mercoledì 8 luglio 2020

L’attesa del nuovo Prosecco Rosé, che sarà disponibile sul mercato italiano a partire dal prossimo ottobre, rischia di essere offuscata dalla corsa al ribasso del prezzo praticato da alcuni operatori del settore. Si tratta di una politica miope con cui l’intero comparto del Prosecco fa i conti ormai da anni e che non dovrebbe essere applicata anche all’ultimo nato della denominazione. Al contrario può essere l’occasione per invertire la tendenza, partendo da un prodotto di nicchia, e per fare una scelta di qualità nell’ambito della quale il prezzo è solo una, e non la principale, argomentazione per la vendita.

L’azienda Bottega, cantina e distilleria di Bibano di Godega (TV), sarà sul mercato con il proprio nuovo Prosecco Doc Rosé che verrà prodotto con un uvaggio di Glera (85%) e di Pinot Nero (15%). Le uve del noto vitigno internazionale contribuiranno a regalare a questo vino spumante il caratteristico colore rosato e una maggiore complessità aromatica e gustativa.
Sandro Bottega, presidente di Bottega S.p.A., a questo proposito dichiara: "Il Prosecco Rosé è un’occasione importante per praticare una politica di qualità e per applicare un equo prezzo di vendita che rispecchi la durata doppia del periodo di fermentazione, la progressiva riduzione della resa per ettaro nella denominazione e il valore aggiunto dato dalle uve di Pinot Nero. In questo modo verranno valorizzati tanto il lavoro dei contadini, quanto l’immagine del Prosecco. Nello specifico abbiamo deciso di puntare su un prodotto premium con un prezzo al pubblico di 10 euro a bottiglia, in virtù delle modalità produttive elencate e della scelta di uve di Pinot Nero coltivate in piccoli appezzamenti che ne esaltano le caratteristiche. Di massima ritengo quindi che, anche traendo spunto dall’esperienza dello Champagne, il Prosecco Rosé, caratterizzato talvolta da maggiori costi di produzione rispetto allo spumante d’oltralpe, debba posizionarsi a un prezzo superiore del Prosecco tradizionale: tra il 10% e il 30% in più a seconda del livello qualitativo".
Bottega aggiunge: "Riteniamo in questo modo di essere in linea con la volontà dei produttori storici che rifuggono la cultura industriale, orientata al massimo risultato con il minimo sforzo, ma puntano alla qualità elevata e alla corretta valorizzazione del prodotto. Sul versante opposto i soliti noti, tra cui alcune cantine sociali, continueranno a vendere anche il Prosecco Rosé a prezzi da discount, allontanandosi in questo modo dalla ristorazione qualificata, dalla clientela premium e dai veri intenditori. L’obiettivo dovrà invece essere quello di far diventare il Prosecco Rosé una delle eccellenze enogastronomiche italiane".
L’imprenditore conclude infine il ragionamento, allargando il tiro: "Una responsabilità particolare, per la reputazione del Prosecco, grava sui produttori che non hanno una propria identità legata al territorio della denominazione. A ciò si aggiunge la perdita di italianità, attraverso l’utilizzo di marchi stranieri".

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