dei maggiori concorsi internazionali.

A condurre il trionfo al Champagne Sparkling Wine World Championships 2020, la più importante competizione dedicata ai migliori champagne e spumanti del mondo, è stato Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry 2019, che ha ottenuto il riconoscimento GOLD. Si tratta di un vino piacevolmente fruttato, capace di esprimere un delicato equilibrio di mela golden, pesca, pera e sentori floreali di glicine, già ampiamente ricoperto d’oro al precedente evento del mondo del vino italiano.
Annata da ricordare anche per Valdobbiadene Prosecco Sup. D.O.C.G. Millesimato Extra Brut 2019 che ha incantato la stessa accreditata giuria, aggiudicandosi il premio d’argento. Un vino dal sapore delicato, al palato dinamico e piacevolmente secco, che rappresenta l’eccellenza del territorio collinare, Patrimonio dell’Umanità, grazie alle note minerali offerte dall’elevata componente argillosa e calcarea del suo terroir.
Con grande orgoglio, la famiglia Follador è riconosciuta fra i protagonisti assoluti della viticoltura veneta e italiana, grazie al suo prezioso patrimonio di conoscenze e valori, consolidati in oltre 250 anni di storia. Con l’applicazione del Metodo Gianfranco Follador®, una specifica procedura a tutela dell’esclusività dei vini, l’azienda garantisce infatti un prodotto all’altezza degli estimatori più esigenti e mantiene alti gli standard di eccellenza Made in Italy. Sotto la guida dei fratelli Follador, il marchio dedica la sua attenzione costante al rispetto per la tradizione, amore profondo per il territorio di Valdobbiadene ed estrema attenzione nella selezione delle uve.

lunedì 23 novembre 2020

In un momento di stallo per il settore, con la chiusura del mondo Horeca a causa dell’emergenza sanitaria, il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo supporta le Aziende nel veicolare - anche se digitalmente e senza la possibilità di raccontarle dal vivo - i valori, il territorio e le potenzialità che stanno dietro ai vini abruzzesi e che, anno dopo anno, li stanno aiutando ad affermarsi sempre più sui mercati internazionali.

Il Consorzio annuncia quindi l’attività, organizzata con il prezioso supporto di Veronafiere e Colangelo & Partners, in calendario per il 24 novembre - durante l’appuntamento annuale, e per quest’anno, rigorosamente digitale di Wine2Wine - e rivolta agli stakeholder del mondo del vino targato USA. Il programma prevede uno speciale focus con degustazione guidata dedicati ai vini della Regione Verde d’Europa; diverse le aziende coinvolte che andranno a raccontare le sfaccettature delle DOC Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo e Villamagna senza tralasciare bianchi fermi come l’Abruzzo Pecorino che continua ad affermarsi come un vino estremamente versatile e di grande pregio.
"Gli Stati Uniti si confermano mercato importante per le nostre aziende" racconta Valentino Di Campli presidente del Consorzio. "Negli ultimi tre anni vi è stata una costante crescita dell’export verso questo Paese e, in un anno che farà, purtroppo ma per forza di cose, registrare una frenata da parte del nostro comparto, lascia ben sperare che nel primo semestre del 2020 i vini abruzzesi abbiano conservato un trend positivo, certo dovuto al ruolo strategico svolto dal canale della grande distribuzione durante i vari mesi di lockdown; per questo vogliamo andare a parlare ancora una volta a importatori, ristoratori, sommelier e giornalisti in occasione del Wine2Wine per innalzare la loro sensibilità nei confronti dei nostri vini con la speranza che si possano presto tornare a degustare anche nei locali, target cruciale per gran parte delle aziende che non sono presenti nella distribuzione organizzata".
Occhi puntati anche sull’Oriente. Nei giorni scorsi infatti il Consorzio è stato protagonista, con una masterclass dedicata al Montepulciano d’Abruzzo, alla terza edizione del QWine Expo, la fiera internazionale dedicata al vino italiano in che si è tenuta a Qingtian, nella provincia dello Zhejiang, in Cina, dove le manifestazioni continuano e si confermano momenti fondamentali per la promozione del vino.
"La Cina è un mercato con ampi margini di crescita su cui stiamo investendo da diversi anni" spiega Di Campli analizzando la necessità di andare anche a 'formare' il pubblico di riferimento in questo Paese dove non vi è una cultura del vino già radicata e quindi "informazione e formazione qui sono propedeutiche alle vendite, per questo tra dicembre e gennaio abbiamo in programma diversi corsi di approfondimento sui vini abruzzesi dedicati a importatori, operatori, giornalisti ma anche wine lovers; andremo ad insistere sul forte legame vino e territorio e su quelle caratteristiche che rendono i nostri vini diversi dagli altri, anche se il Montepulciano d’Abruzzo è già molto apprezzato dai cinesi possiamo fare molto di più e ampliare il ventaglio di proposte da inserire anche su questo mercato".
Il corso di formazione sarà strutturato su più livelli e parlerà di vitigni, caratteristiche, numeri, tecniche di servizio e di abbinamento rivolgendosi ai professionisti del settore ma si entrerà anche nel dettaglio della natura e della ricchezza paesaggistica, culturale e culinaria dell’Abruzzo di fronte ai wine lovers. In programma, per lo stesso periodo, due masterclass - sempre per i professionisti - dedicate al Montepulciano d’Abruzzo nelle città di Chengdu e Xi'an e due tasting events nelle città di Xiamen e Xi’an. In quest’ultimo caso i partecipanti saranno gli operatori del settore Food&Beverage, gli operatori del settore Hotellerie, giornalisti e social influencers, wine educators, sommelier, studenti delle facoltà di Enologia di varie Università cinesi, rappresentanti di istituzioni cinesi, rappresentanti di istituzioni italiane in Cina e wine lovers. I produttori potranno anche intervenire direttamente con il loro importatore in Cina.
Questa è solo la prima parte di un progetto molto ampio pensato dal Consorzio per la Cina che vedrà anche la realizzazione del primo club dedicato al Montepulciano d’Abruzzo, per operatori e wine lovers che saranno coinvolti sia con eventi sul territorio locale sia con visite in Abruzzo alla scoperta delle tante anime di questa terra e della sua proposta enologica.

lunedì 16 novembre 2020

Gli Chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani hanno preparato il panettone leggero, soffice e umido, prodotto secondo la tradizionale ricetta de Il Luogo di Aimo e Nadia e realizzato con materie prime selezionate con cura e ben 72 ore di lievitazione.

Ingredienti: farine di grano tenero tipo ‘00’ provenienti da selezionati mulini, burro e tuorlo d’uovo freschi, lievito naturale, frutta candita non trattata (scorza di arancia, limone, cedro, amarena, zucca), uvetta sultanina morbida e gustosa. Disponibile nei formati da 1 kg, 750 gr e 500 gr.

Quest’anno poi, la ricetta classica si arricchisce della spezia simbolo della tradizione milanese, lo zafferano che regala un caratteristico e gradevole aroma all’impasto. Nasce così Il Panettone zafferano e arancia, l’omaggio del Luogo di Aimo e Nadia a Milano.

Insieme al panettone classico e a quello zafferano e arancia, gli Chef Fabio Pisani e Alessandro Negrini hanno preparato anche il pandoro: soffice e delicato, prodotto secondo la tradizionale ricetta veronese. Qui l’intensità del profumo di vaniglia si unisce al burro di cacao fino ad ottenere quel morbido dorato dolce della tradizione.

Aimo e Nadia, inoltre, quest’anno ha avviato una collaborazione con la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica per contribuire con una parte del ricavato di ogni panettone alla ricerca di una cura per tutti i malati ancora orfani di terapia.

Quest’anno, Voce Aimo e Nadia si arricchisce della "Dispensa" con una serie di prodotti – acquistabili dallo shop online o in Piazza della Scala 6 - di alta qualità a marchio VOCE tra cui: piccole proposte dolci (praline assortite, filetti di arancia ricoperti, fave al cioccolato), prodotti sott’olio (carciofi alla brace, peperoni alla brace, melanzane a filetti, carciofini e cipolline alla brace, pomodori essiccati), il pomodoro Corbarino, passata di pomodoro con paccheri, vermicelloni e mezzi paccheri e l’olio extra vergine di oliva 100% coratina.

Oltre ai prodotti a marchio VOCE sarà possibile acquistare prodotti d’eccellenza come il caviale e acciughe del Cantabrico Calvisius, una selezione di mieli Mieli Thun, una selezione dei migliori tè Damman Frères, salumi naturali Spigaroli e prosciutto e guanciale d’Osvaldo.

domenica 15 novembre 2020

Un viaggio pioneristico nella longevità. Chi ha detto che il Prosecco si beve solo giovane? Da 70 anni Ruggeri intraprende sfide visionarie che conducono la storica cantina di Valdobbiadene alla creazione di Prosecchi da uve Glera che esprimono sfumature sensoriali e profili inediti, anche a distanza di anni dall’imbottigliamento. Ad oggi Ruggeri è una delle rare aziende in grado di proporre delle verticali dei suoi Prosecchi più preziosi, arrivando nelle degustazioni tecniche a stappare bottiglie con più di vent’anni. Un viaggio attraverso i sentieri della longevità, che si districano dapprima nei vigneti tra le colline di Valdobbiadene, per poi giungere nella tranquillità e nel silenzio della cantina.

Nell’immaginario collettivo, il Prosecco è visto come un vino di pronta beva, con una struttura leggera e un delicato bouquet fruttato: caratteristiche che potrebbero sembrare poco inclini ad un percorso di invecchiamento. Eppure, forte dell’esperienza, del desiderio di sperimentazione e delle innovazioni in vigna e in cantina, Ruggeri ha intrapreso un viaggio pioneristico nel tempo, plasmando una nuova longevità del Prosecco, sia attraverso la sosta in autoclave sia con l'invecchiamento in bottiglia.

La longevità in cantina: il Metodo Ruggeri

La prerogativa di Ruggeri è quella di elevare la percezione del Prosecco e dimostrarne la capacità di evoluzione, andando ben oltre all’annata più recente. Per farlo, adotta due metodi: l’affinamento dei vini sui lieviti per periodi ben oltre i 3 mesi e, successivamente, la maturazione in bottiglia. Questo percorso ha permesso di acquisire una profonda consapevolezza sulla potenziale longevità della Glera, conferendo una struttura complessa e virtuosa. L’incredibile profondità si rispecchia soprattutto nelle “Selezioni”, una rosa di Millesimati di pregio che include il Giustino B., il Vecchie Viti e L’Extrabrut. La massima espressione verso la longevità trova il suo più alto testimone nel Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Cinqueanni, un Prosecco visionario che per più di quattro anni ha riposato quieto sui lieviti, nel grembo protettivo dell’autoclave.

La longevità inizia in vigneto: il Vecchie Viti

Qui tra gli scoscesi pendii di Valdobbiadene le famiglie conferitrici accudiscono viti secolari di età compresa tra 80 e 100 anni. Assieme agli esperti potatori di Simonit&Sirch, Ruggeri ha attivato il progetto “Vecchie Viti”, volto a preservare la salute delle sue 2.500 piante secolari attraverso tarate tecniche innovative per la specificità di ogni singola vite. In questo modo si rispetta la vita della pianta, impedendo l’interruzione linfatica nei rami della vite e garantendo la sua longevità ed efficienza. Nel solco della sostenibilità e dell’innovazione, il progetto verrà in futuro esteso a più piante possibili per valorizzare questi nettari pregiati e secolari che ben si prestano ad un affinamento protratto nel tempo. Il frutto del lavoro intensivo in vigneto è il Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. “Vecchie Viti”, il primo spumante della sua categoria ottenuto unicamente da viti così monumentali.

La quintessenza della longevità: il Giustino B.

Il Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry Giustino B. è un omaggio a Giustino Bisol, fondatore della cantina e rappresenta il gioiello della cantina di Valdobbiadene, nonché la testimonianza più pura di questa ricerca verso la più alta qualità e longevità della Glera. Una delle verticali proposte nel 2011 dalla storica cantina di Valdobbiadene risaliva al 1995 ed è proprio in questo momento che il Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Giustino B. ha confermato la sua incredibile capacità di maturazione e affinamento, rivelando carattere ed evoluzioni sensoriali inaspettate e superbe. Ogni anno Ruggeri propone ai suoi clienti una verticale inedita del Giustino B., contenente le ultime tre annate, riposte in un prezioso cofanetto legno. Da quest’anno, oltre che nello storico canale Horeca, dove i clienti sono da sempre i primi fieri ambasciatori, la verticale sarà presente nel nuovo Wine Shop presso la sede dell’azienda a Valdobbiadene e nell’esclusivo Ruggeri Wine Club, con le annate 2017/2018/2019.

sabato 14 novembre 2020

Da quest’anno il pregiato panettone all’Amarone della Valpolicella DOCG targato Rocca Sveva si potrà acquistare anche sullo shop online aziendale. Frutto di una storica collaborazione con il Mastro pasticcere siciliano Nicola Fiasconaro della rinomata pasticceria «Fiasconaro» di Castelbuono, in provincia di Palermo, il dolce lievitato di Cantina di Soave, è un prodotto senza scorza d’agrumi e canditi che ha come ingrediente madre il celebre vino rosso passito prodotto in Valpolicella. "Ho voluto regalare alla mia antica ricetta del panettone», esordisce Fiasconaro, «un tocco di distinta unicità. Grazie alla presenza di un prodotto simbolo dell’enologia nazionale, ovvero l’Amarone, un ingrediente d’eccellenza per un risultato sorprendente".

Si tratta di una golosa ricetta, unica ed originale, nata da un elaborato metodo di preparazione, capace di valorizzare due eccellenze italiane. Una preparazione destinata agli amanti della qualità, da poter gustare in famiglia o da regalare per essere certi di fare bella figura.
Da diversi anni il lievitato gourmet firmato Rocca Sveva si può acquistare durante il periodo natalizio nella wine boutique di via Covergnino 7 a Soave, dove ha anche sede la cantina. Visto il successo riscontrato in passato e di fronte alle numerose richieste ricevute dalla clientela, Cantina di Soave, ha ritenuto opportuno aprire la vendita di questa specialità anche al canale online. "Chi percorreva numerosi chilometri per acquistare questa specialità", spiega il direttore generale di Cantina di Soave Wolfgang Raifer, "ora potrà farlo comodamente da casa con un semplice click". Le vendite attraverso lo shop online in questo 2020 funestato dal Coronavirus sono state una nota positiva. "Sebbene in termine di fatturato la percentuale sia ancora modesta», sottolinea Raifer, «è doveroso sfruttare quest’opportunità e dare la possibilità a chi ci conosce di potersi godersi il Natale con il panettone all’Amarone della Valpolicella Docg di Rocca Sveva, magari abbinato ad uno dei nostri vini, in tutta sicurezza".

giovedì 29 ottobre 2020

Il 2020 rimarrà nella storia per molte ragioni, prima fra tutte l’emergenza causata dal Covid-19, che ha messo tutto il mondo in stand-by per diverse settimane. Anche dal punto di vista vitivinicolo però ci sarà molto da ricordare: un anno dinamico, pieno di colpi di scena climatici che hanno mantenuto una suspense incredibile sino agli ultimi giorni di vendemmia. Senza dubbio, tra pochi anni il 2020 verrà ricordato anche per un’altra annata di grandi vini a Bolgheri.
Nelle parole che seguono, il racconto di Axel Heinz, Direttore della tenuta:

All'inizio la quiete, poi la "tempesta" Covid

Nulla durante l’inverno avrebbe fatto presagire un’annata troppo diversa dal solito eccetto il ripetersi di un clima mite e piovoso, con temperature solo di rado vicine a 0°C. Tuttavia, all’inizio di marzo, si è fatto appena in tempo a finire i lavori invernali in vigna e ad imbottigliare Le Volte dell’Ornellaia prima che fosse imposto il lockdown a livello nazionale. Fortunatamente le gemme si sono prese il loro tempo e sono sbocciate nell’ultima settimana del mese, dando così al team di Ornellaia il tempo di prepararsi e organizzarsi per operare in piena sicurezza.

Una primavera magnifica, momento di serenità

In aprile Madre Natura sembra aver voluto compensare le difficoltà del lockdown regalando ai vigneti un clima da manuale fino alla fine di maggio, con giornate calde e prevalentemente asciutte. La crescita delle viti è stata regolare e ha permesso di effettuare la potatura delle chiome senza troppa fretta. Fioritura e allegagione sono avvenute in condizioni ideali durante l’ultima settimana di maggio. Giugno è stato invece piuttosto piovoso, con lo sviluppo delle viti che ha subito un’accelerazione. I grappoli sono cresciuti sensibilmente in questo periodo ed è stato necessario un notevole lavoro in vigna per tenere sotto controllo le chiome.

Luglio e agosto: il mito dell'estate bolgherese è una realtà

Luglio è stato caldo e secco, condizione fondamentale per innescare l’invaiatura che si è sviluppata, puntuale e lenta, verso la fine del mese. In agosto le temperature sono aumentate ulteriormente, per un totale di 47 giorni sopra i 30°C durante tutta la stagione, con picchi frequenti di 36°/37°C che hanno reso questa estate di fatto paragonabile a quella del 2015.
Come ci saremmo potuti aspettare, i primi campioni di Sauvignon Blanc all’inizio di agosto mostravano già un’alta concentrazione di zuccheri che lasciava prevedere una vendemmia anticipata. Fortunatamente le alte temperature diurne di notte scendevano sotto i 20°C, permettendo alle uve di sviluppare il loro potenziale aromatico e mantenere buona acidità.
Intanto, la maturazione dei vitigni a bacca rossa progrediva con calma, creando un interessante potenziale fenolico. Negli ultimi giorni di agosto la pioggia è arrivata in tempo per alleviare lo stress idrico in eccesso e abbassare le temperature. Durante la vendemmia del Merlot le temperature sono scese fino a 14°-15°C di notte, condizione perfetta per raccogliere queste uve nel picco di fragranza e vivacità.

Vendemmia: solo la pioggia può fermarci

I primi grappoli di Sauvignon Blanc sono stati raccolti il 13 agosto, terminando con gli ultimi il 25 del mese. Il Viognier ha visto tempi di raccolta simili, tra il 14 e il 28 del mese, mostrando livelli di zuccheri moderati ed eccellente acidità. Per i rossi si è cominciato il 3 settembre con le viti più giovani di Merlot.
A metà settembre un cambiamento improvviso: un’ondata di calore poco prima che la vendemmia del Merlot e del Vermentino fossero completate. I gradi zuccherini sono saliti e le bacche hanno cominciato a concentrarsi, accelerando la maturazione. In molti vigneti è stato necessario raccogliere in due passaggi, per separare i frutti sani da quelli scottati dal sole. Il Cabernet è stato raccolto subito dopo il Merlot, fatto raro per Ornellaia, così come la raccolta in contemporanea di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.
Una seconda ondata di piogge, stavolta più lunga, ha permesso un momento di riposo al team in vendemmia, che è poi ripartita negli ultimi giorni del mese terminando piuttosto in anticipo rispetto agli standard il 3 di ottobre. Una settimana più tardi si è svolta la vendemmia tardiva delle uve nobili di Petit Manseng utilizzate per il vino da dessert della tenuta che si è conclusa il 9 ottobre.

Prime impressioni sui vini: tutto è bene ciò che finisce bene

"Posso sicuramente dire che la 2020 sarà un’annata di successo per tutti i vini di Ornellaia", così conclude Axel Heinz il suo racconto della vendemmia.
Vista l’estate particolarmente calda, le uve a bacca bianca sono state raccolte in anticipo per preservarne aromi e freschezza. Il Sauvignon Blanc si è presentato molto equilibrato, con alcool moderato, acidità fresca e succosa e magnifiche espressioni di frutti tropicali maturi. Vermentino e Viognier sono ricchi e floreali e al tempo stesso di buona vivacità, mentre il Petit Manseng ha raggiunto livelli di concentrazione raramente visti prima.
I rossi sono molto promettenti, con uno stile ricco e strutturato. Il Merlot ha una tessitura vellutata e grande intensità di frutta rossa pienamente matura, ma senza alcuna pesantezza. Il Cabernet Sauvignon in alcuni casi è ancora in fermentazione, ma i primi assaggi rivelano vini dal portamento regale, con colori scuri e classiche note di ribes nero e vegetali, strutture tanniche solide e dense.
Non è più un segreto che Bolgheri sia uno dei luoghi migliori per crescere il Cabernet Franc, ma il livello raggiunto con l’annata 2020 non può che impressionare. Ricco, denso e dai tannini raffinati, esplode letteralmente in note di ribes nero, violetta e delicati aromi vegetali.

mercoledì 28 ottobre 2020

Gruppo Eurovo amplia l’universo de le Naturelle con la brand extension le Naturelle Gourmet, una nuova categoria di prodotti dedicata agli appassionati di alta pasticceria che desiderano risultati professionali da veri "pastry chef" nella propria cucina di casa e a tutti i palati più esigenti. L’azienda italiana, leader in Europa nella produzione e distribuzione di uova e ovoprodotti, rafforza il posizionamento del proprio top consumer brand con una gamma di referenze uniche sul mercato, che unisce genuinità e qualità a ricerca e innovazione.

Le Naturelle Gourmet presenta una nuova linea di semilavorati professionali prodotti con uova 100% italiane di categoria A da allevamento a terra, senza conservanti né additivi. Facilissimi da usare e versatili nella preparazione di innumerevoli ricette, sono ideali sia per gli esperti che sanno già dilettarsi in preparazioni gourmet sia per chi ha meno esperienza in cucina ma non per questo vuole rinunciare a ricette ricercate e cucinate a regola d’arte. A fornire spunti e consigli è il packaging, caratterizzato da una proposta di utilizzo sul retro e arricchito da un QR code, da cui è possibile visualizzare sul proprio smartphone ricette tradizionali o dal sapore contemporaneo.
La linea le Naturelle Gourmet è composta da 3 innovativi preparati:
- Preparato per Meringa Macarons le Naturelle Gourmet: composto da albume da uova 100% italiane di categoria A da allevamento a terra e zuccheri, è ideale per la preparazione di meringhe, macarons, torta pavlova e molto altro. Perfette da guarnire con marmellata e ganache.
- Preparato per Torte Soffici Pan di Spagna le Naturelle Gourmet: composto da tuorlo e uova 100% italiane di categoria A da allevamento a terra è la base perfetta per realizzare torte soffici, come la classica torta margherita, ma anche pan di Spagna e arrotolati, ideali da farcire con creme, panna o marmellata.
- Preparato per Mousse, Creme e Tiramisù le Naturelle Gourmet: composto da tuorlo da uova 100% italiane di categoria A da allevamento a terra, rende speciale ogni dolce creazione cremosa come la mousse al cioccolato, la bavarese ai lamponi, il parfait alle mandorle e il tiramisù.
I Preparati le Naturelle Gourmet sono disponibili in banco frigo nelle insegne della GDO a partire dal prossimo autunno-inverno. Contraddistinta da un nuovo ed elegante logo dedicato, la linea sarà ampliata nei prossimi mesi con nuove referenze di prodotto.
"Siamo orgogliosi di arricchire il nostro top consumer brand con la nuova linea le Naturelle Gourmet, una gamma di prodotti destinati a rivoluzionare la pasticceria fatta in casa, avvicinandola sempre di più a quella professionale. Da sempre le Naturelle rappresenta la nostra linea più innovativa, in cui abbiamo sempre unito eccellenza in ricerca e sviluppo alla qualità degli ingredienti. L’innovazione è un valore che caratterizza il nostro lavoro da sempre e che ci spinge ad anticipare le richieste di una clientela sempre più attenta ed esigente. Con le Naturelle Gourmet, l’alta pasticceria arriva finalmente nelle cucine degli italiani" spiega Federico Lionello, Direttore Marketing e Commerciale di Gruppo Eurovo.

martedì 27 ottobre 2020

Perché, se la cena servita ben prima delle 20.30 è una pratica consolidata in moltissime realtà della ristorazione internazionale (Noma, a Copenhagen, apre alle 17.00, stesso orario di Dinner by Heston Blumenthal a Londra; il primo turno di servizio da Alain Ducasse at the Dorchester sempre a Londra e da Rutz a Berlino è alle 18.00; RyuGin a Tokyo e Da Vittorio Shanghai aprono anch’essi alle 18.00), nei Paesi dell’Europa latina orari di prenotazione così anticipati sono ancora molto difficili da trovare, anche per ragioni climatiche.

Un early dinner, seppur poco ortodosso, è rappresentato in Italia dalla formula sempre più rinforzata dell’happy hour che, combinando drink e menù a buffet, permette di iniziare a "mangiare" con tempistiche simili a quelle di altri Paesi. Una soluzione che per molti rappresenta anche un risparmio in termini di orario e di spesa ma che, a volte, contrasta con i più elementari principi nutrizionali, anche in termini qualità dell’offerta.
Ci si domanda quindi se l’introduzione di temporanei "coprifuoco" - come avviene ora in diverse regioni italiane - per contrastare la diffusione del coronavirus, possa condurre a un cambio di prospettiva anche nella fruizione dei ristoranti italiani.
A sostenere questa possibile, nuova modalità, l’impiego sempre maggiore dello smart working. Il lavoro da remoto permette a più soggetti di gestire in maniera autonoma tempi e obblighi di lavoro, così da poter anche "anticipare" il momento in cui si spegne il computer: sarà questo un incentivo per uscire e sedersi a tavola anche prima delle 20.00?
Per quanto sia difficile immaginare orari diversi da quelli che solitamente dedichiamo all’alimentazione, alcuni orientamenti in termini di dieta suggerirebbero di cambiare le nostre abitudini riguardo dei tempi della nutrizione, anche in un’ottica di miglioramento del benessere psicofisico generale. La crononutrizione, ad esempio, è un concetto dietetico che mette in relazione i bioritmi con l’assunzione di macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e micronutrienti (vitamine e minerali): la distribuzione dei pasti nell’arco della giornata influirebbe in maniera positiva sui ritmi circadiani, regolando in maniera corretta l’orologio biologico del nostro corpo e sostenendone i processi metabolici: anticipare l’ora di cena ci aiuterebbe (con le giuste dosi) anche a restare in forma.
Ma i ristoratori sono davvero pronti ad affrontare un inizio anticipato del servizio a cena? E quali potrebbero essere i punti di forza e di debolezza di questo nuovo approccio? Se e come andrebbe modificata l’offerta nel menù? Si può sradicare il concetto di "apericena"?
Ecco la posizione e le riflessioni di alcuni esponenti della ristorazione d’eccellenza, relative al concetto di early dinner:

DA VITTORIO*** (Brusaporto) - Quella dell’early dinner è una formula che i Cerea sperimentano già con il ristorante di Shanghai, freschissimo di seconda stella Michelin. Anticipare gli orari serali a Brusaporto sarebbe possibile? Anche per questioni meramente "logistiche" un’operazione di questo tipo è più difficile da attuare nel tempio del fine dining alle porte di Bergamo. "Da Vittorio è una destinazione, la nostra clientela arriva spesso da fuori città: ciò significa - nel migliore dei casi - considerare almeno 40 minuti di viaggio per chi arriva, ad esempio, da Milano. Comprendiamo bene che, per gli impegni lavorativi, non tutti hanno la possibilità di muoversi (specialmente durante la settimana) già alle 18.00 e il coprifuoco regionale alle 23.00 vuol dire dover ripartire almeno un’ora prima dal ristorante. L’unica opzione è il pernottamento presso la nostra struttura ricettiva, La Dimora, ma non riteniamo che questa possa essere la soluzione definitiva alla questione” dichiarano i Cerea. Al momento, quindi, la percezione della famiglia pluristellata è che il cambiamento sia meno fattibile non tanto a livello di abitudini, quanto di agenda lavorativa della clientela".

TERRA THE MAGIC PLACE** (Sarentino) - La famiglia Schneider - proprietaria del Relais & Chateaux affacciato sulle Dolomiti - ha già avuto modo di riflettere sulla questione, vista anche la tipologia di clientela che frequenta i suoi spazi: "Più di una volta abbiamo pensato di aprire già alle 18.00, visto che tanti dei nostri ospiti arrivano dalla Germania e dalla Scandinavia dove, per consuetudine, si cena molto prima che in Italia". Ma, proprio riguardo alla nostra nazione, proseguono: "Gli italiani per loro natura sanno essere flessibili e hanno una capacità unica di adattarsi alle situazioni. Se si tratta di anticipare un piacere - piuttosto che rinunciarci - allora sono ben disponibili anche a cambiare abitudini". E chiosano: "Siamo sempre aperti a nuove idee e soluzioni, per venire incontro alle esigenze dei clienti: ogni situazione di crisi, per quanto difficile, può anche tramutarsi in un’occasione di crescita e in un’opportunità. Anche superare l’apericena!". Al momento non sono previsti cambi di menù in caso di anticipo dell’orario di apertura e prenotazione dei tavoli.

IL LUNASIA* DELL’HOTEL PLAZA E DE RUSSIE (Viareggio) - per Salvatore Madonna, Amministratore Delegato del Gruppo Soft Living Places, (la compagnia che gestisce due alberghi storici come l’Hotel Byron a Forte dei Marmi e l’Hotel Plaza e de Russie a Viareggio) "L’early dinner potrebbe essere una soluzione momentanea che va incontro ai ristoratori e permette ai cittadini di avere la possibilità di cenare al ristorante anche in questi momenti complicati. Sicuramente il pubblico deve adattarsi a una nuova situazione. Il Lunasia non offrirà nessun menu ad hoc, perché chi cena fuori deve essere soddisfatto sia in termini di possibilità di scelta che di servizio". L’unico problema che intravede è per chi lavora al ristorante perché "gli operatori non avranno uno stacco dal servizio del pranzo, ma dall’altro lato possono rientrare a casa molto prima". Se l’early dinner sradicherà il concetto di apericena? Lo spera vivamente perché crede nel valore sociale di stare seduti intorno a un tavolo per cena.

OSTERIA PERILLÀ* (Rocca d’Orcia) - Secondo lo Chef Marcello Corrado, l’early dinner non è una soluzione che risolve il problema: "L’apertura anticipata potrebbe trovare forme di applicazione in alcune realtà ristorative soprattutto di città, ma sicuramente non è una soluzione adottabile da ogni ristorante indistintamente. Nello specifico non potrebbe essere una soluzione per l’Osteria Perillà, che si trova in un antico borgo toscano". Un’apertura di questo tipo porterebbe sostanzialmente ad avere un unico turno che copre sia il pranzo che la cena: al Perillà, essendo aperti unicamente per il servizio della cena, questo non creerebbe grandi stravolgimenti in termini di organizzazione interna. Infine, per Corrado il pubblico italiano "Non è ancora pronto a stravolgere le proprie abitudini, l’early dinner di stampo nordico contrasta molto con la nostra cultura della tavola e della tradizione".

IL COMANDANTE* DEL ROMEO HOTEL (Napoli) - Si dice scettico sull’adozione dell’early dinner Salvatore Bianco, executive chef del ristorante stellato situato al decimo piano del ROMEO Hotel, con vista sul golfo di Napoli. Prima di tutto per questioni organizzative: "Personalmente non credo alla possibilità di un’apertura così presto: a livello di cucina, per una questione di riorganizzazione dei turni tra pranzo e cena; a livello di clientela, perché gli orari di lavoro attualmente non permettono un’uscita così anticipata". Al massimo, pensa Bianco, sarebbe possibile anticipare alle 19.00 l’inizio del servizio, con una formula che comprenda anche un possibile aperitivo. "Le difficoltà organizzative sarebbe comunque importanti" conclude.

IL CLUB DEL DOGE DEL THE GRITTI PALACE (Venezia) - Vanta una frequentazione molto internazionale il The Gritti Palace, A Luxury Collection Hotel, Venice, lo splendido albergo sul Canal Grande che ospita il ristorante gastronomico Club del Doge, guidato dallo chef Daniele Turco. L’early dinner dovrebbe quindi essere una consuetudine ma, come spiega Paolo Lorenzoni, General Manager della struttura: "In presenza di turisti provenienti da tutto il mondo, il sistema può anche funzionare, ma per i locali credo sia difficile immaginare un anticipo dell’orario di cena". Anche perché, in una città che ha fatto dell’aperitivo con spritz e cicheti uno stile di vita, "questo vorrebbe dire rinunciare a un rito, il che ha anche ricadute economiche importanti. Noi, ad esempio, dovremmo probabilmente sospendere il servizio lunch". Lorenzoni non crede si sia ancora pronti, a livello nazionale, ad adottare orari simili a quelli attivi, ad esempio, in Svezia. L’idea per un eventuale early dinner potrebbe puntare su finger food di qualità, sfiziosità e ottima selezione di wine pairing. Ma è categorico su un aspetto: non esiste apericena, o è l’una o è l’altra cosa.

TERRAZZA GALLIA DELL’EXCELSIOR HOTEL GALLIA (Milano) – Marco Olivieri, General Manager dell’Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Colletion Hotel, Milano, afferma: "Abbiamo deciso di aprire Terrazza Gallia dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 18.30 alle 22.30, mentre il bar sarà disponibile dalle 11.00 alle 23.00. Siamo molto curiosi di vedere cosa accadrà. Gli ospiti potrebbero non arrivare presto come previsto e se le restrizioni saranno di breve durata, dubito che i clienti cambieranno i propri comportamenti. Non abbiamo previsto nessuna offerta speciale per l’early dinner, ma continueremo a proporre il menu a la carte sia per il ristorante che per il bar. Non credo, infine, che l’abitudine dell’apericena possa essere superata perché ci sarà sempre qualcuno che preferisce una pausa più informale e snella, ma abbiamo gli spazi per entrambe le opzioni" conclude.
"Sono assolutamente favorevole alla proposta di early dinner" afferma fondatore del Gruppo. "Si tratterebbe di aprire la cucina alle 18.30, anziché alle 19.30 e comporterebbe semplicemente una riformulazione dei turni. Potrebbe essere un’occasione per un cambiamento nei costumi e nelle abitudini di consumo, anche se ad esempio il locale di Brera è sempre aperto, questo perché abbiamo sempre creduto di poter offrire al pubblico un luogo che accompagna ogni momento della giornata, dalla prima colazione, al pranzo, all’aperitivo fino alla cena". "Non prevediamo nessun menu ad hoc, perché non c’è motivo, l’offerta resta la stessa e spero vivamente che l’early dinner faccia tramontare l’apericena" conclude.

BIOESSERÌ (Milano) - "Sono assolutamente favorevole alla proposta di early dinner" afferma Vittorio Borgia, fondatore del Gruppo. "Si tratterebbe di aprire la cucina alle 18.30, anziché alle 19.30 e comporterebbe semplicemente una riformulazione dei turni. Potrebbe essere un’occasione per un cambiamento nei costumi e nelle abitudini di consumo, anche se ad esempio il locale di Brera è sempre aperto, questo perché abbiamo sempre creduto di poter offrire al pubblico un luogo che accompagna ogni momento della giornata, dalla prima colazione, al pranzo, all’aperitivo fino alla cena”. “Non prevediamo nessun menu ad hoc, perché non c’è motivo, l’offerta resta la stessa e spero vivamente che l’early dinner faccia tramontare l’apericena" conclude.

LA SCALETTA (Ascoli Piceno) - Anche il mondo della pizza potrebbe adottare la soluzione dell’anticipo di apertura per ovviare al problema del coprifuoco? Per Mirko Petracci, maestro pizzaiolo e patron della pizzeria La Scaletta, non sarebbe un problema di organizzazione: "È solo necessario trovare nuovi equilibri con il personale, ma se si è tutti allineati, è una soluzione realizzabile". Il problema è legato principalmente alle abitudini di consumo e a un fattore "stagionale": "In Italia il periodo di bel tempo dura maggiormente e quando le giornate sono più lunghe, tendenzialmente si esce anche più tardi". Ma se venisse adottato l’early dinner, come si comporterebbe il suo locale? "Non cambierebbe tanto in sé la proposta food, quanto quella più in generale: ci potrebbero essere più sfiziosità iniziali accompagnate da pairing cocktail, che farebbero da apripista per il piatto principale rappresentato dalla pizza".

Il dibattito resta quindi aperto.

lunedì 26 ottobre 2020

Le migliori per dimensione, polpa e gusto. Le Alici del Mar Cantabrico sono le preferite dagli intenditori e hanno conseguito importanti riconoscimenti a livello gastronomico. Rizzoli Emanuelli, la più antica azienda di conserve ittiche italiana, presenta i Filetti di alici del Mar Cantabrico nel vasetto in vetro da 100 grammi.

Un prodotto 100% naturale, certificato MSC (Marine Stewardship Council) che garantisce la sostenibilità della pesca, che Rizzoli effettua esclusivamente al cerchio da stock ittici non sovra sfruttati, e la tracciabilità della filiera fino al prodotto finito.
Il segreto delle Alici Rizzoli? Rizzoli Emanuelli pesca solo la pregiata specie Engraulis Encrasicolus e lo fa solo in primavera quando gli esemplari sono più grandi e saporiti. Le lavora esclusivamente a mano, direttamente sul luogo di pesca in Spagna, per mantenere inalterate tutte le caratteristiche e il gusto delle acciughe appena pescate.
Dalle notevoli proprietà nutrizionali, sono ricche di proteine, vitamine, minerali e grassi insaturi. Estremamente versatili in cucina, i Filetti di alici del Mar Cantabrico Rizzoli sono perfetti da gustare da soli su una fetta di pane o un crostino per apprezzarne il sapore intenso e deciso, oppure come ingrediente per aggiungere originalità e gusto a ogni ricetta, sia per primi che secondi piatti, ma anche per antipasti e stuzzichini.
Infine, in ottica di totale trasparenza verso i consumatori e a conferma del grande impegno Rizzoli Emanuelli per la salvaguardia dell’ecosistema marino, i Filetti del Mar Cantabrico Rizzoli sono valorizzati anche dal marchio Tradizione Consapevole dal 1906. Si tratta di un’attestazione distintiva e unica, basata su un disciplinare rigoroso fondato su tre pilastri: sostenibilità della pesca, tracciabilità di filiera e qualità del prodotto.
Con sede a Parma, Rizzoli Emanuelli è un’azienda storica nel mercato delle conserve ittiche, attiva dal 1906. Elevati standard qualitativi, grande attenzione alla selezione delle materie prime, la scelta di una pesca sostenibile rispettosa dell'ecosistema marino, l’utilizzo di packaging innovativi sono gli asset distintivi di questa società che coniuga nuove tecnologie di produzione con una lavorazione artigianale per mantenere inalterato tutto il gusto fresco di mare e le proprietà nutrizionali dei propri prodotti.
Rizzoli Emanuelli propone un’ampia selezione premium che comprende alici, tonno e sgombro in diverse linee per la famiglia e la ristorazione.

domenica 25 ottobre 2020

Il San Martino Rosso I.G.P. dell'azienda vitivinicola Ciù Ciù nasce da un vecchio vigneto di Sangiovese e Merlot. Le viti producono poca uva, sanissima e di qualità estremamente elevata. Vinificato in acciaio a temperatura controllata, il San Martino garantisce tutta la sua freschezza di vino giovane, con sentori di frutti rossi e fiori di campo.

A fine Ottobre sarà in commercio l'annata 2020 di questo Vino Nuovo Ciù Ciù. Il nome San Martino è stato scelto dai proprietari dell'azienda che, spinti dalla curiosità, i primi giorni di novembre assaggiavano il vino vendemmiato da poco, costatandone le elevate caratteristiche organolettiche e la gradevolezza.

sabato 24 ottobre 2020

Salgono a sette le stelle Michelin che la Famiglia Cerea può vantare nel proprio curriculum: Da Vittorio Shanghaiottiene i due macarons dalla guida asiatica, che si aggiungono ai tre della storica insegna a Brusaporto e ai due conquistati con il ristorante di St. Moritz proprio quest’anno.

Un nuovo, felice traguardo per la squadra guidata, in cucina, da Stefano Bacchelli (toscano classe 1987, il cui gusto ed estetica - maturati durante la formazione nella scuola Da Vittorio - lo portano a diventare prima executive chef del locale in Engadina e poi "direttore d’orchestra" del flagship affacciato sullo skyline del Bund) e, in sala, da Enrico Guarnieri, trentenne bergamasco premiato come Miglior Emergente di Sala nel 2018, quando era Chef de Rang a Brusaporto. Nella brigata, composta da 70 elementi, spiccano anche altri importanti innesti "importati" dal team italiano, come il sous chef Francesco Bonvini, il pastry chef Frederic Jaros e la front office manager Anna Rota. Ma il successo del ristorante di Shanghai non sarebbe stato possibile senza anche il contributo del team locale, composto tra gli altri dal general manager Levi Fu, il sous chef Tom Yuan, il panetterie Tony Tan, il maître Peter Tian, i sommelier Declan Tang ed Emanuele Restelli.
Il risultato arriva in un anno di passione per il mondo della ristorazione globale, che ha dovuto fronteggiare le mille incognite legate alla pandemia da Covid-19. Da Vittorio Shanghai, dopo il momentaneo stop (la chiusura per le festività legate al Capodanno cinese, iniziato il 24 gennaio, è stata prolungata fino al 9 febbraio), ha riaperto i battenti e - complice anche l’assenza di lockdown cittadino - a partire da marzo ha visto risalire il numero di coperti.
Lo staff italiano, tornato in patria e sottoposto a quarantena, è riapprodato in Cina a metà marzo per poi riunirsi a fine mese con il resto del team rimasto operativo.
La voglia di rinascita ha contagiato tutto il personale che, dalla cucina alla sala, si è impegnato ancora di più per interpretare al meglio quel concetto di gastronomia ed accoglienza che sono cifre distintive di tutti i ristoranti gastronomici Da Vittorio: rispetto ed esaltazione totale della migliore materia prima disponibile, tecnica solidissima e perfetta gestione dei ritmi e dei flussi tra cucina e sala.
Elementi che continuano a convincere pubblico e critica, tanto che gli ispettori della Michelin sono stati concordi nell’assegnare la seconda stella al ristorante.
Grande soddisfazione anche da parte della Famiglia Cerea in Italia: "Se l’anno scorso la prima stella, a soli tre mesi dall’apertura, ci aveva felicemente sconvolto, oggi questo secondo riconoscimento ci rende ancora più felici. Soprattutto a margine di un anno così complicato come quello che abbiamo vissuto. Un applauso va a Stefano e a tutti i ragazzi della brigata, perché il loro lavoro nel trasmettere la filosofia di Da Vittorio anche al di fuori dei confini europei è stato eccezionale. L’annuncio è stato emozionante per tutti noi".
Da Vittorio Shanghai arricchisce un sistema che conta, oltre alle insegne di Brusaporto e St. Moritz, anche la Pasticceria Cavour, che tra poco sarà arricchita dall’apertura della Locanda Cavour, nuova struttura ricettiva a Bergamo Alta, il Vicook Bistrò all’interno della Villa Reale di Monza, La Dimora, locanda di charme del circuito Relais&Chateaux, l’esperienza di pop-up restaurant DaV Cantalupa, la consulenza per realtà importanti come la Terrazza Gallia dell’Excelsior Hotel Gallia a Milano e ora Il Carpaccio all’interno de Le Royal Monceau - Raffles a Parigi, la gestione dei servizi di ristorazione dell’Allianz Stadium e la realizzazione di gifts e specialità alimentari che, nelle loro eleganti confezioni, raggiungono ogni parte del mondo.

venerdì 23 ottobre 2020

Vivo Generation, la nuova cuvée di Vivo Collection, è uno spumante Extra Dry ottenuto dalla vinificazione in bianco a cui segue la spumantizzazione con metodo Charmat. Eclettico e vivace risulta perfetto per gli aperitivi in compagnia e anche nelle preparazioni di long drinks. Proprio per questo diventerà uno dei nuovi must have dei migliori bar d’Italia.

Creato per raggiungere un pubblico giovane, si ispira allo stile brioso della linea Vivo e porta con sé tutta la personalità delle bollicine della collezione. La bottiglia si fa notare grazie al design up to date: forma snellita e scritta blu cobalto brillante dal forte impatto.
Il bouquet di Vivo Generation ricorda mandorle e pane appena sfornato; tra gli aromi spiccano quelli di mela golden, acacia e miele, combinati a note di pera, albicocca e pesca. Ciò rende questo spumante Extra Dry amabile e quindi apprezzato da ogni palato.
La piacevolezza floreale e fruttata di questa cuvée da degustare nei locali più cool troverà l’abbinamento perfetto in una curata selezione di appetizer come tramezzini, club sandwich e fish burger (molto amati da un pubblico giovane), ma anche a salumi e carni bianche.
In Vivo Collection, la linea di Mionetto che "accoglie" questa novità dedicata esclusivamente al canale Ho.Re.Ca, emerge tutto l’"Italian Lifestyle" fatto di piccoli ma intensi momenti quotidiani di spensieratezza e piacere. Ma non solo. Gli spumanti di questa collezione sono espressione dell'abilità degli enologi della cantina nel realizzare cuvée di grande apprezzamento. Adatti a un bere leggero e conviviale, sono il risultato di più di un secolo di storia e della lunga cultura enologica nell'arte della spumantizzazione che contraddistingue Mionetto.
Le altre referenze di Vivo Collection sono: Vivo Blu, Vivo Rosé, Vivo Dolce, Cuvée Oro, Cuvée Blanc e Cuvée Noir.
Per quel che riguarda Mionetto, nasce nel 1887 dall'amore e dalla passione per la terra e per il lavoro in cantina del mastro vinificatore Francesco Mionetto, capostipite della famiglia. Immersa nelle colline di Valdobbiadene, culla del Prosecco, Mionetto ha saputo inoltre 130 anni di storia farsi interprete del territorio d'origine e divenire una delle aziende produttrici di vini e Prosecco più rappresentative nel panorama internazionale. Dai primi anni della sua fondazione, la Cantina si è caratterizzata sia per l’impronta moderna e innovativa, sia per la capacità di anticipare le tendenze mantenendo lo stretto legame con la cultura del territorio natio, che ancora oggi la contraddistingue nel mondo delle bollicine e ne fa sinonimo di Prosecco. Il lavoro degli enologi in Mionetto non è dedicato solo alla produzione di un vino di qualità elevata, ma anche a mantenere un'efficace collaborazione con i conferitori locali che storicamente forniscono l'uva da intere generazioni. E' in queste storiche relazioni che Mionetto ha saputo garantire un eccellente livello qualitativo delle uve acquistate e dedicate al processo interno di vinificazione. Inoltre, è stata una delle prime cantine della denominazione ad esportare il Prosecco, dalla Germania agli Stati Uniti dove dal 1998 ha sede Mionetto USA Inc. La totale acquisizione della cantina nel 2008 da parte del Gruppo tedesco Henkell& CO. Sektkellerei KG, oggi Henkell-Freixenet, uno dei maggiori produttori europei di bollicine, ha portato grandi opportunità di crescita, sia in termini di mercato, sia da un punto di vista interno, organizzativo e gestionale. Alla guida di MionettoSpA un Management Board composto da Alessio Del Savio (Consigliere Delegato, Direttore Tecnico ed Enologo), Paolo Bogoni (Chief Marketing Officer), Robert Ebner (Chief Sales Officer) e Marco Tomasin (Chief Financial Officer).

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